Lassù nelle Dolomiti dove osava Fantozzi

Paolo Villaggio in montagna con i figli.

L’immagine del pavido ragionier Fantozzi Ugo con “la pelle color topo e i capelli giallo sabbia” ha finito per condizionare la figura di Paolo Villaggio scomparso il 2 luglio 2017 a 84 anni. Nell’evocare gli aspetti salienti del suo carattere, pochi o nessuno ricorda però che Villaggio è stato anche un appassionato alpinista: come tale dotato di un particolare intuito e anche di quell’innata creatività che nei veri alpinisti si sposa con il senso di avventura e che lo avrebbe condotto a diventare uomo di spettacolo ai massimi livelli. Gli era compagno di scalata negli anni Cinquanta il fratello gemello Piero, scomparso nel 2014, a sua volta uomo di scienza: era docente presso la Normale di Pisa e membro dell’Accademia dei Lincei.

L’intervento di Piero Villaggio nel 1994 a un convegno del Club Alpino Accademico Italiano. Nella foto sopra il titolo Paolo nel ruolo di Fantozzi.

Il Club Alpino Italiano annoverava Piero tra i soci accademici. I fratelli Villaggio agivano soprattutto sulle montagne intorno a Cortina d’Ampezzo dove si aggiravano per le Tofane e le Cinque Torre come i gatti nella legnaia indossando i rossi maglioni degli Scoiattoli. Compagno di scalate a Cortina era anche l’ex ad della Fiat Paolo Fresco compagno di banco dei gemelli Villaggio al Liceo Doria. “Piero era molto rigoroso nel cercare, anche quando scalava, l’eccellenza”, ricorda Fresco. “Io l’ho sempre ammirato. Avevo un rapporto di ammirazione e rispetto, oltre a un grande affetto, sia con Piero sia con Paolo”. Fisicamente Paolo e Piero non si somigliavano, perlomeno negli anni della maturità e della vecchiaia. Piero aveva un’aria ascetica, ma era di grande cordialità e gli piaceva parlare di montagna e partecipare alle adunate dell’Accademico. Entrambi i fratelli Villaggio erano esigenti con se stessi e gli altri. Pare che all’inizio di ogni ciclo delle sue lezioni, Piero dicesse agli studenti: “Mio fratello fa ridere. Io invece vi farò piangere”. Paolo tornava spesso in vacanza a Cortina, ma le mani sulla roccia non ha più voluto metterle. Piero delle sue rocce ha invece continuato a interessarsi anche come scienziato. A proposito di alcuni importanti crolli nelle “sue” Dolomiti invitò a monitorare continuamente quei campanili in bilico che progressivamente danno segnali d’instabilità, individuando quelle fessure a monte che preannunciano il distacco di una frana. Addio Paolo, addio Piero, che la vostra cordata possa continuare felicemente lassù. (Ser)

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