Cervino, la battaglia di Quintino. Fu vera gloria?

Vi eravate per caso persi nel 2015 le otto puntate con cui Pietro Crivellaro ripercorreva nelle pagine domenicali del Sole 24 Ore la vera storia della conquista del Cervino? Fra tanti exploit letterari legati al Cervino nel centocinquantennale della conquista il più ammirevole è stato proprio questo di Crivellaro, accademico del Cai, scrittore e storico di valore. Ora Crivellaro affronta una nuova scalata cartacea alla Gran Becca con un libro appassionante e documentatissimo: “La battaglia del Cervino” (Laterza, 212 pagine, 18 euro). Le sue sono pagine di storia viva e palpitante, un racconto a più voci minuto per minuto in cui Crivellaro non arrischia giudizi, proponendosi in veste di storico il massimo dell’equilibrio pur prestandosi la storia a varie interpretazioni, pur essendo intessute di polemiche senza fine. Del resto, di rischi in parete se n’è presi parecchi in vita sua Crivellaro affrontando l’americana al Dru nel gruppo del Bianco e la Via dei Fachiri sulle Dolomiti. E qui è meglio procedere con cautela. Raccontare le storia del Cervino è come scoperchiare un vaso pieno di serpi.

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Il libro è pubblicato da Laterza (www.laterza.it). Nella foto sopra il titolo il busto di Quintino Sella, 1884, di Emilio Dies, all’Accademia Nazionale dei Lincei.

“La storia della conquista del Cervino è più complessa dell’epico romanzo di avventure solitamente tramandato”, ama ripetere Crivellaro. “C’è anche un lato oscuro della conquista e riguarda l’ardua ascensione italiana compiuta tre giorni dopo la vittoriosa scalata di Edward Wyhimper costata quattro morti, il 14 luglio 1865, dalla parte svizzera. Fu la clamorosa catastrofe a concentrare gli occhi di tutti sul versante di Zermatt, con le infuocate polemiche sulle follie dell’alpinismo nascente divulgate dal Times, dalle gazzette di mezza Europa e dalle stampe di Gustave Doré”. Oggi, sostiene Crivellaro, è arrivato il momento di illuminare anche il lato oscuro del Cervino, cioè quello italiano. In realtà lo scrittore torinese decise nel 2015 di ritessere sapientemente questa storia insieme con Lodovico Sella, pronipote di Quintino, anche in un saggio intitolato “Quintino Sella e la battaglia del Cervino” pubblicato nel volume “Gli archivi e la montagna” a cura di Francesco M. Cardarelli e Maurizio Gentilini (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma, 740 pagine, 37 euro). Per farlo, Crivellaro ha rimesso le mani con l’aiuto dell’amico Lodovico nell’archivio dello statista Quintino Sella ricostruendo un appassionante carteggio di una cinquantina di lettere, per metà inedite. “I documenti dimostrano”, spiega Crivellaro, “che il progetto del Cervino appartiene a un unico piano patriottico per replicare all’invadenza degli inglesi dell’Alpine Club, inaugurato dalla ‘riconquista’ italiana del Monviso capitanata da Sella nell’estate 1863 e consolidato il 23 ottobre di quell’anno dalla fondazione del Club Alpino Italiano al Castello del Valentino”. “Rimane il fatto”, spiega Crivellaro, “che il 150° dello scorso anno, a dispetto di una nuova ondata di libri incluso quello del sommo Messner, non ha affatto chiarito i molti problemi rimasti aperti della romanzesca vicenda. Così mi sono accinto a raccontarne l’intera storia con una narrazione che utilizza disparati documenti poco noti o recentemente riscoperti nell’archivio di Quintino Sella. Così credo di avere fornito molti chiarimenti sul vero ruolo del Bersagliere Carrel e di avere rivalutato molti altri personaggi di contorno come il canonico Carrel, l’abbé Gorret, Jean Joseph Maquignaz e riscoperto tutto il retroscena che collega la vicenda del Cervino alla storia delle origini del Club alpino e alla storia dell’Italia unita. Io penso di aver scritto un libro che spero possa interessare, e spero anche piacere, alla gente comune, ai giovani delle scuole, ben al di là della nicchia degli alpinisti. Perché mi pare sia un bellissimo capitolo di storia patria”.

Sulla via del Breuil
Sulla via del Breuil. Autore ignoto, 1900 ca (Fondazione Sella onlus, per gentile concssione)

Un bellissimo capitolo di storia patria? Il dubbio dopo avere letto questa “Battaglia del Cervino” ricostruita con un impegno senza precedenti è che la “vera storia della conquista” possa essere letta anche come una storia di sconfitte. Tante. A cominciare da quella di Quintino Sella, sempre al centro dell’attenzione come politico, alpinista e uomo di mondo, eppure sempre ai margini di questa storia per l’impossibilità di agire “sul campo” essendo costretto a dirigere da considerevole distanza la sua litigiosa armata Brancaleone. E senza m<i riuscire a impedire, sua massima aspirazione, che gli odiati “turisti” d’Oltre Manica occupino la scena continuando a darci sulle Alpi lezioni di stile oltre che di alpinismo.

Non brilla certo Whymper la cui vittoria con i quattro morti che ne sono seguiti e le basse insinuazioni sul suo comportamento è da considerare di Pirro, e tale viene definita con scarso fair play dall’ingegner Giordano, tirapiedi (absit iniuria) prediletto di Quintino. E che dire del suo avversario Carrel? Benché distintosi in divisa da Bersagliere, il temporeggiatore Jean Antoine non è, a voler leggere tra le righe, quell’uomo di valore che ci si aspetterebbe e si ha quasi l’impressione che i colleghi d’Oltr’Alpe lo sovrastino di una spanna, prendendosi senza esitare i necessari rischi sotto l’impulso degli inglesi. Che  poi avesse problemi caratteriali il povero Jean Antoine lo si è visto quando dopo il primo tentativo andato a vuoto, riformò la squadra che condusse a termine la risicata conquista italiana e fu costretto a cercarsi nuovi compagni d’avventura.

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Pietro Crivellaro (ph. Serafin/MountCity)

Il clima, leggendo le corrispondenze riportate da Crivellaro, talvolta sfiora l’operetta benché i protagonisti si sforzino di apparire marziali. “Parto per la nota destinazione armato assai poderosamente”, annuncia Giordano a Sella. Tutto avviene in un clima da segreti di Pulcinella, in un parlottare che svela incertezze e malesseri. “Andiamo dunque ad attaccare questo monte del diavolo e se Whymper non ci precede facciamola finita”, finge di spazientirsi con tono tonitruante Giordano. Che prende la clamorosa famosa cantonata credendo di vedere in vetta Carrel, mentre si tratta degli inglesi vittoriosi e non ancora colpiti dalla sventura. Sella come si sa si prese la soddisfazione qualche anno dopo di salire a sua volta il Cervino rimediando dolorose vesciche ai piedi. Una vittoria che illuminò la sua presidenza del Club alpino in tempi in cui i leader del più autorevole e glorioso Alpine club, se desideravano ricoprire cariche importanti, dovevano offrire chiare prove di forza in montagna oppure era meglio che restassero a casa. Se questa, raccontata alla buona, è la vera storia della conquista, è una storia che lascia l’amaro in bocca.

Per concludere, se per approfondire la storia non ci si accontenta di questo appassionante libro di Crivellaro, si legga il recente “Cervino sconosciuto” della Fondazione Monti e del libraio Grossi di Domodossola, dove Luigi Zanzi, Laura e Giorgio Aliprandi ed Enrico Rizzi affrontano l’argomento più spinoso, il presunto taglio della corda con cui Whymper e i due Taugwalder si sarebbero salvati nella discesa del Cervino. Un’indagine che aggiunge sicuramente nuovi elementi a quanto già si sapeva, ma che scava a lungo nei comportamenti poco commendevoli di molti astri dell’alpinismo dell’epoca. Per fortuna su questo aspetto nel suo libro così appassionante e ben scritto Crivellaro preferisce sorvolare in mancanza di argomenti originali e anche di questo non si può che rendergli merito.

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