Operazione “salvalatte”: in Lombardia intesa contro gli sprechi e per la tutela dei marchi tipici

La strategia “salva stalle” interessa soprattutto gli allevamenti di pianura, ma il tema del latte e della crisi che ha travolto i produttori dopo la fine del regime delle quote (un anno fa) tocca anche le aziende di collina e di montagna. Nella sola Lombardia (che però produce il 40% del latte italiano) le stalle di montagna sono un migliaio: e quasi tutte rientrano nel “gruppone” degli 8.463 allevamenti con vacche da latte la cui produzione è destinata a formaggi Dop o Igp (fonte: Il sistema agroalimentare della Lombardia 2014, a cura di Renato Pieri e Roberto Pretolani). E se le cooperative dalle quali escono i prodotti tipici delle terre alte (dal Bitto al Formai de Mut) non hanno mai dovuto preoccuparsi delle quote (la gestione del loro prodotto segue canali propri), sono comunque coinvolte, e in prima linea, nell’ impegno per la salvaguardia dei marchi e della qualità. Per questo sabato 2 aprile, a Udine, ci sono anche allevatori “alpini” a fianco dei grandi imprenditori agricoli di pianura nella manifestazione organizzata da Coldiretti: dalle 9,00 di mattina si sono dati appuntamento in Via Trento 4, di fronte al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, nella città che rappresenta la porta di ingresso in Italia di centinaia di milioni di chili di latte stranieri, anche come trasformati e semilavorati industriali, che vengono spacciati con l’inganno come Made in Italy. Prevista la presenza anche della pronipote della mucca “Onestina”, simbolo della battaglia per il Made in Italy degli allevatori che chiedono di continuare a mungere con un prezzo giusto ed onesto. Nell’occasione viene presentato il dossier “Quote latte, un anno dopo” che fotografa la difficile situazione della fattoria Italia ma vengono anche smascherati gli inganni di cagliate e polveri che passano i confini per diventare mozzarelle e formaggi falsamente italiani.

In Lombardia, intanto, è scattata da venerdì 1° aprile un’operazione “salva stalle” che, realizzata grazie all’intesa tra Regione, Coldiretti e i mantovani della cooperativa Virgilio, nei prossimi 3 mesi assorbirà circa 90 mila quintali di latte dagli allevamenti lombardi rimasti “scoperti” dopo la scadenza del patto di Natale sul prezzo. In queste aziende, in altre parole, il prodotto rischiava di restare senza mercato: fino a tutto giugno, invece, la Cooperativa Virgilio di Mantova lo trasformerà  in UHT (a lunga conservazione) da destinare al mercato e alla reti di intervento sociale della Regione Lombardia. “Si tratta di un’esperienza pilota che può essere un buon punto di partenza per un ragionamento più ampio sia dal punto di vista geografico che di quello delle realtà coinvolte – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – l’operazione non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento in prima persona della Regione e della Virgilio che ha dimostrato ancora una volta di essere schierata dalla parte più virtuosa del mondo cooperativo. Al tempo stesso Regione Lombardia, grazie all’assessore Gianni Fava e al Presidente Maroni, si è mossa con grande senso di responsabilità sociale. Credo sia una strada da valutare anche in altre realtà italiane”.

L’obiettivo – spiega Coldiretti Lombardia – è mettere al sicuro un sistema che produce il 40% del latte italiano, dove lavorano direttamente almeno 15 mila persone, ma che viene messo a rischio dal crollo del prezzo del latte alla stalla sotto i 36 centesimi al litro. Negli allevamenti la situazione è precipitata a un anno esatto dalla fine delle quote, che coincide con la scadenza dei contratti che ha scatenato una nuova guerra del latte.

Laura Guardini

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