La lunga notte di Francesco

Ha pagato caro il suo amore per le Dolomiti e il suo spirito di amicizia. Francesco Cappellari, accademico del Club Alpino Italiano e rinomato istruttore di alpinismo del Cai di Padova, sua città natale, è precipitato a mezzanotte del primo luglio in un canalone del Vajolet, camminando in salita a due passi dall’omonimo rifugio. Si è salvato per miracolo e ora è affidato alle cure dei medici del Santa Chiara di Trento. Aveva deciso di andare incontro a un gruppo di allievi che si erano attardati in una scalata e mai e poi mai si sarebbe coricato senza vedere tornare i suoi ragazzi sani e salvi. Il Soccorso alpino lo ha recuperato dopo il terrificante salto nel buio compiendo complesse manovre. Adesso i medici gli stanno rimettendo a posto alcune costole e il bacino fratturato e la prognosi è favorevole. Così, dopo avere appreso la notizia dai giornali locali, siamo in tanti a tirare un sospiro di sollievo per Francesco assieme alla gentile Rossella Benetollo, sua compagna nel lavoro e nella vita.

Cappellari, primo tra i concittadini padovani a condurre una spedizione agli ottomila metri del Gasherbrum II, è anche un rinomato editore, fondatore e leader di “Idea Montagna” che nel campo delle guide rappresenta un marchio di qualità, una garanzia assoluta. Un particolare significativo della sua operosa generosità va qui riferito. E’ nel suo atelier di Teolo che periodicamente prende vita con il determinante contributo di Denis Perilli (e senza alcun onere per il piccolo gruppo di attivisti) il notiziario di Mountain Wilderness, voce importante dell’ambientalismo alpino. Francesco, al quale l’augurio più affettuoso che gli si possa fare è di ristabilirsi in fretta e tornare al più presto alle sue montagne e ai suoi libri, ha affrontato in tutto il mondo salite e arrampicate di ogni grado di difficoltà e con qualsiasi tempo. Ma a tradirlo, nel cuore di questa lunga e maledetta notte, è stato quel banale sentiero poco lontano dal rifugio dove doveva pernottare. La montagna è fatta così. E poi poteva andare anche peggio. Dài Francesco, guarisci in fretta: siamo in tanti ad augurartelo non sai con quanto affetto. (Ser)

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