Medicina di montagna. Se la salvezza arriva dal drone

Un’importante svolta nella medicina di montagna potrebbe riguardare i droni per trasportare i DAE (defibrillatori portatili) con maggior sicurezza e minor costo di gestione dei vari interventi di soccorso. Sicuramente si tratta di un campo della medicina d’urgenza destinato a espandersi, ricco d’inedite applicazioni e novità. Di questo e altri argomenti si è parlato dal 30 luglio al 4 agosto 2016 a Telluride in Colorado (USA) al 7° Congresso Internazionale di Medicina di Montagna organizzato congiuntamente dalla International Society for Mountain Medicine e dalla Wilderness Medical Society. Il Convegno si è tenuto nel Conference Center del Mountain Village a Telluride a circa 3000 metri di quota. Vi hanno partecipato circa cinquecento congressisti, provenienti da ogni parte del mondo: medici di montagna, fisiologi, ricercatori e membri delle varie equipe di soccorso in montagna. Molti gli argomenti trattati, come risulta da questo rapporto del dottor Gian Celso Agazzi, specialista in medicina di montagna.

brugger
Hermann Brugger

Un prestigioso riconoscimento 

Strapazzon dell’EURAC di Bolzano ha parlato della storia del soccorso in canyoning, una neonata branca del soccorso in montagna, descrivendone le principali caratteristiche, quali comunicazione, aspetti medici, tra cui i vari tipi di traumi, il first aid kit, l’ipotermia, le malattie che si possono contrarre nei fiumi quale, ad esempio, la leptospirosi. I. Soteras, medico del soccorso alpino spagnolo, membro della commissione medica dell’IKAR, ha illustrato alcuni aspetti del soccorso in canyoning nella regione dei Pirenei, dove questo sport è molto praticato. Il medico alaskano K. Zafren, professore di medicina di emergenza alla Stanford University, direttore medico dell’EMS dello stato dell’Alaska, e membro della commissione medica dell’IKAR, ha parlato della prevenzione e della fisiopatologia dell’ipotermia accidentale e del come trattarla. Il corpo umano continua, infatti, a diminuire di temperatura se ipotermico dopo la rimozione dal luogo in cui è stato rinvenuto, qualora non vengano adottati idonei provvedimenti.

La pediatra svizzera S. Kriemler ha parlato dei bambini in montagna, di cui poco si conosce. Ha sottolineato il rischio di male acuto di montagna nel corso dell’età evolutiva e della predisposizione genetica che vi può essere. I medici di Seattle E. Swenson e M. Wilson hanno parlato dell’edema polmonare e dell’edema cerebrale d’alta quota, due gravi patologie che possono colpire trekker e alpinisti. Il ricercatore tedesco P. Bartsch di Heidelberg ha parlato di miti e di realtà della pre-acclimatazione in alta quota e di ciò che si può fare per prevenire le malattie causate dall’altitudine. A. Luks ha illustrato i progressi raggiunti dalla medicina nel campo della farmacologia clinica per la prevenzione e il trattamento delle patologie provocate dall’alta quota. Il medico americano B. Levine ha descritto il comportamento che i pazienti cardiopatici e ipertesi devono seguire nell’andare in alta quota, valutando le varie situazioni cliniche e dando alcune preziose indicazioni. Auerbach, famoso medico statunitense, esperto di wilderness medicine ha tenuto una lettura magistrale su quest’ultima, parlando pure della medicina dei disastri e accennando alla medicina militare. Ha menzionato l’importanza dell’insegnamento della widerness medicine per i giovani medici e delle innovazioni che si sono ultimamente registrate nel campo dell’educazione sanitaria per tutti coloro che frequentano la montagna o le zone remote del mondo. Il medico cileno S. Donato ha illustrato il programma del corso di medicina di montagna da lui organizzato, facendo riferimento anche all’esperienza vissuta al campo base dell’Aconcagua.

Ellerton, medico inglese, vice-presidente della commissione medica dell’IKAR, ha parlato delle realtà del soccorso in montagna in Europa, in particolare del trattamento sul terreno del traumatizzato, della terapia analgesica da somministrare sul posto e di un caso di intervento di soccorso complicato per prestare aiuto a ben sette vittime, con 150 soccorritori di cinque differenti team di soccorso in condizioni molto difficili. F. Elsensohn, medico austriaco, presidente della commissione medica dell’IKAR, ha tenuto una relazione sugli eventi catastrofici che si possono verificare in montagna, con riferimento alla gestione e al triage di incidenti con molte vittime.

Zenruffinen, medico svizzero, pure membro della commissione medica dell’IKAR, ha passato in rassegna alcuni incidenti accaduti sulle Alpi svizzere, per esempio quello della valanga caduta nella valle di Valsorey in Canton Vallese nel 2008, con oltre dieci vittime. Ha parlato del rischio di over-accident per i soccorritori e delle difficoltà incontrate nella gestione e nel coordinamento dei soccorsi, nonché delle difficoltà di accesso al luogo teatro dello spaventoso incidente. G. Sumann, medico austriaco, membro della commissione medica dell’IKAR, ha descritto la gestione del trasporto dei feriti in caso di incidente in montagna, soffermandosi sulla strategia da adottare. Il medico tedesco T. Kuepper, membro della commissione medica dell’U.I.A.A., ha parlato dell’ipotermia e dei suoi principali aspetti medici.

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Il gruppo dei medici che hanno partecipato al summit di Telluride. Il dottor Agazzi, autore di questo articolo, è il secondo da sinistra in alto.

Paal, medico alto-atesino, Consultant of Cardiothoracic Anesthesia and Intensive Care al St. Bartelemew’s Hospital di Londra, membro della commissione medica dell’ IKAR, ha descritto il trattamento ospedaliero di una paziente gravemente ipotermica, parlando della rianimazione cardio-polmonare, dell’ECMO e della circolazione extra-corporea, tutte tecniche necessarie al riscaldamento dei pazienti vittime di ipotermia. Paal ha parlato pure dell’utilizzo della rianimazione cardio-polmonare intermittente, con interruzioni di dieci minuti in caso di pazienti ipotermici, travolti da valanga, per evitare ai soccorritori   di essere travolti da un’altra valanga.

Brugger, direttore dell’Istituto di medicina di emergenza in montagna dell’EURAC di Bolzano, ha parlato delle linee-guida riguardanti le varie fasi della rianimazione dei travolti da valanga in arresto cardiaco, della valutazione clinica del paziente, dei valori del potassio serico e dell’algoritmo messo a punto. Brugger ha sottolineato la scarsità dei dati raccolti in letteratura riguardanti le vittime di valanga rispetto ai dati riguardanti pazienti ipotermici in generale. I dati più considerevoli sono quelli raccolti in Austria, Norvegia e Francia, con un’incidenza che va dallo 0.2 al 2.7% all’anno dei travolti da valanga in arresto cardiaco. H. Brugger ha poi presentato il simulatore di ambienti estremi dell’EURAC di Bolzano. Si tratta di una particolare struttura dotata di due camere di prova ermetiche, la Large Environmental Chamber (LEC) e la Small Environmental Chamber (SEC), che ricreano al loro interno diversi scenari climatici estremi. Il simulatore riproduce parametri quali temperatura, umidità e pressione combinati a pioggia, neve, vento e alla radiazione UV. Dovrebbe essere pronto nel 2018.

Harries dell’UCSF Departement of Emergency of San Francisco General Hospital ha parlato dei traumi cranici qualora non vi sia la disponibilità di un neurochirurgo, con riferimento alla valutazione del trauma cranico in base alla Galsgow Coma Scale, al trattamento delle vie aeree e ai farmaci da somministrare in questi casi.

Il medico nepalese B. Basnyat di Kathmandu, presidente uscente dell’I.S.M.M., ha tenuto una interessante lezione sulle malattie tropicali di solito trascurate, sottolineandone, invece, l’importanza. Ha parlato di varie parassitosi tropicali, della rabbia, della leishmaniosi cutanea e viscerale, dell’echinococcosi, della filariasi, e dei vari tipi di enteriti, della giardiasi dell’amebiasi, della scabbia, e dei vari tipi di epatite infettiva. Tutte malattie molto comuni in Asia ed in altre regioni del terzo mondo.

Callahan, medico americano del Massachusetts General Hospital, ha parlato della recente epidemia del virus Zika che sta colpendo molte nazioni dell’America Centro- Meridionale. Ne ha descritto i rischi e il tipo di prevenzione da adottare per evitare il contagio specie tra le donne gravide, le più a rischio.

Per concludere, Hermann Brugger è stato eletto nuovo presidente dell’International Society for Mountain Medicin, la principale organizzazione internazionale di medicina di montagna. Succede al medico nepalese B. Basnyat. Fondata da oltre 30 anni con lo scopo di far avanzare la ricerca nella medicina d’alta quota e di montagna, l’International Society for Mountain Medicine (ISMM) è oggi la più importante organizzazione del settore e raccoglie associazioni di tutte le nazionalità. Come presidente, Brugger, esperto di medicina d’emergenza dell’Eurac di Bolzano, si propone di migliorare la metodologia nella medicina d’alta quota e di sostenere i giovani ricercatori. Nel corso della serata di gala del Congresso, Brugger ha ricevuto un importante riconoscimento. Infatti la Wilderness Medical Society, l’associazione di esperti più importante al mondo per la pratica medica in ambienti remoti e difficilmente raggiungibili, gli ha conferito l’Auerbach Award per il lavoro scientifico svolto durante la sua carriera. Il 4 agosto si è tenuta sempre a Telluride la riunione periodica della commissione medica dell’U.I.A.A., presenti medici provenienti da Nepal, Gran Bretagna, USA, Italia, Giappone, Nuova Zelanda, Argentina, Svizzera, Canada, Svezia e Germania. Nel corso della riunione è stato eletto il nuovo presidente della commissione stessa l’americano George W. Rodway. La prossima riunione della commissione medica dell’U.I.A.A. si terrà nel mese di marzo 2017 a Kathmandu, in Nepal.

Gian Celso Agazzi

One thought on “Medicina di montagna. Se la salvezza arriva dal drone

  • 30/09/2016 at 08:41
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    La ricerca nel campo della medicina di soccorso secondo me dovrebbe focalizzarsi sulla realizzazione di una banca dati globale e di diversi tipi di “droidi” interconnessi, in grado di essere trasportati via etere e atti a analizzare, curare o anche operare un essere umano in modo autonomo, in casi di mancato funzionamento o di rottura del funzionamento normale dell’uomo, ma si potrebbe anche pensare ad interventi sugli animali.
    Secondo me i costi dei soccorsi, del servizio sanitario e il numero del personale coinvolto nel funzionamento delle strutture sanitarie e di soccorso calerebbe drasticamente, ma anche la dimensione di tutto il sistema politico di discussione e organizzazione.
    L’efficienza, la rigorosità, l’essenzialità (la ridondanza sia di regolamenti, sia di strutture, porta spesso a perdite di tempo e a corruttele) e la precisione degli interventi sarebbero notevoli.
    Però ci sarebbero problemi con la “privacy”, l’occupazione e in più diminuirebbero elicotteri e altri mezzi di soccorso con danni all’industria, senza considerare le difficoltà che si creerebbero con lo svuotamento della necessità di una gestione politica delle problematiche.

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