Turismo alpino, svolta green. “Stati generali” in settembre

E’ definita la prima località sciistica human powered o, come preferisce definirla l’americano Erik Lambert, co-fondatore di Bluebird Backountry con Jeff Woodward, “a backcountry light ski area”, un comprensorio sciistico senza impianti. Si trova in Colorado. Proprio così, si scia ma non ci sono seggiovie o telecabine né piste, bensì tracce di salita con le pelli da mettere sotto gli sci.

Il terreno è completamente naturale, nessun albero è stato abbattuto per fare spazio alle discese. Dal giovedì alla domenica è consentito dormire nel proprio van, un base lodge è ospitato in una calda tensostruttura con noleggio dell’attrezzatura, posto di primo soccorso, bagni (chimici), un food truck e dei barbecue all’aperto. 

Anche di questo esempio “green” si parlerà all’Assemblea generale per la transizione del turismo di montagna annunciata da Mountain Wilderness Francia e da Transitions des Territoires de Montagnes. Inizialmente prevista per novembre 2020, l’assise si svolgerà il 23 e 24 settembre in 40 diversi “territori di montagna”. Si parla in questo caso di Stati generali, sull’esempio di quelli che nella storia della Francia venivano convocati in occasione di pericoli imminenti. Lo scopo è quello di “riunire tutti gli attori dell’ecosistema montano in un’ottica di scambio e cooperazione attorno a tematiche comuni legate alla transizione del turismo di montagna”. 

L’evento, a quanto si apprende, si svolgerà grazie a un’organizzazione ibrida (faccia a faccia / remota). E’ una notizia questa che denota un’unità d’intenti sconosciuta in Italia dove il fronte ambientalista si presenta tutt’altro che coeso e le posizioni di una parte (Mountain Wilderness, Italia Nostra, LIPU, ecc.) risultano diametralmente opposte, nell’opinione di autorevoli addetti ai lavori, a quelle di un’altra parte (Legambiente, WWF, Greenpeace). 

Purtroppo chi in Italia si occupa di ambientalismo è costretto ad ammettere che in molti casi realtà diverse nascondono interessi poco chiari e forse addirittura inconfessabili. Draghi nel formare il governo convocò tre associazioni “green” e le altre rimasero alla finestra a guardare (in Italia ne sono registrate ben 78!) esprimendo rammarico per non essere state interpellate.

Qualcosa si sta muovendo? Si nota un risveglio di Freeday for the future, talvolta si ha notizia di certi flash mob montanari “senza etichette” contro il proliferare di impianti di risalita, il Cai scende in campo in modo insolitamente risoluto per avversare un progetto di impiantistica nella superprotetta ma a quanto pare improtegggibile Alpe Devero, il Fondo Ambiente Italiano annuncia una svolta “green” sentendosi in colpa per non averci pensato prima. E per ciò che potrà valere, viene varato per la prima volta, come tutti sanno, un ministero della Transizione ecologica.

E’ però difficile sottrarsi all’idea che una maggiore unità d’intenti sul fronte ecologista sarebbe più che auspicabile e che dietro l’angolo si nasconda una raccogliticcia armata brancaleone con militanti pronti a sbranarsi a vicenda. La determinazione degli amici d’Oltr’alpe nel voler dar vita agli Stati generali del turismo alpino sembra appartenere a un altro mondo, a noi purtroppo sconosciuto. (Ser)

3 thoughts on “Turismo alpino, svolta green. “Stati generali” in settembre

  • 24/03/2021 at 21:00
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    Conservo e coltivo gelosamente alcuni contatti con vecchi compagni d’arrampicata d’oltralpe da quando timidamente e con pochi soldi in tasca organizzavo le prime incursioni a Chamonix fine anni ’70. Devo purtroppo constatare che nei decenni trascorsi l’aumentata sensibilità verso uno sviluppo più sostenibile della frequentazione della montagna, da “loro” si è sviluppata con modalità completamente, diverse nel senso che l’idea di trasformare gradulamente le modalità di utilizzo della montagna è ben inserito in molte delle località più famose mentre da noi spesso le elucubrazioni nella direzione di un diverso sfruttamento del turismo montano arrivano da un’intellighenzia che la montagna la frequenta, ne parla e ne scrive tanto ma non ci vive. Non voglio dire che per attuare l’auspicata transizione verso qualcosa che non siano funivie, alberghi, resort etc l’input debba partire unicamente dai valligiani ma percepisco spesso un’alea di teoria distaccata dalla realtà delle varie località. Credo che anche in questo campo si raccolga un po’ quel che si semina nel senso che ad esempio, una località come Courmayeur, che conosco bene, ha letteralmente bruciato almeno tre decenni assopita in un concetto di turismo d’elite, affacciata alla finestra guardando con poco interesse quanto accadeva di la’ dal tunnel. A Chamonix alla fine degli anni ’40 non è che fossero particolarmente avanti rispetto a Courmayeur ma evidentemente la strada intrapresa era diversa; campeggi, ostelli, tariffe oneste e non da privilegiati, mentalità pronta a cogliere le enormi potenzialità di un nuovo turismo che sarebbe aumentato sempre di più. Con gli errori e le brutture legate sopratutto alla diffusione dello sci da discesa ma con la mentalità dell’accoglienza senza la quale pensare a una qualsiasi transizione diventa veramente arduo… perdonate il polpettone, le idee sono tante e richiederebbero più spazio!

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  • 24/03/2021 at 14:00
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    Un amico segnala nel testo un deplorevole svarione di cui la redazione non può che farsi carico: “Freeday for the future” al posto di “Fridays for future”. Con mille scuse a chi benevolmente ci legge.

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  • 23/03/2021 at 09:04
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    Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia ricevute da Draghi. Chissà perché questa scelta!?

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