Grido di dolore da Camaldoli

“Novas d’Occitania” n 193 riferisce sul convegno “La nuova centralità della montagna” tenutosi l’8 e 9 novembre 2019 al monastero di Camaldoli: un grido di dolore sulla situazione di molti comuni ma anche di speranza per le nuove economie innovative e i positivi rapporti montagna-città. Dal sito citato è tratto il report del 19 novembre di Giacomo Lombardo che qui riprendiamo e pubblichiamo.

Verso una nuova centralità? A Camaldoli, in Toscana, si è svolto un interessante convegno sullo stato della montagna italiana. L’iniziativa è stata promossa dalla Società dei Territorialisti e delle Territorialiste ONLUS. Una trentina di oratori si sono avvicendati per parlare delle problematiche che investono la montagna italiana con riguardo particolare al cambiamento climatico e alla sostenibilità del territorio montano e delle popolazioni che ancora, con enormi difficoltà, lo abitano.

Studiosi di alto livello si sono cimentati su temi di grande attualità. Alcuni titoli:

– La centralità della montagna: il patrimonio socioculturale, territoriale, ambientale e paesaggistico;

– Il controesodo: cambiamenti socio demografici e tipologie del ripopolamento;

– L’autogoverno locale: democrazia comunitaria e processi di governance;

– Le economie innovative: forme integrate di produzione, tecnologie e infrastrutture;

– I nuovi rapporti città-montagna.

Molti relatori provenienti da università di tutt’Italia hanno approfondito i vari argomenti con un taglio pratico (anche se non tutti) che mi ha stupito. Alcuni amministratori montani (pochi gli invitati) hanno relazionato sulle gravi difficoltà che gli stessi giornalmente riscontrano e che, sovente, sconfinano al limite della follia a causa di normative assurde e inattuabili e dei tagli lineari dei trasferimenti da parte dello Stato negli ultimi dieci anni. Penalizzati soprattutto i comuni virtuosi.

Gli argomenti sono stati approfonditi in tre tavoli di discussione:

– Montagna interna debole (coordinata da Sergio De La Pierre);

– Montagna interna resiliente (coordinata da Luciano De Bonis e Mauro Varotto);

– Montagna etero-integrata (coordinata da Federica Corrado e Andrea Omizzolo)

e i risultati discussi in una sessione plenaria.

Ne è nato un documento che, edito in versione definitiva, verrà diffuso in ampi contesti, rivolto sia al comune cittadino, sia a tutti i livelli istituzionali. Da parte di tutti si è espressa la considerazione che da decenni la montagna italiana non è stata oggetto di importanti (e decisivi) interventi governativi e che la situazione in cui versa richiede immediate azioni pena il collasso finale della stessa. Anche le leggi relative, che pure esistono, sono state colpevolmente inapplicate (ad esempio la legge 97/94 detta anche legge Carlotto).

L’incapacità della classe politica è davanti agli occhi di tutti e occorre che si muova chi ha testa e conoscenza. Ecco perché il manifesto sarà diffuso in modo massiccio e capillare; queste le intenzione con la consapevolezza che l’argomento non fa audience e quindi dai media non possiamo aspettarci grandi aiuti. Nel corso del convegno è stato riconosciuto da molti il danno causato dal libro di Stella e Rizzo “La casta” che ha dato inizio alla delegittimazione delle Comunità Montane che sono poi state cancellate (anche quelle, ed erano la maggior parte, che avevano lavorato bene o quanto meno a livello di sufficienza) e sostituite dalle Unioni dei Comuni, che non essendo vincolanti, hanno originato sovente mostri di governance locale, in perenne trasformazione (in quanto ai membri che le compongono) sull’alea di rapporti personali tra amministratori: cambia il sindaco, cambio unione! E quindi la programmazione territoriale va a farsi benedire, a scapito di tutti.

Strade interrotte sotto le nevicate di novembre perché non si provvede a liberarle dalla vegetazione incombente sono anche conseguenze della mancanza di politica vera per la montagna. In apertura il meraviglioso monastero di Camaldoli, in Toscana.

In conseguenza di una mancanza di politica vera permangono nelle valli le situazioni di emergenza come si è ben visto in occasione della prima nevicata: mancanza di corrente elettrica (in Valle Po una persona su una sedia a rotelle, che vive sola, è rimasta intrappolata nell’ascensore un’intera notte con relativo trauma che lascio immaginare), strade interrotte perché la Provincia di Cuneo non provvede a liberarle dalla vegetazione incombente (cosa prevista che si è puntualmente verificata), segnali telefonici e internet che vanno e vengono, ecc. I montanari che devono spostarsi quando nevica viaggiano ormai con la motosega a bordo e un bel paio di scarpe di ricambio…

Non so quanto servirà ma credo che il convegno di Camaldoli sia stato importante per dimostrare che anche il mondo accademico-culturale si è accorto dell’agonia della montagna italiana. Un’appendice del documento sarà riservata alla situazione delle lingue minoritarie la cui legge di tutela (482/99) è gravemente inapplicata a livello scolastico e di diffusione RAI. Manca solo che se ne accorga la classe politica!

Giacomo Lombardo

(da “Nòvas d’Occitania” n 193, novembre 2019)

Fonte: http://www.chambradoc.it/novasN193Novembre2019.page?docId=24358

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