Scolari che scalano e bambini che fuggono

Sui social network cinesi sono diventate virali le foto di un gruppo di bambini del Sichuan che per andare a scuola debbono arrampicarsi su uno sperone di roccia alto 800 metri usando scalette di legno. Ma dopo lo stupore è arrivata la polemica. Com’è tollerabile che i figli della seconda economia del mondo debbano rischiare la vita per raggiungere la scuola? “Perché in Cina si costruiscono osservatori di cristallo per i turisti e ascensori sui fianchi delle montagne per ammirare il panorama e si lasciano al loro destino gli scolari del Sichuan?”, si chiede ingenuamente Guido Santevecchi, corrispondente del Corriere della Sera. Dovrebbe sapere che proprio di queste contraddizioni vive la montagna nei paesi a economia avanzata, e sulle Alpi in particolare. In nome del commercio si tollera di tutto, comprese le orrende passerelle d’acciaio (mal comune mezzo gaudio?) sospese tra due vette per attirare folle assetate di emozioni ma indifferenti a quant’altro di bello e appassionante può offrire, in forme naturali, la montagna. Quanto ai bambini che si arrampicano su scalette di legno per recarsi intrepidamente a scuola, è già tanto che ciascuno di loro sia dotato di un colorato zainetto scolastico e non si sia messo in spalla una gerla come potevamo notare noi trekker qualche anno fa aggirandoci per i sentieri del Nepal, dove capitava che una mamma ci offrisse in dono una sua creatura da portarci via, in Europa, lontano dalle loro misere capanne.

Scolari anni 60
Studenti e scolari si recano a scuola nelle valli del Trentino negli anni Sessanta in un’immagine di Flavio Faganello. Nella foto sopra il titolo gli scolari del Sichuan costretti a servirsi di una rustica scala (Ph. Chinatopix).

E poi, ammesso che queste immagini non risentano di qualche artificio propagandistico magari all’incontrario, con tutta la buona volontà non sono questi bei bambini in apparenza coraggiosi e in buona salute che ci inteneriscono. Sono piuttosto quelli del campo di Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, stipati nei campi improvvisati dei migranti bloccati al confine quando la Macedonia ha chiuso la frontiera con la Grecia. In effetti, era formata da bambini quasi la metà della popolazione del campo: bambini il cui avvenire è forse più incerto che per questi piccoli montanari abituati a vivere in un ambiente “dove ogni passo è più sudato di un passo di pianura” come giustamente scrissero Enrico Camanni e Daniele Jalla in un fascicolo del bel periodico “L’Alpe (Priuli&Verlucca Editori, 2003) prematuramente soppresso e dedicato, appunto, ai bambini di montagna.(Ser)

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