Turismo invernale. Il prezzo della siccità

I sondaggi dell’Osservatorio della Montagna fotografano una situazione a lungo temuta: la siccità con l’inevitabile latitanza della neve. In positivo questa volta la scarsità di copertura nevosa non ha ridotto, come forse si temeva, il movimento turistico. Qualche effetto negativo si è avuto sui prezzi e sull’atmosfera generale delle località a media quota. L’affollamento delle piste e la minore disponibilità di spazi innevati secondo l’Osservatorio hanno generato perplessità tra gli operatori. Si temono i periodi di scarso innevamento naturale e la possibile siccità di febbraio e marzo. Le numerose aree turistiche internazionali temporaneamente “fuori gioco” per attentati e turbolenze rappresentano però un dato congiunturale inedito che con molta probabilità favorisce l’appeal della montagna e delle località alpine e dolomitiche.

Montagne senza nevePreoccupanti prospettive

In un contesto socio-economico non ancora depurato dagli effetti della crisi e della recessione economica e in presenza di sfavorevoli condizioni di innevamento l’andamento turistico della montagna italiana in occasione delle festività di fine anno sorprende positivamente gli operatori turistici. Quelli più attenti e sensibili sono invece preoccupati per le prospettive stagionali.

Il primo bilancio stagionale registra un sostanziale equilibrio dei numeri rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Dal sondaggio emerge che il 38,8% degli operatori del Panel interpellato non ha risentito della situazione meteo ottenendo ricavi assimilabili a quelle delle festività 2014-15, mentre il 26,2% dichiara risultati più positivi dello scorso anno. Resta una quota del 35% circa che malvolentieri dichiara una diminuzione del movimento (mediamente compresa tra il – 4% e il – 7%) e una palese difficoltà ad applicare i prezzi di altissima stagione. Sono soprattutto alcune località del Trentino e del Veneto oltre ai maggiori comprensori lombardi e piemontesi a evidenziare flessioni della domanda e cali di arrivi e presenze.

Quanto alle prospettive stagionali gli operatori turistici le considerano – com’è ovvio – fortemente condizionate dall’evoluzione delle condizioni meteo. L’auspicio più diffuso è che le condizioni climatiche restino invernali (il freddo attuale consente quantomeno di produrre la costosa neve artificiale) per consentire agli operatori turistici di vendere la “montagna bianca” in vista del periodo dei pacchetti per le famiglie, delle settimane bianche e dei week end lunghi (febbraio-marzo).

L’Italia meridionale grazie alle recenti abbondanti nevicate sta registrando un buon successo. Decolla la montagna abruzzese (Altopiano delle 5 Miglia-Roccaraso-Rivisondoli), tiene l’Appennino tosco-emiliano (Abetone, Cimone, Corno alle Scale e Cerreto), c’è una leggera ripresa di entusiasmo tra gli operatori over 1000 metri dopo un avvio di stagione segnato dall’assenza di neve.

Barometro dei comprensoriSull’arco alpino la domanda ha, come d’abitudine, premiato le destinazioni in grado di offrire non solo sport e piste “a 5 stelle” ma anche ospitalità ed entertainment (shopping, ristorazione da gourmet, cinema, musica e divertimento). Andamento stagionale più positivo che altrove, per qualità e quantità, nelle località dell’Alto Adige (Val Badia e Val Gardena). Ottimismo palese per l’andamento turistico delle festività a Cortina; qualche difficoltà nelle altre località dolomitiche venete. Risultati altalenanti in Trentino: calo di arrivi e presenze in Val di Sole; difficile tenuta a Madonna di Campiglio; stabilità nel comprensorio di San Martino di Castrozza e in Val di Fassa.

Performance eccellente in Valle d’Aosta soprattutto per Courmayeur-Prè Saint Didier, grazie alle condizioni di innevamento migliori e alla presenza di sciatori internazionali attirati da miti, altezze e asprezze del Monte Bianco. Calo a due cifre invece del movimento turistico nelle località della Valtellina (Bormio e Santa Caterina Valfurva) e a Livigno. Qui le tre settimane tra Natale ed Epifania hanno avuto esito negativo sia quantitativamente che qualitativamente. Timori persistono anche per la seconda parte della parte di stagione a Sestriere e Bardonecchia, dove gli operatori sperano di recuperare quanto perso durante le festività.

Altre informazioni: http://www.federturismo.it/it/i-servizi-per-i-soci/studi-e-statistiche/i-numeri-del-turismo/archivio-numeri-turismo/377-201332/6798-osservatorio-turistico-della-montagna-stagione-invernale-negativa

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