Valanghe. Cambia il clima, la strage è la solita

Secondo l’associazione francese per lo studio delle valanghe e della neve (Anena), nella totalità degli incidenti registrati l’inverno scorso la pendenza era superiore a 35°.

Due particolari interessanti emergono dal rapporto che ogni anno alle soglie dell’inverno viene diramato in Francia dall’Associazione nazionale per lo studio delle valanghe e della neve (Anena) con riferimento alla stagione precedente. Il primo particolare riguarda la circostanza che lo scorso inverno è stato mite ma solo per il clima. Sempre alto si mantiene invece il tributo di vittime e sempre troppe non possono che risultare nelle Alpi francesi le 22 persone che hanno perso la vita andando fuori pista. Ma così è, la cifra non si discosta da quanto emerge ogni anno da queste tristi statistiche. L’altro particolare da non sottovalutare è che le vittime non appartengono alla categoria degli sprovveduti che si avventurano fuori pista senza le carte in regola per farlo, ma sono in genere praticanti assidui che si meritano tutti la qualifica di esperti. Il motivo? Semplice, spiega Fred Jarry che ha minuziosamente recensito, uno per uno, i 44 incidenti registrati dall’Anena: la ragione in questo caso è da ricercare sia in fattori umani (effetto delle dinamiche di gruppo, eccessiva familiarità con il rischio, ecc.) sia nel fatto che, statisticamente, questo tipo di sciatore si espone di più ai pericoli trascorrendo più tempo al di fuori dei percorsi pistati. Nel rapporto sono 13 gli incidenti recensiti che hanno avuto conseguenze mortali causando il decesso di 22 persone. Da notare che quattro di questi incidenti hanno assunto dimensioni catastrofiche causando 13 dei 22 morti citati: il 13 febbraio a Tignes (Savoia), hanno perso la vita un maestro di sci e tre clienti; il 17 febbraio a Mongenèvre tre sci alpinisti italiani e la loro guida sono stati trascinati in un canalone e sono deceduti per le ferite riportate; il 7 marzo a Valfrejus, una placca ha travolto tre snowboarders olandesi senza dal loro scampo; il 9 maggio a Bonneval-sur-Arc tre alpinisti (una guida e due maestri) sono stati mortalmente travolti lungo un costone particolarmente ripido.

La valanga del 12 febbraio 2017 a Véry. Sopra il titolo l’impressionante slavina del 7 marzo al Fréjus (le foto sono del servizio francese www.data-avalanche.org)

Nella totalità degli incidenti il pendio era superiore a 35°. In 11 casi aveva nevicato da poco o si erano registrati accumuli di neve per il forte vento. In 8 casi il comportamento incauto delle vittime è stata la causa della loro rovina. Tre di questi infelici sciavano da soli…S’intende che la pubblicazione del rapporto alla vigilia della nuova stagione ha anche lo scopo dichiarato di mettere in guardia una volta di più (e per ciò che vale) gli appassionati facendo leva sulla tragica eloquenza delle statistiche. E al di qua delle Alpi? Dal sito dell’Aineva si apprende che gli incidenti dello scorso inverno sono stati in Italia 47, appena tre più che in Francia. Invano si cercano notizie e approfondimenti sulla stagione trascorsa nei siti del CAI-SVI e in quello del Soccorso alpino e speleologico. Accontentiamoci dell’esemplare lavoro svolto dagli esperti francesi. Da noi tutto per ora tace sul web e forse occorrerà attendere il disgelo per saperne qualcosa. (Ser)

Fonte: http://www.skipa lo studio della neve e delle valanghge)ss.com/news/154412-bilan-des-accidents-d-avalanche-2.html

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