Addii. L’ingegnere che rese più sicuro l’alpinismo

“Un maestro discreto e sempre disponibile nel campo della didattica e della sicurezza”. Fu questa la definizione che di lui diede nel 2011 a Milano la giuria del Premio Marcello Meroni nell’insignirlo con il prestigioso riconoscimento. Mario Bertolaccini, milanese, docente del Politecnico e Istruttore nazionale di alpinismo del Cai, si è spento nella sua città a 84 anni. Con la sua scomparsa l’alpinismo italiano perde una colonna importante, anche se Bertolaccini era considerato una persona riservata e le sue esperienze alpinistiche, pur di grande contenuto tecnico, non furono divulgate al di fuori dell’ambiente.

Mario Bertolaccini (1937-2020)

Nel suo curriculum figurano numerose pareti dell’arco alpino: il Couloir du Diable al Monte Bianco, la Nord della Aiguille Verte al Bianco, la Via Bumiller al Piz Palù (Bernina), la Via degli Scoiattoli alla cima Scotoni, la Via Costantini Apollonio alla Tofana di Rozes, la Via Cassin alla Piccolissima di Lavaredo, la Via Cassin alla Ovest Lavaredo, lo Spigolo Giallo alla Piccola di Lavaredo, la Via Detassis alla Brenta Alta, la Solleder al Sass Maor, la Solleder alla Nord-Ovest della Civetta, e tante altre. 

La fama di Bertolaccini come professore del Politecnico era legata soprattutto a ricerche sull’elettronica e l’elettromagnetismo che furono oggetto di alcuni volumi. In campo alpinistico viene riconosciuta l’importanza del suo incessante operare nel mettere meglio a fuoco l’insegnamento della progressione e i criteri per rendere più sicura quest’attività. 

Di origine altoatesina da parte di madre, era nato il 30 novembre del 1937. Di grande disponibilità nonostante il carattere schivo, mise a lungo la sua competenza a disposizione della Scuola Silvio Saglio della Società Escursionisti Milanesi. “Ricordo bene le sue lezioni e il suo impegno nell’insegnare il rispetto per la montagna”, racconta Roberto Crespi, presidente della Sem, esprimendo a nome dei soci il cordoglio dello storico sodalizio che nove anni fa volle premiarlo assegnandogli il citato premio Meroni (lo scomparso venne insignito anche con il premio Gilardoni La Torre per il suo operare nel campo della didattica e della sicurezza e per l’impegno globale nel modo delle scuole di alpinismo). 

Bertolaccini fu responsabile per un decennio dei corsi di alpinismo della Scuola centrale del Club Alpino Italiano di cui poi divenne direttore. Molteplici furono gli incarichi e fondamentale il contributo alle scuole sia nazionali sia regionali e sezionali di alpinismo. Nel 1985 creò la Commissione Regionale Lombarda, ne diventò il primo presidente, riorganizzò e ristrutturò le dispense delle lezioni teoriche distribuendole alle scuole sezionali regionali collaborando con la Commissione Materiali e Tecniche. 

Durante la presidenza della Commissione lombarda, creò la Scuola regionale dandole una connotazione precisa con la ristrutturazione delle lezioni pratiche. Divenne membro della Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Scialpinismo italiane quale vicepresidente responsabile del settore alpinismo mantenendo l’incarico per circa sei anni. La dedizione di Bertolaccini al sodalizio fu esemplare. In sintesi, partecipò alla riforma delle scuole del Cai, scrisse i regolamenti della Commissione nazionale, definì lo statuto delle scuole sezionali di alpinismo. Inoltre coordinò e collaborò alla stesura della prima edizione di “Tecniche di ghiaccio”, un manuale del Cai ritenuto fondamentale. Alcuni capitoli, argomenti e disegni vennero poi riutilizzati nella successiva edizione del manuale “Tecniche di ghiaccio e misto”. (Ser)

One thought on “Addii. L’ingegnere che rese più sicuro l’alpinismo

  • 09/12/2020 at 14:11
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    Mario era un grande, mi incuteva sempre soggezione.
    Alla scuola di roccia mi trattava come un incapace – come faceva con quasi tutti gli allievi – e a fine corso disse che era meglio che lasciassi perdere. In quel periodo la mia fidanzata mi aveva appena lasciato e questo secondo insuccesso mi gettò nello sconforto.
    Mi vendicai di Mario facendogli la parodia.
    Però non mollai, e se non sono diventato un bravo alpinista, ho però sempre continuato ad andare in montagna, a differenza di compagni di corso più bravi di me, che hanno smesso.
    Decenni dopo, per il suo ottantesimo compleanno, gli scrissi una mail di auguri, con allegata una fotografia: era stata scattata a colori ma la virai al Bianco/nero, sapendo che per lui era l’unico modo di fotografare. Volevo evitare un altro rabbuffo.
    E’ stato un uomo che ha significato qualcosa per me; in qualche modo un maestro, scomodo, come i veri maestri.

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