Fermate l’ecocidio! La tragedia delle Apuane al premio Meroni

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Elia Pegollo, strenuo difensore delle Apuane, con la presidente della SEM Laura Posani e, nella foto sopra il titolo, mentre riceve le congratulazioni di Vincenzo Torti.

Eroi moderni che non si piegano davanti alle minacce, cavalieri senza armatura che si battono per fermare un ecocidio inconcepibile. L’occasione per incontrare i più strenui difensori delle Apuane l’ha offerta venerdì 2 dicembre 2016 al cine teatro Arca in corso XXII marzo la Società Escursionisti Milanesi con il suo Premio Meroni, da nove anni in prima linea a Milano e nel mondo del Cai nel riconoscere il valore di chi la montagna la ama e la difende senza se e senza ma e la cui opera non viene dai media adeguatamente riconosciuta e valorizzata. E’ stata questa una circostanza imperdibile per Elia Pegollo, 1938, vincitore per la categoria “ambiente”, una trasferta importante alle soglie degli ottanta per far sentire alta la voce di chi non si rassegna a veder morire le Apuane e una città come Carrara piena di bellezze artistiche e ambientali ma profondamente segnata da chiusure e abbandoni. Figlio e nipote di cavatori, la figura asciutta, austera, eppure illuminata dall’entusiasmo e dalla voglia di fare, si è saputo che Elia ha trascorso una vita cercando con ogni mezzo di contrastare la trasformazione di un’attività estrattiva dagli effetti oggi devastanti.

Anche i tanti amici della SEM presenti alla serata hanno voluto assegnare un premio a Pegollo votandolo come il preferito tra i prescelti dalla giuria, come prescrive il regolamento. Così dalla viva voce di questo incontrastato protagonista della serata è emersa per l’ennesima volta la condanna all’indifferenza delle istituzioni nei confronti della devastazione prodotta dalle cave. “Una violenza”, ha detto Pegollo con voce affranta, “che si consuma anche nei confronti dell’acqua, bene comune”. Cose da non credere se alle parole di Pegollo non fossero seguite al teatro Arca le immagini dello straordinario film “Out aut” realizzato con la regia di Alberto Grossi, anche lui venuto a Milano con un consistente gruppo di amici attivisti della capitale del marmo: dove intere montagne vengono demolite a colpi di dinamite e la micidiale marmettola rende lattiginose le acque dei torrenti, figurarsi che cosa ne è delle falde acquifere.

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Eleonora con la targa riservata alla mamma Iris Gherbesi (ph. Serafin/MountCity

“Le Apuane divorate da una forsennata attività estrattiva”, è spiegato nella motivazione della giuria letta da Marco Albino Ferrari che ha encomiabilmente condotto la serata, “fanno da sfondo dell’impegno di Elia Pegollo, figlio di un cavatore, che quotidianamente fornisce prove del suo impegno non solo in campo ambientale. Un esempio ammirevole di coraggio e senso civico”. Un coraggio e un senso civico, va aggiunto, di cui fornisce luminose prove anche Rossano Ercolini, maestro elementare toscano di Capannori (Lucca), venuto a Milano per presentare la candidatura dell’amico Elia a questo riconoscimento prestigioso. Ercolini è un personaggio noto per le battaglie condotte in nome di una gestione sostenibile dei rifiuti e ha a sua volta meritatamente ricevuto nel 2013 il prestigioso Goldman Environmental Prize.

Significativo è che tra i primi a congratularsi con gli amici toscani il 2 dicembre sia stato, con la sua abituale affabilità, il presidente generale del Cai Vincenzo Torti che in primavera a Saint Vincent, in occasione della sua elezione alla massima carica del Sodalizio, ha visto approvare una mozione che impegna il Club alpino a farsi promotore di iniziative per le Apuane. E da Torti, che coraggiosamente ha saputo, all’inizio del suo mandato, prendere posizione anche nei confronti di altre gravi violazioni dell’ambiente alpino, c’è da aspettarsi un rinnovato slancio in questa battaglia per le montagne del marmo, nel rispetto di alcuni principi costituzionali che, in questa parte d’Italia, vengono quotidianamente violati in nome di interessi privati, a grave scapito dell’ambiente e del paesaggio.

Davvero peccato che nella stessa serata il Cai Milano abbia indirizzato i suoi iscritti verso la concomitante cerimonia per gli ottant’anni della Scuola Parravicini e piange il cuore, in questa particolare occasione, dover dire peggio per gli assenti. Perché la festa per la consegna dei “Meroni” si è susseguita appassionante e serrata ed è stato un evento imperdibile con la regia di Claudio Bisin, e con gli interventi di Laura Posani, Nicla Diomede e Dolores De Felice, rispettivamente presidente della Sem, coordinatrice del premio e responsabile dell’attivissima commissione scientifica e culturale, mettendo il pubblico a tu per tu con le persone “normali ma straordinarie” che sono state considerate meritevoli del riconoscimento.

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Benigno “Ben” Balatti, premiato per l’alpinismo, con il suo amico e maestro Det Alippi (a destra). Tra i due alpinisti Dolores De Felice, presidente della Commissione Cuturale e Scientifica della SEM e organizzatrice del premio. Ph.Serafin/MountCity

Nelle cinque categorie previste dal regolamento, i simpatici “Sass Baloss” sono stati premiati per la cultura perché “dal 2003 danno vita sul web”, come si legge nella motivazione, “a un sito con lo scopo di condividere con altri appassionati la loro intensa e qualificata attività in montagna. In tempi di alpinismo usa e getta, l’auspicio è che il loro impegno venga sempre più conosciuto e valorizzato”. Tra i primi a festeggiare il lecchese Benigno Balatti per la categoria alpinismo è stato poi il leggendario “Det” Alippi sceso apposta dalle Grigne, al quale Giovanni Capra ha dedicato recentemente un libro per le edizioni Corbaccio. “La giuria non ha avuto difficoltà”, si legge nella motivazione, “a premiare la tecnica, il coraggio, la creatività di Balatti non meno dell’esemplare discrezione che lo contraddistinguono”.

Delle due premiate, Iris Gherbesi (impegno civile) e Mirella Vescovi Tenderini (premio speciale), entrambe assenti dall’Italia, ci si è dovuti accontentare di appassionanti testimonianze filmate. “A Iris”, spiega la giuria, “va da tempo la stima degli alpinisti che frequentano la Val Masino dove la sua dedizione nel campo dell’accoglienza si accompagna all’assistenza prestata a piccoli orfani sieropositivi in Africa”. Sono stati i figli della Gherbesi, Eleonora e Massimo, a ritirare la targa. Così come è stato compito di Silvia Tenderini ritirare il premio per la mamma Mirella le cui virtù sono state eloquentemente raccontate dallo scrittore Ruggero Meles. “Una delle più attive e appassionate divulgatrici della cultura alpina”, è stata definita Mirella nella motivazione. Infine, dopo il rituale panettone condiviso con alcuni premiati delle precedenti edizioni trai quali Laura e Giorgio Aliprandi, tutti a casa attraversando la Milano rischiarata dalle luminarie natalizie.

http://www.caisem.org

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