Mantegna a Palazzo Madama

L’arrivo a Torino della mostra su Mantegna (1431-1506) a palazzo Madama dove rimane aperta fino al 4 maggio 2020 è un evento atteso e preparato da mesi di pubblicità, da manifesti sparsi in tutta la città e da articoli di presentazione su giornali e riviste. L’aspettativa creata è stata grande e, solo per questo, la mostra attirerà parecchio pubblico. Si inizia entrando in una grande sala ricavata sotto il cortile di palazzo Madama in cui si può assistere al documentario sulla vita e le opere del grande pittore e architetto rinascimentale. Il filmato, presentato come “immersivo” è in realtà una multiproiezione su tre schermi senza particolari effetti speciali ma ben fatta perché raggiunge l’obbiettivo di descrivere le architetture e le grandi realizzazioni ad affresco di palazzo ducale a Mantova che non avrebbero potuto essere ammirate altrimenti. Si sale quindi al piano nobile. Qui si svolge tutto il percorso espositivo che non è solo monografico. Attraverso due sale, suddivise da pareti mobili che delimitano il percorso di visita, sono presenti capolavori dei maggiori protagonisti del Rinascimento nell’Italia settentrionale che furono in rapporto con Mantegna come Donatello, Antonello da Messina, Pisanello, Paolo Uccello, Giovanni Bellini, Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Correggio.

In tutto sono esposti più di cento fra dipinti, disegni, stampe, sculture, medaglie, lettere autografe e preziosi volumi antichi a stampa e miniati che un comitato scientifico ha ottenuto in prestito da varie collezioni italiane tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Pinacoteca Civica ed il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Accademia Carrara di Bergamo, i Musei civici di Padova, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, i Musei Civici di Pavia, la Galleria Sabauda di Torino, i Musei Civici di Mantova.

Parecchio anche il materiale proveniente da musei internazionali per noi meno a portata di mano come il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée du Louvre e il Musée Jacquemart André di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, il Cincinnati Art Museum, il Liechtenstein Museum di Vienna e lo Staatliche Museum di Berlino.

Una mostra quindi imperdibile per gli appassionati di quel periodo storico che è collocato alla fine del quindicesimo secolo quando la scuola del Verrocchio cominciava ad affacciarsi nell’ambiente artistico lombardo con il grande Leonardo da Vinci ed i suoi discepoli. Resta, all’uscita, la sensazione di non aver visto tutto e abbastanza. Di aver dimenticato qualcosa perché purtroppo tutto è compresso in relativamente pochi metri quadri, dove non si ha la giusta misura dell’importanza di ciò che è esposto perché si passa troppo velocemente da un’opera all’altra. Non si ha materialmente il tempo di dimenticare la precedente e di gustare la successiva e, come se ci si trovasse in un meraviglioso mercato dell’antiquariato, si esce frastornati e non pienamente soddisfatti. Una mostra che va assaporata lentamente come il buon vino e cercando di non farsi calpestare i piedi.

Prima di lasciare il palazzo è bene ricordare che ci si trova in uno degli edifici più rappresentativi del Piemonte, se non di tutta l’Italia, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO e sede del Museo civico di arte antica. Il polo museale è costituito da ben 35 sale divise su 4 piani che ospitano un totale di oltre 2.500 opere esposte. Merita una visita anche la torre da cui si può godere una splendida vista della città e dell’arco alpino.

Dario Monti

Vista dalla terrazza panoramica della torre di Palazzo Madama da cui si gode una splendida vista di Torino e dell’arco alpino. In apertura Sant’Antonio e San Bernardino presentano il monogramma di Cristo.

 

Oppure: https://www.guidatorino.com/museo-civico-di-arte-antica-di-torino-medioevo-gotico-rinascimento-barocco-e-molto-altro/

 

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