Cari alpinisti, meno eroismo spettacolare!

Bivacco Comici con spazzatura copia
Spazzatura lasciata dagli alpinisti in un bivacco delle Dolomiti. Nella foto sopra il titolo Fausto De Stefani.

“Purtroppo l’esperienza insegna che a volte proprio gli alpinisti più noti rivelano nei loro comportamenti una visione riduttiva e al limite addirittura distorta dei significati dell’ambiente naturale in cui svolgono le loro eclatanti imprese”. Non usa mezzi termini Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness Italia, nel rispondere il 10 febbraio sull’Huffington Post alle domande di Nicola Pech. Ma le sue parole vanno esclusivamente interpretate come un invito a prendersi maggiormente a cuore le sorti dell’ambiente anziché riservare tutte le energie agli exploit più eclatanti. “Non cessa di stupire”, spiega Pinelli, “la constatazione che costoro, pur mettendo spesso a repentaglio la propria vita per sentirsi davvero ‘vivi’, non percepiscano l’imperativo morale di lottare con tutte le loro energie contro i tentativi di indebita antropizzazione e banalizzazione di quelle vette selvagge che hanno reso e rendono possibili i loro sogni. Forse ciò dipende dal fatto che essi tendono a porre tra se stessi e la montagna il filtro sterilizzante del proprio super-io e della propria ossessiva aspirazione all’eroismo spettacolare. Per entrare davvero nel cuore della montagna occorre invece umiltà”.

Chi sono viceversa gli alpinisti che incarnano i giusti valori? “Senza timore di contraddire quanto ho detto”, precisa Pinelli, “confesso che resta difficile isolare due o tre nomi di grandi alpinisti capaci di essere al contempo sinceri e intransigenti ambientalisti, in grado, se occorre, di anteporre la tutela delle montagne ai propri individuali progetti. Perché di costoro ce ne sono e ce ne sono stati tanti. Certo Messner fa parte del gruppo di testa, anche se ultimamente le sue iniziative architettoniche hanno destato forti perplessità. Nessun dubbio invece su Kurt Diemberger, su Fausto De Stefani, su Patrik Gabarrou, su Sandro Gogna, sulla compianta Wanda Rutkievicz, su Chris Bonington, su Francois Labande, su Michel Piola, su Bernard Ami. E potrei continuare per un pezzo! Un ricordo a parte merita il vecchio Renzo Videsott, che si cimentava su vie anche estreme in Dolomiti senza lasciarne la descrizione o “targarle” col proprio nome. Pura gioia dell’arrampicata, libera da ogni personale vanità. Videsott, non è un caso, divenne in seguito il presidente del parco nazionale del Gran Paradiso”.

Leggi qui l’intervista a Carlo Alberto Pinelli sull’Huffington Post

 

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