I Ragni orfani di Alippi, un grande dell’alpinismo lecchese

Aveva ottant’anni appena compiuti e da tempo la sua salute vacillava. Con la scomparsa a Lecco di Gigi Alippi lunedì 28 marzo 2016, non solo i Ragni della Grignetta perdono un pilastro: Alippi è stato uno dei protagonisti di una generazione di alpinisti, aveva preso parte a spedizioni storiche dei Ragni di Lecco, da quella al McKinley, in Alaska, alla conquista del Cerro Torre in Patagonia. Nel suo libro “Il profumo delle mie montagne” (Alpine Studio, 2014) raccontò le sue scalate anche se non aveva mai tenuto un diario e un po’ si rammaricava di non averlo fatto. Per fortuna l’occasione di “strimpellare” (sic) al computer un libro autobiografico gliela offrì il concittadino Andrea Gaddi, editore illuminato e lungimirante, facendo del “Profumo delle mie montagne” quasi un best seller. Invitato dalla Commissione culturale del Cai Milano a parlare di questa sua esperienza, non si era fatto pregare Gigi in una bella serata del 2015. Volle che ad affiancarlo fosse Marco Valentini che, ai tempi in cui ha ricoperto la carica di prefetto di Lecco, si è fatto un bel po’ di amici nell’ambiente alpinistico. Così la sera del 26 maggio, sottraendosi ai suoi incarichi istituzionali al Ministero dell’Interno, Valentini indagò amabilmente sul groviglio di emozioni di questo “Ragno” al quale nel libro dedica un’illuminante intervista. E un particolare piuttosto rivelatore emerse dalle parole di Valentini: Alippi si era talmente affezionato a queste sue senili “strimpellate” che, quasi quasi, ogni volta che sfogliava il libro si commuoveva nel rileggersi.

Alippi-e-Gaddi
Gigi Alippi (1936-2016) con l’editore Andrea Gaddi e, nella foto sopra il titolo, in una presentazione del libro “Il profumo delle mie montagne” (ph. Serafin/MountCity)

Ma è così per certi duri che di duro hanno solo la scorza, peraltro facilmente scalfibile. Dal libro emerge la figura di Alippi buon padre di famiglia che ha coltivato alcune grandi amicizie nell’ambiente alpinistico, in primis con Carlo Mauri detto “il Bigio”, con Casimiro Ferrari che lo ha voluto al Cerro Torre e con Riccardo Cassin della cui gloriosa cordata al McKinley ha fatto parte. Tutti uomini che tante ore hanno trascorso in ameni conversari nel rifugio tradizionalmente gestito dagli Alippi ai Piani Resinelli, all’inizio di quel sentiero che sale zigzagando attraverso il candore delle ghiaie verso i pinnacoli che circondano la capanna Rosalba. Sono state decine le ascensioni di Alippi sulle vette di mezzo mondo. Nella sua biografia, il “maglione rosso” descrive 50 anni di alpinismo di altissimo livello. Racconta la sua vita in parete da quando ha cominciato a scalare ai Piani Resinelli, sotto la Grignetta, fino alla spedizione in Antartide in cui il magnate milanese Renato Cepparo ha investito tutte le sue risorse. Anche con Walter Bonatti dimostrò di avere avuto buoni rapporti e soprattutto di avere condiviso, come guida alpina, un cliente irruente e importante: quel Roberto Gallieni sfuggito alle tempeste del Pilone centrale che con Alippi visse un’esperienza al limite sul Cervino (e nessuno dei due si accorse di avere effettuato un’importante ripetizione…). “Arriva il momento nella vita in cui bisogna guardarsi indietro”, spiegò Alippi quasi con l’aria di scusarsi per avere “osato” buttar giù il libro. “Da anni in tanti mi invitavano a mettermi a scrivere e ora è arrivato il momento di farlo. E’ stata una sfida difficile, ma molto bella, fatta anche questa con amici. Noi gente di montagna non siamo abituati a prendere la penna in mano”. Il capitolo più corposo del “Profumo delle mie montagne” è quello dedicato alla spedizione al McKinley del 1961 quando Alippi con Riccardo Cassin, Annibale Zucchi, Romano Perego, Luigino Airoldi e Jack Canali arrivarono in cima passando dalla parete sud. Per raccontare questa avventura il lecchese decise di inserire nel libro il suo diario integrale dell’epoca: l’unico che aveva conservato nei suoi cassetti.

Alippi e Frigerio
Alippi con Renato Frigerio, custode delle memorie dell’alpinismo lecchese (ph. Serafin/MountCity)

Un montanaro di vecchio stampo. Così lo ricorda l’amico Renato Frigerio

Gigi era nato ad Abbadia Lariana il 26 febbraio del 1936. Dopo l’alpinismo ha amato tantissimo la caccia. Era uno di quei montanari che si definiscono di vecchio stampo. Che amava prendere per mano un ragazzo alle prime armi, spiegandogli con finta severità, con toni burberi soltanto all’apparenza, i segreti della montagna.

Fu alpinista di spicco, con moltissime arrampicate, ripetizioni di vie classiche, prime salite, prime invernali, nuove vie aperte sulle Grigne, sulle Dolomiti e sulle Alpi, ma pure in Africa, Nord e Sud America, Asia, ai Poli. Condusse il rifugio di famiglia ai Piani Resinelli e fu Guida alpina per oltre cinquant’anni. Per molte edizioni fu istruttore alla scuola Nazionale di roccia dei Ragni, formando un’intera generazione di alpinisti prevalentemente lombardi.  Ha arrampicato con i nomi più significativi tra i personaggi lecchesi, alpinisti per eccellenza, come Riccardo Cassin, Carlo Mauri, Casimiro Ferrari, Giulio Bartesaghi, Cesare Guidici, Annibale Zucchi, Det Alippi, Giuseppe Lafranconi, Giorgio Redaelli, Jack Canali, Romano Perego, Benvenuto Laritti, ma anche con monzesi, milanesi e bergamaschi, quali Romano Merendi, Luciano Tenderini, Walter Bonatti, Bruno Ferrario, Gianni Arcari, Giuseppe Pirovano. Notevole l’attività svolta in campo extra-europeo.

Airoldi, Canali, Alippi (McKinley 1961)
Nel 1961 al McKinley: da destra Alippi, Jack Canali e Luigino Airoldi.

Nel 1961 con la spedizione “Città di Lecco” gli arride la storica conquista sulla parete Sud del McKinley in Alaska; nel 1966 vince il Monte Buckland nella Terra del Fuoco in Cile; nel 1969 vince il Nevado Jirishanca per il versante Ovest nella Cordillera di Huayhaush in Perù; nel 1972, sempre sulle Ande Peruviane, nella Cordillera Blanca, conquista il Nevado Huantsan Ovest (si tratta della cima realizzata nel logo della Paramount Pictures); nel 1974 partecipa alla storica conquista dell’impossibile versante Ovest del Cerro Torre, in Argentina, la più ambita vetta patagonica; nel 1975 partecipa alla spedizione del CAI nazionale con obiettivo l’inviolata parete Sud del Lhotse.

Il tentativo giudato da Riccardo Cassin si arresta a 1000 metri dalla vetta a causa di una serie di catastrofiche valanghe; nel 1976 partecipa alla spedizione scientifica e alpinistica organizzata da Renato Cepparo, attiva nei dintorni dell’arcipelago delle Shetland australi; nel 1983 partecipa alla spedizione del CAI Sezione di Lecco che ha per obiettivo la Cima Est del Lhotse Shar, respinta a circa 1200 metri dalla vetta per le condizioni climatiche particolarmente avverse; nel 1985 prende parte con un gruppo composto da bergamaschi e altri lecchesi, alla spedizione diretta alle Isole Svalbard, nei territori artici, ai limiti della banchisa polare; nel 1986, ricopre il ruolo di capospedizione, conseguendo un altro successo con la conquista del Sarmiento Nordovest, in Terra del Fuoco, ai confini con la Cordillera di Darwin. 

E’ morto all’ospedale di Lecco. Resta il vuoto. Gigi ci ha lasciati, non è più con noi, mancherà a tutti. Non è riuscito a vincere la partita più dura. Adesso vogliamo ricordare Gigi così, nel nostro affettuoso ricordo. Per questo lo piangiamo e lo ringraziamo al tempo stesso, nell’attesa di rivivere poi con i suoi cari e i suoi amici quei momenti che non dimenticheremo mai più. Abbiamo avuto più volte Gigi  al nostro fianco. Ma ci sarà sempre. In questo triste momento siamo vicini con un abbraccio ai figli Moira e Stefano, alla sorella Ornella.

Renato Frigerio

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