Quei provetti alpinisti con la coda

Ha fatto notizia questa estate lesperienza del valtellinese Andrea Scherini e del suo cane chiamato Nepal arrivati assieme, in cordata, in cima al Breithorn Occidentale, a 4.165 metri di quota sulle alpi Pennine, nel Gruppo del Monte Rosa. Una pagina è stata dedicata allimpresa dal Corriere della Sera senza tenere conto tuttavia che altri provetti cani alpinisti sono stati protagonisti di esperienze notevoli in diverse epoche, a cominciare da Scinghel, intrepida cagnetta del reverendo americano Coolidge che ha seguto il suo padrone alla fine dellOttocento in una serie di inedite ascensioni nelle Alpi. Qui proponiamo, per gentile concessione degli autori, la storia di Ernesto, cane alpinista delle Grigne, la cui storia è stata raccontata nel volume Samaritani con la coda (Priuli&Verlucca 2005).

Andrea Scherini e il suo cane chiamato Nepal (dal Corriere della Sera on line) e, in alto, un primo piano di Ernesto, intrepido scalatore delle Grigne (ph. Serafin/MountCity)

Le Grigne a quattro zampe

“Andemm all’Elisa? Andemm! Quattro (si fa per dire) telefonate e alla partenza ci troviamo in otto”, racconta Marina Necchi Curioni. L’escursione sulle Grigne risale agli anni Ottanta e Marina la ricorda ancora oggi per uno incontro davvero straordinario. Ma procediamo con ordine attingendo a un suo resoconto scritto all’epoca per Lo Scarpone. E’ sabato pomeriggio, gli escursionisti milanesi lasciano le macchine a Rongio. Sacchi sulle spalle e si avviano. All’improvviso corre loro incontro, ma non è esatto dire corre incontro, è più reale dire piomba addosso alla comitiva un cagnetto nero, saltellante, scodinzolante, felicissimo di vederli per la prima volta. Lecca le mani, le mordicchia, abbaia di gioia: erano secoli che aspettava proprio loro. Imboccano il sentiero, e lui con loro.

La salita è lunga, faticosa. Quel sentiero che s’inerpica a zig zag offre generosi scorci su un mondo primordiale. La valle è selvaggia, incontaminata, frequentata (per fortuna) da poca gente sensibile e civile: infatti si possono ammirare alcune specie di fiori ormai scomparsi in altre valli, i prati sono un trionfo di colori con i fiori di campo comuni ma maggiorati in tutti i sensi. L’amico a quattro zampe è sempre con loro, è il nono componente la compagnia e, non sapendone il nome, chissà perché decidono di chiamarlo Ernesto.

A mezz’ora dall’Elisa, sono le venti e trenta, hanno la fortuna di assistere a uno spettacolo raro. Le rocce sotto gli spalti della Grignetta si accendono di rosso: è il fenomeno dell’enrosadira. Rimangono muti ad ammirare e l’Ernesto con loro. Eccoli all’Elisa.

Al mattino s’incamminano per il rifugio Brioschi. L’ottima guida Valli delle Grigne e del Resegone del Touring definisce questo percorso un itinerario che richiede una buona preparazione alpinistica soprattutto nel tratto dal rifugio Elisa alla Bocchetta della Bassa. Gli amici milanesi ammirano prati che definiscono di sogno. Unico inconveniente. Ernesto non è più con loro. Amen.

Dopo più di un’ora di marcia lo sentono arrivare pancia a terra, la lingua di fuori, tutto ansimante. Li aveva persi. Li ha ritrovati. Con loro risale costoni erbosi, ripidi crinali, un caminetto con catena fissa (l’aiutano), ghiaie, balze, un canaletto di neve e si arriva così alla Bocchetta del Releccio. Poco dopo l’Ernesto entra trionfante in Brioschi e ancora una volta dimostra tutta la sua felicità. Dopo le cerimonie e i saluti di rito in cima al Grignone scendono e rifanno la ferrata. L’abilità di Ernesto è sbalorditiva nel percorrere ogni tratto, anche il più esposto, senza esitare. Solo a un passaggio guaisce: uno degli escursionisti allora si ferma, lui si appoggia a una spalla, a un ginocchio, quattro salti ed è giù. Non sanno più che termine usare per definirlo, ma ne sono ammirati e figurarsi quanto contenti.

Al rifugio Elisa c’è un commensale in più. Lo vezzeggiano e lo premiamo con un pranzo che forse non dimenticherà. Passo passo, a malincuore tornano infine verso la civiltà. Ernesto è sempre con loro. Gli offrono anche il gelato. Giunti alle macchine ci sono i rituali cambi di scarpe e maglie con il portellone aperto. Ma riposti i sacchi, si guardiano intorno…ed Ernesto non c’è più.

Ernesto non amava gli addii.

(da Samaritani con la coda di Laura Guardini e Roberto Serafin. Priuli&Verlucca, 2005)

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