La montagna piange Guichonnet

La scomparsa a 98 anni del francese Paul Guichonnet, uno dei più grandi specialisti di storia e geografia delle Alpi, un uomo dalla cultura enciclopedica, ha dolorosamente colpito gli studiosi di queste materie e tanti amici della montagna che hanno avuto occasione di conoscerlo in Italia, una specie di sua seconda patria. Tra le varie onorificenze ricevute, lo scomparso era ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Cavaliere dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro. A Belluno ha collaborato a lungo con la Fondazione Angelini del cui Consiglio scientifico faceva parte. Se ne è andato il 13 settembre ad Annemasse, nell’Alta Savoia, a quanto ha pubblicato qualche giorno dopo la rassegna bellunese “L’amico del popolo”. Poi grazie al tam tam di Bruno Zannantonio che si diletta di far circolare tra gli amici le notizie di montagna degne di nota e spesso colpevolmente ignorate, si è saputo di questa grave perdita.

“Storia e civiltà delle Alpi” (Jaka Book, 1984) è la sua opera più famosa. In alto Guichonnet durante un simposio alla Fondazione Angelini (ph. Serafin/MountCity)

Guichonnet, al quale il sindaco di Belluno consegnò nel 2003 il sigillo della città, è stato autore e coordinatore del fondamentale “Storia e civiltà delle Alpi” in due volumi (Jaka Book, 1984) scritto a più mani, un’opera che dovrebbe figurare sugli scaffali di ogni studioso della materia. “Quest’opera”, spiega lo scrittore Enrico Camanni, “apre le porte a una lettura corale e multidisciplinare del divenire storico, fisico, geografico, etnografico e antropologico. Dopo tanti studi settoriali, finalmente l’universo alpino trae vantaggio da una visione complessa, che di lì a poco potrà definirsi europea”. “Guichonnet, con la sua opera omnia e un mare di scritti”, ricorda a sua volta Luciano Caveri, giornalista valdostano che ha ricoperto importanti incarichi come parlamentare, “è stato uno degli intellettuali che ha inciso una traccia indelebile, dimostrando come solo l’integrazione europea può dare più libertà ai popoli alpini e migliorare il dialogo fra di loro senza le gabbie dei nazionalismi statali”.

Guichonnet con Andrea Angelini che nel 1999, in veste di direttore della Fondazione fondata da suo padre, diede vita all’organizzazione Rete Montagna.

La produzione di Guichonnet nel campo della saggistica si può considerare sterminata: portano la sua autorevole firma 700 pubblicazioni. Una delle ultime in ordine di tempo riguarda la questione del Monte Bianco, ovvero l’errata definizione da parte dei francesi dei confini statali rispetto alla vecchia cartografia. Un problema sviscerato dai milanesi Laura e Giorgio Aliprandi, studiosi della cartografia storica delle Alpi, che si sono a lungo confrontati con lo storico francese.

Come gli Aliprandi, Guichonnet ha sempre sostenuto che la Francia ha effettivamente “rubato” all’Italia la sommità del “gigante delle Alpi” inglobando nelle carte il Monte Bianco di Courmayeur. “Spero”, disse quando iniziò a occuparsi del problema, “di portare un contributo che chiarirà la faccenda. Il trattato di cessione della Savoia e Nizza nel 24 marzo 1860 rinviava la questione dei confini a una commissione mista franco-sarda. Questa, dopo le misurazioni geodetiche, concluse i lavori con una convenzione, firmata a Torino il 7 marzo 1861 e ratificata il 16 marzo da entrambi i Paesi. Cosa strana, questo documento che doveva descrivere esattamente il nuovo confine non è mai stato pubblicato. Nel 1863 la prima carta del Monte Bianco del capitano Mieulet spostò il confine sul versante valdostano, a scapito dell’Italia e tutte le carte francesi ne tennero conto”. Chiarita la faccenda? Non del tutto, pare. Ma anche in questo campo le ricerche di Guichonnet continueranno a lungo a fare testo.   (Ser)

L’opuscolo con cui venne divulgato nel 2003 l’omaggio di Belluno a Guichonnet.

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