Terapia forestale: ricerche scientifiche e prospettive

Terapia forestale: curarsi con il potere degli alberi. Su questo nuovo (almeno per noi occidentali) approccio terapeutico proveniente dal Giappone il Cai di Bergamo ha organizzato una videoconferenza. L’intenzione, stando a quanto riferisce il dottor Giancelso Agazzi riportando anche alcuni passaggi significativi del libro pubblicato in proposito (“Terapia forestale” a cura di Francesco Meneguzzo e Federica Zabini, Club Alpino Italiano e Consiglio Nazionale delle Ricerche), è di fare inserire la TF nel Sistema Sanitario Nazionale, come già accade in altre nazioni (Polonia, Ungheria, Germania, Inghilterra, Giappone, Taiwan, Cina, Corea del Sud, Australia), dove il medico di medicina generale può prescrivere la TF.  

Quali benefici per l’organismo

La sera del 24 marzo 2021 si è svolta una videoconferenza per parlare di “Terapia Forestale” (TF), una disciplina da poco introdotta nel mondo della montagna e del libro che è stato di recente pubblicato sull’argomento dal Cai e dal Consiglio delle Ricerche. Hanno partecipato alcuni ricercatori che si stanno dedicando a quello che può essere definito un nuovo approccio terapeutico.

Giovanni Margheritini, vicepresidente del Comitato Scientifico Centrale del CAI (CSC), ha per primo preso la parola per rispondere alle domande che Elena Ferri, conduttrice della serata, gli ha posto. L’interesse per la TP è nato da un rapporto di collaborazione (Convenzione Operativa) nato tra il CAI, il Cnr-Istituto per la Bioeconomia (Cnr-IBE) e il Cerfit (Centro di Riferimento Regionale in Fitoterapia di Careggi, Firenze). Il 12 dicembre 2019 è stato siglato un accordo firmato dal presidente generale del Cai Vincenzo Torti e dal direttore del Cnr-IBE Giorgio Matteucci. 

Il Comitato scientifico del Cai sta portando avanti il progetto per lo sviluppo di una serie di tematiche relative al cambiamento climatico. L’idea è nata in Toscana per volontà di Francesco Meneguzzo, un fisico di Val d’Arno Inferiore, socio del Cai e accompagnatore, ricercatore del Cnr e di Francesco Beccheri, psicoterapeuta toscano e capofila del progetto. L’iniziativa ha assunto un’importanza nazionale, per poi diffondersi anche in Europa, con l’intento di certificare dei centri di riferimento che si occupino di TP. Margheritini ha fatto presente la necessità di raggiungere un rigore scientifico elevato, allo scopo di offrire evidenze su quanto la TF è in grado di fornire alla salute.

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità” (Hermann Hesse, “Il canto degli alberi”). (ph. Serafin/MountCity)

Con la pandemia da Covid-19, l’Umanità si è scoperta improvvisamente vulnerabile, non solo a livello degli individui, ma anche come specie: eppure, i rischi che incombono a causa della deforestazione e della degradazione del patrimonio forestale globale sono incommensurabilmente maggiori. Le foreste sono in grado di sostenere la vita e la stabilità dell’intero ecosistema terrestre in tutti i loro aspetti, purché siano lasciate libere di crescere, espandersi e auto sostenersi: i vantaggi illusori del nostro comportamento predatorio volgono al termine, a meno di cambiamenti radicali e, prima di tutto, culturali. (Capitolo1, sezione 1.6, pag. 21).

È, poi, intervenuto Franco Finelli, presidente della Commissione Centrale Medica del Cai. Il progetto è attualmente portato avanti anche dalla suddetta commissione, con la finalità di mettere a punto metodi e procedure che possano essere di supporto ai soggetti sani, ma che favoriscano anche la guarigione di alcune malattie, rivolgendosi a tutti coloro che intendono avvicinarsi alla disciplina. La locuzione TF proviene dal mondo anglosassone (Forest Therapy). L’intenzione è di fare inserire la TF nel Sistema Sanitario Nazionale, come già accade in altre nazioni (Polonia, Ungheria, Germania, Inghilterra, Giappone, Taiwan, Cina, Corea del Sud, Australia), dove il medico di medicina generale può attualmente prescrivere la TF. Dovrà essere una terapia di sostegno alle terapie tradizionali, in relazione alle quali potrà avere un ruolo di coadiuvante. 

Certo è che servirà del tempo e, probabilmente, molto. Nel frattempo verranno raccolti dati riguardanti gli effetti benefici della TF su alcuni parametri fisiologici (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, dosaggio ematico del cortisolo) e sul tono dell’umore. 

Il rapporto tra uomo e bosco risale a molto in là nel tempo, ha affermato la moderatrice Elena Ferri, sottolineando che bisogna addirittura riferirsi ai Celti. La foresta è un palcoscenico, un luogo che a volte incute paura e a volte, invece, porta gioia e serenità a chi la frequenta. 

Secondo Carl Gustav Jung, esistono simboli arcaici e universali dell’inconscio collettivo chiamati “archetipi”, ben radicati nella psiche di qualunque essere umano, a prescindere dalla specifica estrazione, etnia o retroterra culturale. Tra gli archetipi, vi è quello della foresta, che rappresenta il mistero e la trasformazione…

La foresta è quindi un’immagine trasversale nella mente degli individui di ogni tempo e di qualsiasi provenienza, un potente simbolo che identifica un luogo ove può iniziare una trasformazione importante in grado di investire anche la dimensione interiore. Pertanto, studiare e approfondire il rapporto tra salute individuale e ambiente naturale appare una strada valida per trovare strategie utili di promozione del benessere fisico, ma anche psichico delle persone, agendo su una simbologia archetipica comune a tutti gli uomini

(Capitolo 2, sezione2.2, pag.29).

È successivamente intervenuta Federica Zabini, ricercatrice del Cnr-IBIMET (National Research Council Institute of Biomteorology) di Firenze, che ha parlato della motivazione che ha spinto a portare avanti il progetto riguardante la TF. Attualmente esiste un grande interesse salutistico che può, tuttavia, prestarsi a facili entusiasmi. Questa pratica terapeutica, nata e studiata in Giappone, necessita di un inquadramento scientifico e di evidenze che la supportino. Serve una ricerca che possa approfondire i singoli effetti benefici, psichici e fisiologici, creando criteri ottimali e applicabili, utili a capire quali siano i luoghi migliori dove effettuare la TF con tempi e orari che risultino efficaci. Gli effetti dovranno essere rilevabili e significativi per indagare, capire i meccanismi, in modo da aumentare le conoscenze.

La foresta è un’immagine trasversale nella mente degli individui di ogni tempo e di qualsiasi provenienza. (ph. Serafin/MountCity)

Passare tempo in foreste e parchi, o semplicemente contemplando gli alberi, aiuta le difese immunitarie, riduce lo stress, diminuisce la pressione sanguigna, migliora lo stato d’animo e induce rilassamento. Trascorrere almeno 120 minuti alla settimana in natura, anche non consecutivamente, è stato associato con una probabilità significativamente maggiore di buona salute o di benessere, indipendentemente dalle caratteristiche dei soggetti, inclusi anziani e coloro che sono affetti da patologie croniche. (Capitolo 3, sezione 3.1, pag. 36).

È, poi, intervenuto Francesco Meneguzzo, fisico, ricercatore del Cnr, per illustrare i criteri utilizzati per scegliere luoghi e strumenti di ricerca. Meneguzzo ha parlato di una fase sperimentale messa a punto per misurare la concentrazione nell’aria di certi composti rilasciati dagli alberi, lungo i sentieri del Cai e non, sugli Appennini e sulle Alpi, in foreste di natura diversa, con vari tipi di piante, nel periodo compreso tra l’agosto e l’ottobre del 2020. 

I luoghi individuati sono stati facilmente raggiungibili dall’ultimo posto urbanizzato (parcheggio dell’auto). I percorsi scelti sono stati semplici, con pendenze moderate (duecento metri di dislivello al massimo), senza pericolosità o esposizione. Si sono cercati ambienti forestali aperti e luminosi, in foreste miste possibilmente di conifere che emettono terpeni, composti biogenetici volatili (VOC). Sono stati individuati luoghi come Fai della Paganella, nei periodi giusti e con una lunghezza del percorso adatta, dove misurare gli effetti della TF in modo idoneo. 

Meneguzzo ha tenuto a precisare le differenze esistenti tra TF, Montagnaterapia e bagni in foresta (forest bathing). Tre entità molto diverse, da non confondere. La TF è rivolta al singolo e non necessariamente a individui affetti da patologie, in via preventiva. Meneguzzo ha, comunque, riferito che il 27 ottobre 2019 i dati raccolti hanno evidenziato il benefico effetto della TF su alcuni parametri fisiologici (pressione arteriosa, frequenza cardiaca), che sono stati, in alcuni casi, riportati al range di normalità. Nel corso dello studio è stata misurata la concentrazione dei terpeni presenti nell’aria dei boschi tramite l’utilizzo di un fotoionizzatore. Grazie a questo strumento è stato possibile ottenere una mappatura delle zone di distribuzione di questi composti volatili. Contemporaneamente sono stati somministrati ai volontari che hanno partecipato allo studio questionari psicometrici costituiti da 24 domande grazie a cui redigere profili relativi allo stato d’animo, valutando il tono dell’umore prima e dopo la TF.

È seguito un nuovo intervento della ricercatrice Federica Zabini che ha parlato specificatamente dei composti organici biogenici volatili, meglio noti come terpeni o VOC. Dagli aghi di abete bianco è possibile ricavare un estratto (tramite gravitazione idrodinamica) da impiegare in una soluzione acquosa anti-ossidante. In letteratura esistono molti studi in ambiente controllato circa l’azione anti-ossidante, ansiolitica, antidepressiva e immunostimolante di queste sostanze volatili, di cui le foreste sia alpine, sia appenniniche sono ricche.

Trascorrere del tempo in foreste e parchi aiuta le difese immunitarie. (ph. Serafin/MountCity)

Rita Baraldi, ricercatrice dell’Istituto di Biometeorologia del Cnr, esperta dei rapporti tra suolo, pianta e atmosfera, è, poi, intervenuta per parlare di quella foschia azzurra prodotta dai terpeni che, reagendo con l’atmosfera, producono un aerosol, come accade nelle blu ridge mountains, nel New South Wales in Australia. In tal modo si esplica l’azione protettiva delle piante. Le sostanze volatili rilasciate dalle piante disperdono energia, agiscono come repellenti contro gli insetti e le mantengono connesse tra loro. 

Sono soprattutto i monoterpeni (alfa pinene, beta pinene) prodotti dai pini, a possedere un effetto antinfiammatorio, analgesico e antiossidante, ansiolitico, antidepressivo, sedativo e antiproliferativo. Il limonene, prodotto dagli agrumi, possiede a sa volta un effetto antinfiammatorio, analgesico, e antiossidante, ansiolitico, antidepressivo e antiproliferativo. Il camfene, uno dei più diffusi monoterpeni, contenuto in molti olii essenziali, ha un effetto ipolipemizzante con stimolazione del metabolismo, antiossidante e analgesico e antiproliferativo. Infine, il beta myrcene, contenuto nell’olio essenziale di alcune piante quali la verbena, la citronella, la cannabis indica e la mircia, ha effetto antinfiammatorio e analgesico, sedativo e miorilassante, ansiolitico, antidepressivo e sedativo, antiproliferativo. 

Nelle piante esistono strutture chiamate dotti resiniferi in cui sono contenute tali sostanze. La ricercatrice ha parlato di come si effettua la misura dei VOC presenti nell’aria delle foreste. Si intrappolano dieci litri di aria, concentrata e raccolta in apposite cartucce che vengono, successivamente, trasportate in laboratorio, dove si effettuano misure con spettrometro di massa e gascromatografo. Ogni picco rilevato dal gascromatografo corrisponde a un terpene. La misura viene espressa in microgrammi per metro cubo.

Molti hanno almeno una volta osservato una bruma leggermente azzurra aleggiare al di sopra delle foreste… Già dai primi anni ’60 si ipotizzò che tale fenomeno fosse dovuto alla presenza, nell’atmosfera al di sopra delle chiome arboree, di significative quantità di composti organici volatili, detti VOC, emessi dal sistema foresta. In effetti, oggi sappiamo che le foreste sono le più importanti fonti di tali composti di origine biologica. (Capitolo 4, sezione 4.2, pag. 68).

Francesco Beccheri, ricercatore, psicoterapeuta, primo in Italia a occuparsi di TF con lo studio nella foresta del Teso in provincia di Pistoia e conduttore del progetto, ha, poi, parlato della “foresta in casa”. L’idea è nata il 21 marzo del 2020, durante il lockdown, in seguito alla realizzazione di un video che permette di immergersi nella natura stando sul divano. Successivamente, dopo aver osservato i benefici determinati anche solo dalla vista della natura, il video è stato proposto ai pazienti di alcuni ospedali. 

Per arrivare all’elaborazione del progetto, Beccheri ha consultato vecchi manuali giapponesi riguardanti la TF, riferendosi anche al medico giapponese Qing Li, immunologo, presidente della Società Giapponese di Medicina Forestale, fondatore della TF. Il video è stato realizzato nel corso di escursioni con gruppi del Cai e di altri enti, ed ha messo in evidenza l’importante impatto sulla salute. Ne è nata una pubblicazione scientifica. 

Per concludere Beccheri ha sottolineato che nella TF sono coinvolte molte competenze.

Francesco Meneguzzo ha, poi, illustrato i risultati raggiunti nell’ambito della TF con lo studio effettuato con la misura totale dei terpeni sull’Appennino Toscano al Pian dei Termini, Foresta del Teso, in provincia di Pistoia. Lo studio è stato pubblicato nel dicembre del 2019. Si è evidenziato che nel corso del semestre caldo si raggiunge una più alta concentrazione di terpeni emessi dagli alberi (massima temperatura 30°C rilevata a livello delle foglie). 

Si evidenzia un’evoluzione diurna della concentrazione dei VOC. Si sono osservati due picchi di concentrazione: tra le 13 e le 17 solari, con un massimo tra le 7 e le 9. Gli aumenti si registrano negli strati più bassi dell’atmosfera. Nel corso della ricerca sono stati indagati alcuni parametri psicometrici riguardanti, tra l’altro, gli stati di ansia, l’indice di ostilità, l’indice di fatica mentale. I corsi d’acqua sono molto importanti per la presenza di ioni negativi. Le condizioni meteorologiche influenzano gli effetti della TF: le giornate di cattivo tempo non sono favorevoli. 

Non sempre è possibile immergersi negli ambienti forestali reali, per esempio, in condizioni ambientali sfavorevoli oppure in periodi di forte impegno lavorativo, così come non tutti sono in grado di farlo a causa di condizioni momentanee o croniche. In questi casi, è possibile almeno parzialmente ricreare un ambiente forestale anche a casa, attraverso stimoli visivi, auditivi e olfattivi… (Capitolo 6, premessa, pag. 97).

Finelli è intervenuto di nuovo per parlare del futuro della TF. Il percorso sarà lungo anche a causa della burocrazia e dovrà essere supportato da evidenze scientifiche. Sia la Commissione Rifugi sia la Commissione Tutela Ambiente Montano (TAM) stanno lavorando e collaborando con la Commissione Centrale Medica del Cai. La Commissione Rifugi si sta occupando delle stazioni di TF dal punto di vista logistico, mentre la commissione TAM si occupa delle foreste, strutture delicate e fragili in grado di apportare benefici, da non sfruttare troppo. Utile sarà la collaborazione con la Società Italiana di Medicina di Montagna (S.I.Me.M.) che potrà garantire una maggiore valenza scientifica, aiutando la raccolta di dati. Occorrono, comunque, cautela e rigore.

Immergersi nella foresta diventa un bagno di salute, inavvertitamente permeati di sostanze emesse dalle piante e dal sottobosco, biologicamente attive sul cervello, sul fisico e sullo spirito. Il bello è che tutto questo oggi è studiato, analizzato e confermato dalla ricerca descritta in questo libro. Quindi prima consiglierò la lettura del libro e subito dopo prescriverò una vera e propria terapia forestale, con una lunga camminata nella foresta, per sfruttarne tutti i benefici. (Prefazione del professor Firenzuoli, pag. 11).

Giovanni Margheritini ha concluso i lavori della videoconferenza, affermando che i rifugi rappresenteranno il cuore futuro della TF.

Tre saranno gli assi della strategia della ricerca. Per prima cosa si dovrà contattare il Ministero della Salute per fargli accogliere la TF tra i rimedi naturali approvati, stabilendo collegamenti con istituti che lavorino in sinergia per assicurare dignità scientifica al progetto.

Centoventi sono i rifugi del Cai individuati sul territorio nazionale italiano, che potranno essere sedi per la TF, soprattutto al Centro e al Nord, ma anche in Sicilia. Nel corso del 2021 trenta saranno i rifugi inizialmente coinvolti nel progetto (Piemonte e Lombardia), dei quali tre in Lombardia: rifugio Alpe Corte del Cai Bergamo, rifugio Carlo Porta al Pian dei Resinelli del Cai di Milano e rifugio Primalpe della sezione Cai Canzo, in collaborazione con ERSAF. Verranno costituiti gruppi e programmate delle prove. Ogni sezione del Cai dovrà fornire un paio di persone che si occupino della TF. Infine, verranno istituiti dei corsi di formazione per coloro che si occuperanno di TF. Già una sessantina di soci sono stati individuati. Potranno essere coinvolti nel progetto anche rifugi non appartenenti al Cai.

Giancelso Agazzi

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