Difesa dell’ambiente. Chi si è messo in luce nel 2018

Nella difesa e promozione della montagna e dell’ambiente alpino quali iniziative del 2018 meritano una segnalazione? Ecco  una serie di spunti un po’alla buona. Ognuno provi se vuole a stilare una graduatoria. Premessa indispensabile è che il 2018 va ricordato per l’affermazione di una nouvelle vague verde: ci riferiamo al voto regionale in Baviera e Assia e al rinnovato interesse in Europa per partiti-movimenti neoecologisti. Quanto al clima, è noto che in montagna si colgono più che altrove i segni dei cambiamenti ed è probabilmente positivo che alla Conferenza di Katowice, il 14 dicembre, i 196 Paesi partecipanti abbiano approvato il “Libro delle regole” che permetterà all’Accordo di Parigi di diventare esecutivo nel 2020. Ma procediamo senza un ordine preciso in questo (speriamo) utile ripasso.

• CAMMINAFORESTE. Tra le buone pratiche premiate nel 2018 da Legambiente con le Bandiere verdi, molte riguardano l’ambito dei servizi ecosistemici, ovvero la valorizzazione delle risorse ambientali in chiave economica e sociale. In pole position l’esperienza diffusa di ERSAF (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste) che ha promosso e realizzato il Cammina ForesteLombardia, un trekking di 42 tappe attraverso 20 foreste regionali (dall’Isola Boschina sul Po alla Costa del Palio, passando per il Parco dello Stelvio e diverse riserve naturali), da percorrere a piedi o in bicicletta dormendo tra rifugi, ostelli, pensioni di montagne.

• CAMPO DEI FIORI. Da segnalare in Lombardia anche le attività di informazione, sensibilizzazione e valorizzazione del territorio da parte del Parco regionale Campo dei Fiori (VA) e dei cittadini dopo gli incendi che l’estate scorsa hanno colpito l’area verde.

• GRUPPI DI ACQUISTO. Molteplici le situazioni dove si riesce a coniugare la cura del territorio con quella delle persone, della salute e della cultura locale. E’ il caso dei gruppi di acquisto solidale di Ecoredia (TO), dell’azienda agricola La Peta (BG) e dei soggetti che sono stati capaci di integrare persone in difficoltà nella gestione del rifugio Alpe Corte Bassa (BG) o anche degli Amici di Osais (UD), preoccupati di perdere la qualità del proprio territorio insieme con la cultura degli avi.

• IL COMUNE PIU’ VIRTUOSO. Qualità della vita e coscienza ambientalista rappresentano un mix ideale a Cavareno, in Val di Non, che si aggiudica così il titolo di “comune più virtuoso d’Italia”. Il Premio Comuni Virtuosi è alla dodicesima edizione. Se lo sono conteso nel 2018 oltre 250 tra paesi e città che hanno risposto al bando promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Ispra, Anci, Borghi Autentici d’Italia, Agenda 21 Italia. Quanto a Cavareno, è risultato il migliore per “la trasversalità delle azioni messe in campo a favore dell’ambiente, per la capacità di coinvolgimento attivo della cittadinanza, per aver investito in progetti legati alla sostenibilità e alla promozione di una cultura dei beni comuni”. Le iniziative messe in campo sono molteplici e tutte ampiamente descritte nella relazione di cui è possibile qui prendere visione.

• FAMIGLIA SBALLATA. Non è mai troppo tardi per dare un taglio alle nostre vecchie abitudini. Siamo capaci di non utilizzare più prodotti alimentari confezionati e bottiglie e bottigliette di plastica “a perdere”, così comode e sempre a portata di mano ma tanto dannose per l’ambiente? L’esempio lo offre a Varese la famiglia di Lorenzo Serafin e Chiara Ricardi, entrambi architetti. Si sono ribattezzati una “famiglia sballata” perché hanno deciso di vivere centellinando quanto più possibile l’utilizzo di imballaggi.

• TUTELA DEVERO. Tra i benemeriti del 2018 da segnalare in campo ambientale il Comitato Tutela Devero che si batte contro il Piano territoriale “Avvicinare le Montagne” ovvero contro il collegamento con impianti tra la meravigliosa piana del Devero (area protetta) e il comprensorio sciistico di San Domenico in Val Divedro. Il Comitato è nato alla fine del 2017 anche per volontà di tre albergatori/rifugisti del Devero e di Mountain Wilderness. Una raccolta di firme contro il progetto, con l’adesione del Cai, ha superato le 70 mila adesioni. Come andrà a finire?

• TURISMO DOLCE. Il 2018 è da ricordare per la Festa del Solstizio realizzata dall’Associazione Dislivelli in Val Maira nel Cuneese per affermare l’orgoglio del turismo dolce sulle Alpi. Dal 22 al 24 giugno nell’accogliente piana di Acceglio si è ribadito come il futuro dell’Italia si giochi sul riscatto di montagne e borghi dimenticati, dove si annidano le forze più vive, innovative e propositive del paese. I partecipanti alla Festa del Solstizio hanno condiviso e firmato il Manifesto del Turismo Dolce, una piattaforma di buone pratiche per i frequentatori della montagna, gli operatori del turismo, gli amministratori e, si spera, i politici di ogni provenienza.

• MERCALLI. È stato pubblicato da Einaudi il nuovo libro di Luca Mercalli “Non c’è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali” (262 pagine, 18 euro) che ripercorre dieci anni di notizie inquietanti sulla salute del Pianeta. Tra i vari capitoli spicca una lettera della Terra al genere umano. “Cari umani”, sono le parole del Pianeta, “non l’ho mai fatto prima, ma quest’anno ho deciso di scrivervi. Di capodanni ne ho visti quattro miliardi e mezzo. Duecentomila anni fa siete comparsi voi, autonominati Homo sapiens, ora siete diventati tantissimi, formicolate in sette miliardi e mezzo sulla mia pelle, mi pungete con trivelle per succhiarmi olio che io avevo sigillato in innocue vesciche, scavate gallerie per estrarmi preziosi elementi che poi buttate come rifiuti disperdendoli per sempre e avvelenandovi da soli, abbattete le foreste che mi coprono di una verde peluria, esaurite i pesci degli oceani e sterminate le creature della mia biosfera che ci ha messo tre miliardi di anni per evolversi; asfaltate, cementate, bruciate, fumate, inquinate qualsiasi cosa passi per le vostre mani…”

Un gruppo di studenti impegnati nel progetto “Ghiaccio fragile”. In apertura un aspetto del Camminaforeste 2018 (ph. Matteo Antonio Rapella)

• GHIACCIO FRAGILE. Lezioni settimanali sui cambiamenti climatici nelle scuole di ogni ordine e grado: l’ideatore del progetto “Ghiaccio fragile” è Gianni Boschis, professore di geografia di Avigliana (Torino) e dottorando all’Università di Camerino. Il progetto coinvolge 60 professori di scuole medie e superiori. La Stampa del 16 settembre ha pubblicato una lettera al ministro dell’istruzione Marco Bussetti da parte dello stesso professor Boschis. “Egregio ministro”, scrisse il professore, “intendo portare alla sua attenzione il rapporto tra i cambiamenti climatici e il tempo che la scuola dedica a spiegarli. Non siamo ancora al passo nell’importante impegno di formare la coscienza ambientale dei giovani”. Che cosa significa non essere ancora al passo? “Le linee guida per i licei e gli istituti tecnici hanno in effetti aggiornati programmi”, spiega il professor Boschi, “includendo finalmente i legami tra clima e attività umane, ma senza fornire alcuna indicazione metodologica, né riferimento a contenuti specifici. Non è in alcun modo preso in esame il ritiro dei ghiacciai, marker del surriscaldamento globale. Gli insegnanti restano tuttora privi di un orientamento. Non vi è alcun obbligo di trattare il surriscaldamento del clima che è all’origine delle recenti devastazioni dei boschi nelle aree alpine del Trentino e del Bellunese”. Per partecipare al progetto c’è tempo fino al 31 marzo 2019. Due le categorie degli elaborati: la prima è quella di un articolo giornalistico, di un racconto letterario, oppure di un saggio, in 3.600 battute; il secondo è la poesia (non più di 30 versi) a tecnica libera. Si può partecipare soltanto individualmente. La scheda di iscrizione si può scaricare dal sito www.meridiani.info. Il concorso è coordinato da Meridiani società scientifica in collaborazione con La Stampa e il Centro servizi didattici della Città Metropolitana di Torino. Iscrizioni e componimento vanno spediti a daniela.truffo@cittametropolitana.torino.it (tel. 011.8613678). Oggetto dei lavori è il cambiamento climatico e gli effetti che provoca. Fra gli aspetti più evidenti il ritiro dei ghiacciai.

• GIPETI. Per difendere il nido dei gipeti è stato proibito in dicembre l’accesso a diverse cascate di ghiaccio in Valnontey, nel Parco del Gran Paradiso. Un’iniziativa degna di segnalazione. La femmina a quanto pare è pronta a deporre l’uovo ma a destra e a sinistra di quella parete impervia uomini colorati sfidano con piccozze e ramponi il ghiaccio delle cascate. E i gipeti si spaventano, rischiano di lasciare il nido magari proprio quando comincerà la cova all’inizio dell’anno prossimo…

• GHIACCIAI IN GHIACCIAIA. Come raccontare il clima ai pronipoti quando tutto il ghiaccio delle Alpi si sarà sciolto? Semplice. Basta conservare un campione trasferendolo in Antartide dove la temperatura si manterrà a lungo sui 50 gradi sottozero. I ghiacciai delle Alpi hanno intrappolato elementi chimici, particelle organiche e altre tracce dell’ambiente e del clima passato. Rappresentano quindi un archivio unico per le generazioni future. Ora si tratta di conservarli in ghiacciaia come si faceva prima che i frigoriferi fossero alla portata di tutti e si comprava il ghiaccio a pezzi per riporlo in uno speciale armadietto zincato. Dalla Valle d’Aosta, a quanto annuncia La Stampa del 3 novembre 2018, è partita la prima “carota” di ghiaccio italiana. A estrarla dal Grand Combin, massiccio al confine con la Svizzera a 4200 metri di quota, hanno provveduto i glaciologi dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del Cnr-Consiglio nazionale delle ricerche impegnati nel progetto internazionale “Protecting Ice Memory” patrocinato dalle Commissioni nazionali Unesco di Francia e Italia.

• STRADE DA SALVARE. A lanciare l’hashtag #salviamo le strade di montagna ha provveduto in autunno la Confcommercio Cuneo chiedendo la collaborazione dei cittadini cuneesi e di turisti e visitatori. La prospettiva è che queste stradine tanto amate dai ciclisti diventino adesso a pagamento e, ciò che più conta, “aperte a ogni forma di utilizzo”, compresi purtroppo moto, fuoristrada e quad. A prendere posizione contro un possibile assalto motorizzato è soprattutto Roberto Colombero, presidente in scadenza dell’Unione Montana Valle Maira e sindaco di Canosio, che ha stabilito una regolamentazione degli accessi anche per salvaguardare la naturalità e il silenzio, elementi basilari del turismo in queste vallate. (Ser)

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *