Come dev’essere l’alberello

Per sopravvivere, un abete dev’essere piccolo o, al massimo, non superare i due metri. E poi dev’essere espiantato a regola d’arte. Il che vuol dire che va individuato almeno con due anni di anticipo. E quindi  “preparato”: significa che le radici vanno tagliate per tre quarti della zolla, in modo tale che, due anni dopo, la pianta avrà creato un apparato di piccole radici nuove che possono consentire la sopravvivenza dell’abete. È un po’ quello che accade nei vivai. Con un albero di 20 metri e più, invece, non se ne parla proprio… Ma ecco come Mario Rigoni Stern, il celeberrimo “sergente nella neve”, spiega come dev’essere l’albero di Natale.

Così Rigoni Stern lo difende

…da allora si diffuse la tradizione dell’albero di Natale che oggi ambientalisti e verdi vorrebbero far morire. La loro ragione, molto emotiva e poco razionale, è che migliaia se non milioni di abeti vengono così sacrificati, che boschi vengono distrutti con grave danno ecologico. E si indignano. Ma le cose non stanno così. Intanto si può dire che dove per così tanto tempo questa tradizione è viva e viene praticata, i boschi non sono affatto scomparsi. Nei Paesi del Nord Europa le foreste di conifere coprono ancora grandi estensioni di quei territori ed è da credere che le superfici boscate sono aumentate. Ben altre sono le minacce alla loro vita! Da noi, invece, per i boschi delle nostre montagne, devo dire che non saranno certamente gli alberi di Natale a stravolgere l’ambiente […] La migliore foresta, la più utile all’uomo sotto ogni aspetto, non è la foresta vergine o quella abbandonata a se stessa, ma quella mista, disetanea e coltivata. Lo dicono da tempo l’esperienza e gli studiosi che tutta la vita hanno dedicato al bosco; e per coltivarlo, per averne i benefici, bisogna appunto tagliare o agevolare lo sviluppo. La foresta ci deve dare legname da opera e da carta, legna per riscaldarci. E anche alberi di Natale per ricordarci il ritorno del Sole e la nascita di Cristo.

Mario Rigoni Stern

da Arboreto selvatico Einaudi, Torino 1991

“La migliore foresta, la più utile all’uomo sotto ogni aspetto, non è la foresta vergine o quella abbandonata a se stessa” (Mario Rigoni Stern).

 

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