Letture. Le tante vite di Chiaretta, signora dell’Antartide

Un ghiacciaio, uno dei 184 dell’Antartide, porta il nome di Maria Chiara Ramorino, per gli amici Chiaretta. Di benemerenze Chiaretta ne ha però collezionate diverse altre non solo nel corso della sua attività di fisica nucleare che ha partecipato a tre spedizioni nel Continente Bianco. E’ stata una vita come poche la sua, 90 anni felicemente festeggiati martedì 13 aprile 2021. Ha lavorato al fianco del celebre fisico Edoardo Amaldi alla Sapienza e poi all’Enea. E’ stata campionessa di tennis e di basket a livello nazionale, esploratrice, fondista, alpinista, istruttrice del Club Alpino Italiano e campionessa di orienteering.

Maria Chiara Ramorino

Ci voleva però Francesca Colesanti laureata in Scienze politiche, giornalista, scrittrice presente con molti meriti sul fronte dell’editoria di montagna e a suo tempo compagna di cordata di Chiaretta, perché il nome di Maria Chiara Ramorino godesse finalmente della notorietà che si merita. E una rivelazione sicuramente sarà, per chi non vorrà perdere l’occasione di leggerlo, il libro “La libertà è tutto. Chiaretta Ramorino, tante vite in una” (Edizioni del Gran Sasso, 163 pagine, 15 euro) scritto dalla Colesanti che, colmando uno dei tanti gender gap, colloca Ramorino tra le italiane illustri che hanno avuto un rapporto speciale con la natura, una delle tante assenti ingiustificate nei libri di storia dove è sempre l’uomo motore del mondo.

Premesso che l’Antartide ha una geografia al maschile e cioè che, tra migliaia di vette e valli dedicate a esploratori e scienziati di tutto il mondo, pochissime hanno il nome di una donna, il ghiacciaio che porta il nome della Ramorino è lungo 8,4 chilometri. L’onore di battezzarlo con il suo nome lo hanno deciso gli Stati Uniti quale riconoscimento per il lavoro di manager compiuto da Chiaretta con il gruppo di esperti che realizzò il “Composite Gazetteer of Antarctica”, un dizionario con tutti i toponimi usati dai vari Paesi attivi al Polo Sud.

Una vita libera, ricca e fuori dagli schemi è quella di Chiaretta raccontata nel libro anche attraverso la testimonianza di amici e colleghi e con il supporto di numerose immagini, mappe, titoli e articoli di giornali. L’interessata riassume così la sua vita: “L’unica cosa che ho sempre desiderato è stato poter fare quello che volevo: in una parola libertà. L’ho sempre desiderata e, con mia grande fortuna, l’ho realizzata”.

Il libro, un po’ intervista, un po’ racconto biografico, svela una donna in grande anticipo sui tempi. Nata a Torino e romana di adozione, Ramorino non ha fatto che dividersi tra scienza e sport evitando di sposarsi. Fu sette volte medaglia d’oro alle Universiadi di tennis, quando sui giornali veniva battezzata “l’azzurra dell’atomo”. Per dieci anni è stata nella serie A del basket. In età ormai tarda è stata anche campionessa di orienteering. Ma le scalate restano la sua grande passione: ha compiuto centinaia di arrampicate sulle Dolomiti e sul Gran Sasso, ha avuto una predilezione per la scogliera di Gaeta con le sue vie a picco sulle acque del Tirreno, una decina sono state le spedizioni tra le Ande, l’Himalaya e il Sahara. 

Nel 1993 venne il momento dell’addio al verticale e Chiaretta lo fece percorrendo lo spigolo giallo della Cima Piccola di Lavaredo, una celebre via di sesto grado. Il resto è meglio lasciare che lo racconti la Colesanti in questa biografia che confina col romanzo. “Ho immaginato che tesoro sarebbe andato perso se qualcuno non avesse raccontato la sua storia”, osserva l’autrice che ci riporta con maestria indietro nel tempo, in quel mondo senza tv e computer, tra quelle avventure che riempirono la vita, anzi le tante vite di Chiaretta. Il libro viene presentato martedì 13 aprile in diretta Facebook sulla pagina fb di RrTrek o sul canale Youtube di RrTrek alle ore 19. (Ser)

www.edizionidelgransasso.it

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