A scuola per capire il clima

Lezioni settimanali sui cambiamenti climatici nelle scuole di ogni ordine e grado: sarebbe questo il modo migliore per far maturare nei più giovani una consapevolezza destinata a riflettersi nelle rispettive famiglie, iniziando per giunta a creare un tessuto sociale consapevole di cosa sta avvenendo intorno a noi. Su queste basi il progetto battezzato “Ghiaccio fragile” si è inserito nel 2019 nel movimento “Friday for Future”, il venerdì di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici lanciato dalla svedese Greta Thunberg. Così venerdì 24 maggio è stata l’austera Sala degli stemmi del Museo Montagna di Torino a ospitare la premiazione del concorso cui hanno partecipato venti scuole del Piemonte. L’ideatore del progetto è Gianni Boschis, professore di geografia di Avigliana (Torino). “Ghiaccio fragile” coinvolge 60 insegnanti di scuole medie e superiori e il quotidiano La Stampa (sia benemerito!) lo sostiene dandogli spazio. Il meccanismo è semplice. Corsi per insegnanti si svolgono ai piedi dei ghiacciai, poi vengono le lezioni fra i banchi e il sapere che passa agli studenti di medie e superiori, coinvolti anche con un concorso giornalistico-letterario in collaborazione con La Stampa (www.lastampa.it/ promozioni/lettori/ghiacciofragile/ 2019). Nella Sala degli stemmi del Museomontagna i ragazzi quel venerdì 24 maggio erano sessanta. I vincitori hanno letto i loro scritti. “Versi e testi”, spiega il professor Boschis, “che possono scuotere le nostre coscienze, che ci hanno emozionato. Ciò che mi riempie di soddisfazione è il constatare i frutti di un impegno appassionato, ma sovente frustrato da ostacoli e lacune dei programmi scolastici. Libri di testi inadeguati, poche ore dedicate ai temi ambientali. Ma la nostra ‘semina’ ha trovato terreno fertile nei miei studenti e tra i colleghi che hanno finalmente deciso di impegnarsi in prima persona in questa difficile sfida educativa”.

Il sofferente ghiacciaio del Miage in Val Veny (Aosta). In apertura il professor Gianni Boschis, ideatore del progetto “Ghiaccio fragile”, tra i suoi allievi.

I testi degli studenti premiati in entrambe le sezioni (giornalistico-letteraria e poesia) vengono pubblicati integralmente, per regolamento, nelle pagine de La Stampa. E i primi dieci trovano anche spazio sia sulla pagina Web (www.lastampa.it) alla voce “Ghiaccio fragile” sia sul sito www.meridiani.info. Per l’estate è stata prevista una nuova iniziativa del progetto dedicata agli insegnanti. Una Summer School sul campo, ai piedi dei ghiacciai del Monte Bianco: lezioni e escursioni, tra cui una con le guide alpine al ghiacciaio del Gigante. Per poter organizzare questa sessione estiva, gli organizzatori (che hanno potuto contare sul ministero dell’Istruzione, sulla Regione Piemonte, l’Università di Siena, il Comitato glaciologico italiano, l’Iren energia) hanno avuto il sostegno del Comune di Courmayeur e della funivia Skyway Monte Bianco. Il “collegio” è la Caserma Fior di Roccia in Val Veny resa disponibile dal Centro addestramento alpino dell’esercito.

Ma con quali modalità i cambiamenti climatici entrano nei programmi di insegnamento? La Stampa pubblicò a suo tempo una lettera del professor Boschis al ministro dell’istruzione Marco Bussetti. “Egregio ministro”, scrisse il professore, “intendo portare alla sua attenzione il rapporto tra i cambiamenti climatici e il tempo che la scuola dedica a spiegarli. No, non siamo ancora al passo nell’importante impegno di formare la coscienza ambientale dei giovani”. Che cosa significa non essere ancora al passo? “Le linee guida per i licei e gli istituti tecnici hanno aggiornati programmi”, riconobbe il professor Boschi nel rivolgersi al ministro, “includendo finalmente i legami tra clima e attività umane, ma senza fornire alcuna indicazione metodologica, né riferimento a contenuti specifici. Non è in alcun modo preso in esame il ritiro dei ghiacciai, marker del surriscaldamento globale. Gli insegnanti restano tuttora privi di un orientamento. Non vi è alcun obbligo di trattare il surriscaldamento del clima che è all’origine, tra l’altro, delle recenti devastazioni dei boschi nelle aree alpine del Trentino e del Bellunese”.  Nei libri di testo, spiega ancora il professor Boschis, le trasformazioni climatiche vengono trattate appena dal 4% del totale delle pagine e vi sono testi di Geografia che ignorano l’Antartide. Va ribadito che oggetto dei lavori di “Ghiaccio fragile” è il cambiamento climatico e gli effetti che purtroppo sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti. Fra gli aspetti più evidenti è sicuramente il ritiro dei ghiacciai.

Qualche esempio degli elaborati vincenti? Gioele Bianco (Scuola media Monforte d’Alba, 2° A) scrive: “Mi pare di sentire quel blocco di ghiaccio che si stacca dalla montagna. E, con un suono sordo, si allontana da lei. Sembra la vita che se ne va!”. Maria Delpiano (IC La Morra CN, £A) segnala come in Piemonte e in particolare nelle Langhe, si stia assistendo al progressivo disboscamento delle colline per fare spazio alle intensive colture di viti e noccioli. “Questo danneggia l’ecosistema presente nei boschi e può provocare la scomparsa di uno speciale fungo, il tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico), orgoglio delle Langhe”. Pessimismo e amarezza traspaiono dai versi di Benedetta Orrù (IC La Morra CN, 2°): “Il sole scalda l’intero pianeta, il cuore umano rimane di ghiaccio, tutto tace pur muovendosi adagio, e le stagioni non trovano meta”. Infine Martina Santoro (Liceo Curie Pinerolo, 2° A) ci ricorda che la fusione dei ghiacci continentali porta a un aumento del volume dell’acqua negli oceani, “che potrebbe risultare devastante per molte aree costiere…”. Un articolo, un racconto o una poesia per capire meglio il clima: nessuno prima ci aveva pensato e c’è da augurarsi che l’iniziativa del professor Boschis possa realizzarsi con le stesse modalità anche in altre regioni ed essere adottata nell’ambito delle normative già esistenti, diventare una linea guida e un modo per dimostrare che l’emergenza climatica non è un’invenzione dei soliti catastrofisti.

www.meridiani.info

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