Favorite le ricche Dolomiti. Il Piemonte si ribella

“La montagna unisce” era stato lo slogan del Club alpino in occasione dei suoi centociquant’anni. Niente affatto. Ancora una volta venti di guerra soffiano sulle Alpi. Motivo del dissidio che contrappone Piemonte e Dolomiti è il Decreto sostegni. Si sapeva che la coperta sarebbe stata corta. Ma ora tra le pieghe del maxi decreto, che prevede 700 milioni per le montagne in buona parte a fondo perduto, spunta la corsia preferenziale per le Dolomiti nei rimborsi decisi dal Governo. Un modo, a quanto denuncia il quotidiano La Stampa del 24 marzo, per “riempire le tasche delle già ricche Dolomiti e impoverire lo sci piemontese”. 

Massimo Rulfi, vicepresidente Arpiet Piemonte, definisce assurdo il criterio di assegnazione sulla base dei posti letto a rotazione, di cui sono ricchissime le Dolomiti notoriamente insuperabili nella gestione del turismo. La suddivisione dei ristori è infatti calcolata in base ai posti letto delle stazioni sciistiche e non dei biglietti venduti. Il che fa la differenza per il Piemonte, che storicamente fa leva più sul sistema delle seconde case rispetto all’alberghiero, punto trainante delle Dolomiti. 

La polemica nelle pagine cuneesi del quotidiano La Stampa

Vecchie ruggini sembrano però spuntare. L’animata vigilia della candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026 riportò a galla nel 2018 – qualcuno se ne ricorda? – l’antica rivalità tra Torino e Milano, partner di Cortina d’Ampezzo nei prossimi Giochi invernali. “L’alleanza con Milano non esiste. Il nostro dossier è il migliore”, furono le infuocate parole della sindaca di Torino Chiara Appendino. Concetto ribadito anche dai sindaci montani piemontesi per niente disposti a condividere con i colleghi lombardi, e in questo caso anche dolomitici, oneri e auspicabili onori dei Giochi. 

“Olimpiadi 2026. Anche la montagna dice no a Milano” titolò La Stampa riferendosi ai “sindaci dei borghi montani compatti con Appendino”. “Scelta incomprensibile”, disse fuori di se la sindaca di Torino riferendosi all’asse Milano-Cortina. E per dispetto pubblicò due foto su Facebook. La prima immagine rappresentava Torino con dietro le montagne innevate. La seconda Milano affogata nello smog. 

Sulla rivalità tra Milano/Cortina e Torino intervenne anche “Avvenire”, quotidiano della Conferenza episcopale. Il titolo “Olimpica distanza” era d’intonazione evangelica ma il contenuto risultò intriso di veleni. Quei veleni che, salvo errori e omissioni, la Pandemia sembra avere fatto riaffiorare. (Ser)

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