Quei forzati delle condotte forzate

Correre in salita lungo condotte forzate o costeggiando cremagliere. Superare, un gradino dopo l’altro, muri di cemento con pendenze inaudite. Che cosa non si fa oggi per sentirsi vivi? “Finché un uomo sogna e desidera può ritenersi vivo”, ripeteva Oliviero Bellinzani che fece da apripista, nel 2015, all’ormai mitico “Vertical Tube” in Valtellina. Il suo sogno, tutt’altro che proibito per uno del suo stampo, era quello di salire come un camoscio con una gamba sola, l’unica a sua disposizione, con o senza stampelle. Per sentirsi vivi si può anche gareggiare a Fully, in Svizzera, una salita di mille metri con due chilometri di sviluppo. Il tracciato anche in questo caso non dà tregua lungo la linea di una vecchia cremagliera. E’ il percorso più ripido del mondo con una pendenza media del 61%. Ma niente di nuovo sotto il sole. Sbaglia dunque La Stampa nel definire unica nel suo genere la gara “Energy Vertical” che si è corsa a Locana, in Valle dell’Orco, lungo la condotta forzata della centrale idroelettrica di Rosone: tremiladuecento gradini da salire di corsa, tutti d’un fiato. Un modo, anche questo per sentirsi vivi: ma solo per chi può permetterselo. (Ser)

2 pensieri riguardo “Quei forzati delle condotte forzate

  • 03/10/2017 in 11:35
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    Mi piace ricordare che già negli anni 60, infrangendo tassativi divieti, calzando però gli scarponi di allora, salivamo e……scendevamo per “allenamento” ai rally di ski-alp, dai piani inclinati di Chiavenna e di Sondrio (oggi sedi di durissime gare del “tubo”)

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  • 02/10/2017 in 16:26
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    Adesso almeno ci sono le corde fisse e non si sale quando c’è la neve o il ghiaccio….. però si va più veloci!

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