Pole pole…sul Kili con Barmasse

Non è la vetta più difficile del mondo, ma il Kilimangiaro (la cima più alta dell’Africa con i suoi 5.895 metri) presenta difficolta fisiche e mentali notevoli per tutti. Tocca a Hervé Barmasse domenica 4 marzo 2018, durante la trasmissione di RAI3 “Kilimangiaro”, accompagnarci (in modo solo virtuale, peccato) nel lungo trekking che porta sino alla vetta. Che non è proprio a due passi, sia che si salga per la via normale Marangu con i rifugi Mandara Hut (2.700 m), Horombo Hut (3.720 m) e Kibo Hut (4.700 m) ciascuno dei quali è affiancato da una serie di piccole costruzioni in grado di accogliere dignitosamente gli escursionisti. E sia che si affronti la Machame, più lunga e articolata, che richiede 
di piantare le tende in campi brulicanti di trekker e portatori.

Sono quasi cento i chilometri fra salita e discesa, spesso incappando nei capricci del tempo. Il Kili offre un ricco repertorio di temporali e nevicate, ma anche di improvvisi e meravigliosi squarci di sole. Fatica? Durante la salita al Kili occorre procedere con il passo giusto, piano piano ovvero “pole pole” come raccomandano le guide locali. Ma anche procedendo così, quando si superano i quattromila, le gambe si appesantiscono e il respiro si fa corto. Poi chi ha raggiunto di primo mattino la cima dove, ad accoglierlo, c’è la bandiera della Tanzania sfilacciata dal vento e il grande tabellone ligneo con le parole “Congratulazioni, ora siete sul punto più alto dell’Africa”, deve rassegnarsi a sprofondare rapidamente a piedi tremila metri più in basso, al Mweka camp, destreggiandosi su un terreno fangoso e scivoloso, dove la traccia del sentiero scavata da fiumane di trekker corre fra due muraglioni di terra. All’arrivo, dei ragazzi servizievoli armati di secchi d’acqua e di spugne, tolgono dietro modico compenso il fango di cui si è cosparsi. La fatica dei summiter viene compensata con un diploma, e chi non ce l’ha fatta rimane scornato e a bocca asciutta. E’ importante disporre di un cuore sano e polmoni buoni, e avere compiuto il giusto allenamento. Perché salire sul Kilimangiaro non è affare che possa riguardare ordinari turisti. Ma questo lasciamolo raccontare a Barmasse, sempre piacevole e accattivante dietro la sua schiva aria di montanaro, incalzato dalle domande e dagli stupori della conduttrice Camila. (Ser)

Salendo tra lussureggianti piante tropicali e, in alto, la cima raggiunta all’alba. Archivio H. Barmasse

Un pensiero riguardo “Pole pole…sul Kili con Barmasse

  • 06/03/2018 in 11:42
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    Cari amici,
    Credo non difficile identificarmi, sono Beppe Tenti, organizzo e conduco la trasmissione di Rai 1 Overland da oltre vent’anni.
    Pochi però sanno che in punta al Kilimangiaro sono stato 19 volte e ho portato 1426 persone a partire dal 1967 con l‘organizzazione Overland.
    Quello che ci si è anche dimenticati, ma che io ricordo bene, è che sono salito in punta al Kilimangiaro all’inizio del 1988 con Virginia, Ornella, Massimo, Roberto e Riccardo, tutti muniti di deltaplano e con 2 guide alpine alpine francesi di Chamonix che fungevano da cineoperatori oltre a Franco Girodo, guida alpina italiana responsabile tecnico. Arrivati in punta, le due guide si sono lanciate con un deltaplano biposto per effettuare le riprese del volo dei 4 deltaplanisti italiani che hanno raggiunto la città di Moshi dopo una planata di 52 Km e 5000 metri di dislivello.
    La conclusione di questa spedizione è che è stato stabilito il primato mondiale di salto femminile con deltaplano dalla cima del Kilimangiaro, una planata che non è mai stata ripetuta da nessuno perchè tutti i permessi di lancio furono annullati in quanto il deltaplano è stato dichiarato arma di guerra. Da questa spedizione è stato ricavato un filmato da Sebastiano Rendina che ha vinto numerosi premi oltre ad essere stato messo in onda dalla Rai nella “Serata dell’avventura – Aria” nel 1988. Se volete andare al Kilimangiaro, sul monte Kenya o sul Rwenzori contattatemi abbiamo partenze ogni settimana dell’anno!
    Beppe Tenti

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