Crepuscoli e nuovi mattini. Miotti in formato e-book

E’ disponibile l’e-book “Racconti di crinale” (storie scritte dal 1976 ad oggi) di Giuseppe Popi Miotti ed è anche possibile avere un’anteprima a questo link: https://leggi.amazon.it/kp/embed…Miotti, estroso protagonista dell’alpinismo valtellinese, pioniere del sassismo in Val di Mello, ipotizza che sia il primo libro digitale di montagna. Non sarebbe comunque la prima delle sue “prime” ascensioni, anche se questa si è compiuta tutta al desk nella bella casa di Sondrio. Per potere usare l’e-book su tutte le piattaforme esiste una app gratuita: https://www.amazon.it/kindle-dbs/fd/kcp Sono 27 le storie che Popi racconta concedendosi piacevoli divagazioni tra un récit alpinistico e l’altro. Letto il primo dei racconti che definisce “il mio primo modestissimo scritto di scalatore” l’attenzione del lettore è già alle stelle. Pochezza stilistica dell’autore, come si giustifica Popi? Fishing for compliments? Ma dai, grazie anche a qualche minuscolo aggiustamento, siamo di fronte a testimonianze rare e preziose di un periodo d’oro del nuovo alpinismo mentre il made in Italy trionfava su tutti i fronti. Bei tempi. Erano anni in cui – osserva Miotti – dal Pilastro a Goccia sul Badile fino alla salita in giornata (partendo da Sondrio) alla Nusdeo-Taldo sul Picco Luigi Amedeo, passando per le “aderenze” della Val di Mello, i valtellinesi “davano un contributo al cambio di mentalità nel cristallizzato mondo dell’arrampicata italica”.

Come di deduce anche dal racconto “Cima Viola 1977”, le nuove tecniche e attrezzature stavano cambiando l’alpinismo italiano. “Era il Nuovo Mattino ma, a ben guardare”, suggerisce Miotti, “già si percepiva un Nuovo Crepuscolo. Forse non sono molti quelli che, come me, hanno vissuto in pieno gli ultimissimi scampoli del vecchio alpinismo, riti, miti e tabù, per poi passare alle nuove tendenze. Tuttavia, qualcosa di quel primo periodo è rimasto radicato in me e ha influenzato la mia considerazione per la montagna e per l’alpinismo”.

Emerge invece in “Racconti di crinale” lo spirito di ricerca connaturato in Miotti. “E se se a volte lo maledico (questo mio spirito di ricerca), devo ammettere che giornate come quelle della Cima Viola mi dicono che in fondo ne valeva la pena. L’avevo vista la prima volta in un mattino di settembre coperta di luce, lontana e misteriosa, isolata, in fondo a un altopiano di dune sassose che contrastava con l’ambiente amico della sottostante e separata Val d’Avedo. Eravamo in molti. C’erano il Bosca, l’Enrico, il Pierone, il Canova, il Mario. E c’ero io, fresco fresco dal corso di roccia…”.

E’ ormai nel pieno della sua maturità alpinistica Miotti quando nel 1987 realizza con Tarcisio Fazzini sul Cengalo (non ancora disastrato dalle frane) “Cacao Meravigliao” prendendo spunto da una canzoncina lanciata sui teleschermi da Renzo Arbore. La definisce una prima ascensione un po’ pazza all’ultima parete inviolata della Val Bondasca. In sintesi: parete remota, disdegnata da tutti, via nuova ritenuta d’incerto esito, grandi difficoltà superabili con pochi mezzi. “Decisi che se l’impresa avesse avuto successo l’avrei descritta evitando enfasi e toni epici: sarebbe stata un messaggio nella bottiglia e, in qualche modo, di contestazione. Sarebbe stato un racconto in cui tutto era vero e tutto era falso”. Una spiritosa invenzione, per dirla con Carlo Goldoni, è in effetti la storiella che l’impresa al Cengalo fu possibile solo grazie alla lungimiranza del cioccolataio Paulo Meravigliao, fondatore e padrone della Meravigliao Ltd. “Nella capillare ricerca di canali pubblicitari”, annota Miotti, “quell’azienda non tralasciò l’alpinismo, settore in cui s’impegnò stipulando principeschi contratti con alpinisti di nota golosità. Fra gli sponsorizzati ci fummo anch’io e Tarcisio”. Che bugiardo, di vero c’è solo che Popi è un gran goloso di cose belle, di buone letture e sicuramente anche della buona tavola che le sue ragazze non gli faranno certo mancare..

Miotti nel suo sancta sanctorum a Sondrio. Sullo sfondo la sua invidiabile biblioteca e la collezione di antichi apparecchi fotografici. In apertura è severamente impegnato (1987) su misto nella via “Cacao meravigliao” al Cengalo, un’ascensione che nei suoi “Racconti di crinale” definisce un po’ pazza.

Di altro genere “Cinque giorni in inverno” sulla prima traversata invernale del Sentiero Roma compiuta nel 1993. “Una delle mie avventure più belle con un compagno eccezionale (Sergio Salini, NdR). Perché un buon compagno è fattore determinante per la riuscita delle imprese più improbe”. Seguono un omerico, onirico e ironico (parole sue) viaggio fra le ciclopiche scogliere rocciose della Norvegia alla ricerca di Ulisse e di grandi pareti. “La Norvegia”, si legge, “ci accoglie con un’assurda aurora boreale fuori tempo e fuori stagione. Non è l’omerica Aurora dita rosate, ma un brillante e luminoso vortice di filamenti verde fluo con mesh rosa e blu, che trapassa le nuvole grevi di pioggia”.

E poi ancora un balzo nel tempo e nello spazio con l’ultima impresa nel 2011, quando percepì “di essere in procinto di lasciare vecchi lidi e luoghi che avevano segnato anni esaltanti ma anche difficili”. Con l’ascensione allo sperone sud dell’anticima orientale del Monte Disgrazia finiva un ciclo e se ne apriva un altro: quello che ancor oggi lui vive. Già, perché le ginocchia cominciano a dolere e sempre più il desk attira Popi che – senza mai rinunciare a percorrere sentieri e pareti e paretine con spirito di scoperta – mette in piedi il più informato portale sui rifugi alpini delle Alpi e degli Appennini e al tempo stesso disegna e insegue sulla tastiera alcuni miti della sua giovinezza. Tra questi Scipione Borghese, che nel 1907, a bordo dell’automobile Itala vinse il Raid Pechino-Parigi. Miotti scopre o crede di scoprire che era lo stesso nobiluomo che salì in prima ascensione la parete nord del Cengalo e gli dedica il racconto “Il principe e la parete”. Da centellinare.

Altri storici personaggi si succedono nella lanterna magica di questo imperdibile e-book: da Paul Walter Parravicini la cui biblioteca fu rocambolescamente messa in salvo dallo stesso Miotti, alla ricostruzione fantastica dell’epico trasferimento della biblioteca di Albrecht Von Haller, fisiologo e poeta svizzero, alla rievocazione della Grande Gita Patriottica al Passo di Zocca compiuta nel 1911 su iniziativa del CAI di Milano e del Corriere della Sera. In quest’ultimo caso, in vena di bizzarrie letterarie, Popi adotta lo stile ridondante dei gazzettieri dell’altro secolo: le ragazze in escursione sono “ben acconce”, con gonne comode e lunghe, gambe inguainate in calzamaglie di lana calda ma “leggiera” e per ripararsi dal sole indossano larghi cappelli tenuti fermi da nastri multicolori e muniti di una veletta che sarà molto utile quando si troveranno sulle nevi eterne.

Ci sarebbe molto altro da riferire di questa amena cavalcata, se ci è concessa la definizione forse un po’ riduttiva, compreso un fanta-racconto sulle insidie della moderna tecnologia e l’ultima vita di un misterioso insetto, la mosca chionea trovata dal professor Alfredo Corti sulla cresta est-nord-est del Pizzo Ventina nel 1912. E non siamo che alla metà di una raccolta che coniuga vari stili, da un sorvegliato autobiografismo al più disincantato genere picaresco da cui esalano, parole sue, “afrori di legno stagionato di piccozza, ferro di ramponi, sudore di canottiere”. Sicuramente una delle cose migliori che si possano leggere per trascorrere in letizia alcuni scampoli di questi giorni difficili. (Ser)

Negli anni ottanta in escursione con l’amico Walter Bonatti (ph. Serafin/MountCity)

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