Ripartenze. A presto in Capanna!

Una bella notizia ogni tanto. Ha riaperto la Capanna Monzesi al Resegone. Un posto davvero magico, meta amatissima non solo dei lombardi. Impossibile, avvertono i rifugisti in FB, garantire un pranzo al coperto. Ma una soluzione ugualmente si è trovata. E’ stata infatti montata una copertura sui tavoli esterni a protezione di quei tavoloni di pietra dove anche in tempi “normali” fa piacere banchettare. Così è possibile garantire il servizio anche i caso di brevi o lievi piogge. Inevitabile e sempre più inderogabile è la prenotazione. A presto in Capanna, dunque: non si può che accogliere l’invito degli alacri capanat che una volta tanto non è un grido di dolore come si legge nel sito dislivelli.it per certi rifugi piemontesi. E poi il nuovo servizio navetta Calolziocorte – Erve operativo tutte le domeniche di bel tempo è un’altra bella notizia. Un’iniziativa che sicuramente eliminerà il problema di.non trovare parcheggio nel paesino di Erve, migliorando anche l’accesso alle pendici del Resegone.

Una simpatica accoglienza.

Si può salire, per chi parte da Erve, scegliendo il bellissimo pra’di ratt. Ci attende nel bosco un dedalo di roccioni su cui destreggiarsi anche a costo di aggrapparsi a provvidenziali radici. Poi finalmente il sentiero si sviluppa su un crestone dove occhieggiano gigli martagoni e altre meraviglie. E a quel punto è il Resegone a venirci incontro. Sì, è lui in persona a farlo per darci il benvenuto, non noi nel frattempo impegnati a superare altri roccioni che sbarrano il sentiero considerato nella segnaletica alquanto “impegnativo”. Finché il sentiero si congiunge, all’altezza di un crocifisso, con il più tranquillo percorso per gente “normale” che in breve conduce con un piccolo sforzo alla Capanna Alpinisti Monzesi.

Se il sole è a picco, si suda e si soffre, anche se la natura, qui particolarmente prodiga, fa di tutto per distrarre dalla fatica mettendo in scena un placido gorgogliare di acque, e poi il baluardo dolomitico della Cermenati che fa da sfondo, e infine uno scoiattolino che se ne va lieve di albero in albero nella foresta impenetrabile. Basta gettare uno sguardo a Google Maps per capire come qui domini una wilderness assoluta.

Al ritorno, volendo, si può scegliere la via “normale” che scende in un alternarsi di guadi, pietroni (piuttosto viscidi, attenzione!), tratti di mulattiera cementati dagli alpini fino all’invitante sorgente San Carlo dove l’acqua (che si sorseggia freschissima nella ciotola di acciaio legata con una catenella) aiuta a smaltire la taragna divorata al rifugio su quei tavoli di pietra che invitano alla sosta, fra coltivazioni di erbe aromatiche destinate a insaporire certe deliziose fette di polenta da gustare con il taleggio di queste vallate dove un tempo passava il confine con la Repubblica di Venezia. Perciò non esitate: la Capanna vi aspetta! (Ser)

Un aspetto del selvaggio pra’ di ratt. Sullo sfondo punta Cermenati (ph. Serafin/MountCity)

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