Trombicule: come evitarle, come curarsi

La presenza della Trombicula (Neotrombicula autumnalis) sempre più dovrebbe mettere in guardia chi si avventura nei boschi e nelle praterie. La presenza di questo fastidioso acaro che provoca forti orticarie era stata segnalata in settembre in Fatti di Montagna e dell’argomento si era interessato anche MountCity. Ora a distanza di qualche mese l’animaletto, forse riattivato fuori stagione dal caldo anomalo delle ultime settimane, torna a farsi vivo e, più che altro, a farsi… sentire. La sua presenza viene segnalata in Lombardia sulle pendici del monte Cornizzolo e sul Barzaghino che svetta nel Triangolo Lariano. 

“Pestifero” lo definisce una lettrice di Fatti di Montagna costretta a ricorrere ad antistaminici per alleviare il forte prurito. Come cercare allora di evitare questi sgradevoli incontri? Come intervenire per alleviarne le conseguenze? Sull’argomento è stato chiesto un parere al dottor Giancelso Agazzi, segretario della Commissione medica del Club Alpino Italiano, esponente della Società Italiana di Medicina di Montagna.

Uno dei consigli gentilmente forniti dal dottor Agazzi per non cadere in pasto a questi acari può essere quello di scegliere le rocce esposte al sole per sedersi. “Quale misura preventiva”, spiega inoltre il medico, “è utile indossare indumenti a maniche lunghe, calzature alte o scarponi. Una volta rientrati da una gita è consigliato togliere gli indumenti e lavarli (almeno a 60°C), effettuando una doccia con acqua calda e sapone per eliminare le eventuali larve presenti. Un leggero sfregamento è, infatti, in grado di rimuovere le larve. Efficace può essere l’utilizzo di sostanze repellenti prima di affrontare un’escursione in una zona a rischio”. Qui di seguito, a cura del dottor Agazzi, tutto quello che bisogna sapere su questi possibili e sgradevolissimi compagni di escursione.

I consigli del medico

I fastidiosi acari che talvolta importunano gli escursionisti appartiene alla famiglia delle Trombiculidae. La loro presenza viene segnalata un po’ in tutto il mondo. Gli acari appartengono agli artropodi e fanno parte del grande gruppo degli ectoparassiti. In Italia la specie più diffusa è la neotrombicula autumnalis che causa una parassitosi umana di tipo occasionale. Il contagio avviene per lo più in estate e in autunno (fine agosto, fine ottobre). Nel periodo invernale il parassita è inattivo (al di sotto dei 15°C), preferendo un ambiente caldo e umido (muore al di sotto dei 5°C). Questi piccoli acari sono colorati di rosso, possiedono sei lunghe zampe e, per le loro dimensioni, sono simili a granelli di sabbia.

Le larve sono ectoparassiti dei vertebrati che attaccano anche l’uomo. Vivono sulla superficie esterna dell’ospite o in cavità facilmente accessibili. I mammiferi selvatici o domestici (piccoli roditori o, gatti, cani, conigli) come pure uccelli e rettili rappresentano gli ospiti. 

Il morso delle larve provoca nell’uomo una dermatite. I soggetti adulti depongono le loro uova nella vegetazione (prati, margini dei boschi, cespugli, alberi) aspettando il passaggio di un ospite per poterlo parassitare. Le trombicule, grazie alle loro lunghe zampe si muovono velocemente, sempre alla ricerca di un ospite. 

Il dottor Giancelso Agzzi, medico di montagna.

La distribuzione delle trombicule sul terreno non è omogenea, ma a macchia di leopardo. Si attaccano alla cute tramite alcuni uncini posizionati nella bocca ed aspirano le proteine contenute nella pelle tramite una struttura chiamata stilostoma fino a quando, una volta pieni, si staccano e cadono sul terreno, dove si trasformano in ninfe. La durata del pasto è di 3-4 giorni. 

La saliva dell’acaro contiene un potente enzima digestivo che dissolve i corneociti, rendendo possibile l’assimilazione delle proteine, fonte di nutrimento per la larva.  Gli acari adulti non parassitano l’uomo o gli animali. L’uomo rappresenta un ospite occasionale non particolarmente preferito dall’acaro ed è per questo motivo che le larve di solito non vi si trattengono a lungo. 

Tra i soggetti più esposti al morso della trombicula sono i contadini, i cacciatori, i boscaioli, i cercatori di funghi e in genere gli escursionisti. Le donne e i bambini a causa della loro pelle più sottile vengono attaccati con maggiore facilità dal parassita. La gravità della reazione al morso dipende dalla specie di Trombicula, dalla qualità della saliva del parassita e dal tipo di risposta allergica dell’ospite, causata dallo stiloma, che viene eliminato lentamente dall’organismo umano in 7-10 giorni. 

La puntura non viene subito percepita dall’ospite, ma dopo circa 1-3 ora dall’inizio del pasto. Il morso produce solitamente un prurito molto forte, accompagnato, entro 24 ore, dalla comparsa di una soffusione emorragica contornata da un intenso eritema (arrossamento della pelle). Per questo motivo viene chiamato anche eritema autunnale. 

Le morsicature possono ammontare a centinaia e possono associarsi a una reazione allergica. L’ipersensibilità causa la formazione di vesciche contenenti un liquido chiaro che, poi, vengono ricoperte da una crosta (ponfi, papule, papule-vescicole). L’area circostante può assumere un colore violaceo, con presenza di gonfiore, in particolare localizzato alle cosce, all’inguine, ai piedi e alle caviglie e ai polsi, dove la cute è più sottile e più facilmente raggiunta dalle larve dell’acaro. 

Le lesioni regrediscono entro 1-2 settimane, ma il prurito è persistente e spesso parossistico, seguito a volte da un’infezione secondaria che si localizza a livello della cute escoriata.

Il trattamento è sintomatico e consiste nell’utilizzo di agenti anti-prurito per uso topico, come corticosteroidi o antistaminici sistemici. Si possono impiegare più volte al giorno con accortezza creme o pomate a base di corticosteroidi nel punto in cui è avvenuta la morsicatura.

Per verificare se vi siano trombicule in un prato si può porre, verticalmente sul terreno, un cartoncino bianco: se ve ne sono, esse si muoveranno rapidamente sul cartoncino accumulandosi sul bordo superiore dove potranno essere osservate con una lente di ingrandimento, come piccoli puntini giallastri in movimento.

Le rocce esposte al sole rappresentano un luogo sicuro dove sedersi, al riparo dai fastidiosi acari.

Quale misura preventiva è utile indossare indumenti a maniche lunghe, calzature alte o scarponi. Una volta rientrati da una gita è consigliato togliere gli indumenti e lavarli (almeno a 60°C), effettuando una doccia con acqua calda e sapone per eliminare le eventuali larve presenti. Un leggero sfregamento è, infatti, in grado di rimuovere le larve. Efficace può essere l’utilizzo di sostanze repellenti prima di affrontare un’escursione in una zona a rischio.

Giancelso Agazzi

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