Addii. La ragazza etiope “pioniera delle Alpi”

Sgomento ha suscitato non solo in Trentino l’assassinio di Agitu Ideo Gudeta, l’imprenditrice ghanese di 32 anni che fondò l’azienda agricola biologica “La Capra Felice”. L’assassino ha un nome, Adams Suleimani. E’ un pastore collaboratore nell’azienda. Ha ammesso la sua colpevolezza durante l’interrogatorio davanti a carabinieri e al magistrato. Il pastore ha motivato il delitto, come riportano le agenzie, con uno stipendio non corrisposto. Il corpo senza vita della donna, 42 anni, originaria di Addis Abeba, simbolo dell’integrazione, ambientalista, era stato ritrovato nella camera da letto della sua abitazione a Maso Villalta a Frassilongo in Valle dei Mocheni tra le montagne del Trentino. A suo tempo, il 7 marzo 2017 in vista della Giornata della donna, MountCity non si lasciò sfuggire la storia, che qui viene riproposta, di questa imprenditrice titolare in Trentino dell’Azienda Agricola La Capra Felice. In seguito di Agitu si occuparono le cronache per avere denunciato un caso di stalking aggravato dall’odio razziale.

La grande sfida di Agitu

Quando aveva 18 anni, Agitu venne in Italia per studiare sociologia all’università di Trento. Poi tornò in Etiopia, da dove nel 2010 è stata costretta a scappare perché aveva ricevuto minacce da parte del governo guidato dal Fronte di liberazione del Tigrè (Tplf), al potere dal 1991.

Nella valle dei Mocheni, gestisce da cinque anni un allevamento di capre e un caseificio: undici ettari di pascoli sottratti all’abbandono e ottanta capre da latte. 

La sua sfida? Salvare dall’estinzione la bellissima capra Mochena. Nel sito della sua azienda La Capra Felice c’è la storia di Agitu che si definisce “la nuova pioniera delle Alpi”. In un video racconta come segue la produzione dei formaggi e come trascorre la sua giornata che di norma comincia molto presto, alle 4.30. La mungitura avviene intorno alle 5 e poi le capre vanno portate al pascolo… 

Le capre hanno il nome delle sue amiche e clienti: Marta, Melissa, Rachele, Francesca, Ribes, Trilli. Il 7 marzo, alla vigilia della Festa della Donna, Agitu ha partecipato presso la Sala dell’Associazione stampa estera a Roma a un incontro con Emma Bonino: un appuntamento per celebrare la giornata dedicata alle donne, dando spazio alle storie di immigrate e rifugiate che hanno lottato per affermarsi nel nostro paese. Di quelle che ce l’hanno fatta come Agitu e di quelle che ancora lottano.

(da MountCity, 7 marzo 2017)

One thought on “Addii. La ragazza etiope “pioniera delle Alpi”

  • 31/12/2020 at 17:47
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    Ho letto con molto interesse, questa triste storia dell’omicidio di Agitu Ideo Guedete. Ironia della sorte, l’omicida è un rifugiato di colore, come lei. Rileggo nella sua storia, quella di una pastora della Romania, anche lei giovane, che ha sofferto l’invidia e la cattiveria di altri pastori. Non si conosce chi, nel 2018, ha messo fuoco alla stalla e tutto il gregge è morto, arso vivo. Con difficoltà ha ricreato un gregge di pecore e capre. Vorrebbe aumentare il numero di ovini, ma per il pascolo le è riconosciuto solo due ettari di prato. Agitu aveva 11 ettari, per ottanta capre. E’ facile immaginare la difficoltà di trovare da mangiare per questo numero di ovini, specialmente se come l’estate trascorsa, non è mai piovuto e l’erba si è seccata. Il nome della pastora è ALINA, più volte l’ho intervistata. Anche lei inizia a lavorare verso le ore cinque del mattino. Poi munge le capre e le pecore per un paio di ore. Il latte prodotto viene ritirato per essere trasformato in ricotta e formaggio. Quindi esce con il gregge, sta attenta ai cinghiali e lupi e, alle ore 16, rientra allo stazzo. Alina, come AGITU, ha … battezzato… molti ovini e riesce a riconoscerli. Anche loro gradiscono le… coccole! Rientrata allo stazzo, c’è la seconda mungitura e va a dormire non prima delle ore 23. TUTTI I GIORNI, CON IL SOLE O LA NEVE, IL FREDDO O IL CALDO, CON IL VENTO O LA NEBBIA. MAI UN GIORNO DI RIPOSO! Sarebbe stato interessante FARLE INCONTRARE. Donne energiche, lavoratrici, determinate, senza paura. Mi è rimasto immortalato negli occhi, vedere con quanto amore ALINA offre il latte con il biberon agli agnelli appena nati, che non hanno la forza di attaccarsi al seno della mamma, o quando li cura, se feriti. Questa storia mi ha procurato tristezza e ricordo quando Alina, piangendo, mi ha raccontato del pazzo, che gli ha messo fuoco alla stalla. Poi, E’ UNA AMBIENTALISTA VERA, COME AGITU. Se trova plastica o immondizia lasciata dalle persone che passano sui sentieri, lei la raccoglie e la differenzia. Mah, non avere più una pastora, laureata, emigrata, uccisa da un imbecille, fa male!

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