Magico Amy in sei racconti

Con questo, in lingua italiana sono stati finora pubblicati tre libri di Bernard Amy. I precedenti sono stati “Il più grande arrampicatore del mondo” (CDA&Vivalda 1987) e “L’alpinismo” (Dall’Oglio 1983).

Due piacevoli vestali italiane hanno degnamente accolto in maggio a Torino Bernard Amy, guru indiscusso dell’alpinismo transalpino, scrittore fantasioso e introspettivo. A tenere a battesimo alla libreria La Montagna  la sua raccolta di racconti “La scala di Giacobbe” (Monterosa edizioni, 168 pagine, 13,50 euro) c’erano Linda Cottino, che alterna con altrettanta scioltezza scalate cartacee e su roccia, e Livia Olivelli, titolare della casa editrice citata, che si è prestata anche a tradurre la prosa di Amy. Un’impresa della cui riuscita Livia non può che dirsi fiera, trattandosi di una prosa, quella di Bernard Amy, piena di suggestioni e di magia, qua e là allusiva, sempre puntuale quando si tratta di raccontare una scalata ricorrendo a tutti i termini tecnici del caso. Nei sei racconti che compongono il nuovo libro di Amy si sviluppano i temi principali della sua narrativa: dal rapporto tra montagna e scrittura, e più in generale dal bisogno di raccontare degli alpinisti, alle motivazioni che spingono gli alpinisti a percorrere quei loro deserti di rocce e ghiacci, a salire sempre più in alto e più in alto degli altri, alla consapevole assunzione del rischio. Ma in questo imperdibile libro di Amy c’è anche un’intelligente rivisitazione dell’ambientalismo moderno infarcito talvolta di luoghi comuni. Il che, detto da Amy che è stato tra i fondatori trent’anni fa di Mountain Wilderness International di cui è presidente onorario, acquista un particolare valore. Ma è possibile, si chiede un ipotetico interlocutore, parlare di wilderness dopo duemila anni di occupazione umana delle Alpi?

Nel dialogare con Linda Cottino, Amy ha ribadito un suo cruccio: l’idea che l’alpinismo stia diventando socialmente invisibile benché rappresenti a tutti gli effetti un’attività d’interesse sociale. “Assumere rischi è bello, educativo. Non assumerne è diseducativo”, ha concluso. “Importante è tenere sempre conto che libertà non è fare quello che si vuole, ma volere ciò che si fa”. (Ser)

Bernard Amy, secondo da destra, in occasione del lancio

del suo nuovo libro con gli amici Livia Olivelli,

Alberto Paleari e Linda Cottino.

www.monterosaedizioni.it

 

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