Letture. Viaggio nelle Alpi isolate dal virus

“La crisi della montagna: un viaggio nell’inverno delle Alpi isolate dal virus”, annuncia sul web il quotidiano La Repubblica. Il titolo del dossier è anche un po’ metaforico: “Il grande freddo”. A curarlo sono Carlo Bonini (coordinamento editoriale) e Giampaolo Visetti, una firma di sicuro affidamento per i lettori interessati alla montagna e all’alpinismo. Video e foto sono di Francesco Doglio. Un racconto è affidato a Paolo Cognetti. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Grafiche e video di Gedi Visual. 

La lettura on line è riservata com’è giusto agli abbonati. Ma grazie al cielo esistono ancora edicole aperte anche la domenica dove scegliere il giornale o i giornali preferiti. Cartacei, ovviamente. Con 2 euro e 50 centesimi (compreso L’Espresso) si è quindi potuto portare a casa, in quest’ultima domenica di gennaio, La Repubblica e godersi, senza perderne una, tutte le cattive notizie di cui ogni giornale che si rispetti è pieno con questi chiari di luna. 

“Mai così bianche e isolate” vengono definite le Alpi (qui nella foto d’apertura il glaciale scenario con cui viene presentato il dossier). Davvero stringe il cuore leggere che dovunque “il virus ha portato povertà e paura” anche se la speranza è di “trovare il sentiero per salire”. Si apprende che la situazione riguarda uno spazio dove vivono 4,2 milioni di persone, che gli abitanti delle Alpi sono 14 milioni, che di questi uno su cinque dipende direttamente dai turisti, uno su otto in modo indiretto. E infine che l’inverno vale l’80% del reddito annuale. 

Desolante purtroppo è il quadro fornito a La Repubblica da Valeria Ghezzi, presidente nazionale degli impiantisti: sulle Alpi operano quasi 2 mila impianti di risalita e circa 400 società che danno lavoro a 15 mila persone. Di queste, 5 mila sono in cassa integrazione mentre i 10 mila stagionali sono disoccupati. Questa situazione, che si spera transitoria, dipenderebbe anche, secondo l’imprenditore di Courmayeur Gioacchino Gobbi, “dalla tremenda fragilità di un sistema alpino che, consegnandosi a un’unica industria diffusa, si era illuso di aver superato per sempre le sue antiche povertà”. 

Va segnalato ancora, fra i tanti interventi più che qualificati coinvolti in questo affresco a più voci, quello di Reinhold Messner che, bontà sua, definisce questa situazione “letargo umano”. Spiegazione del re degli ottomila: “Nei masi, i contadini e gli animali sono tornati tranquilli. Si muovono poco, come una volta. Gli uomini riprendono in mano gli attrezzi dei padri. Vengono riaccese le stufe a legna”. Eccellente giornalismo d’inchiesta da non perdere, buona lettura. (Ser)

Commenta la notizia.