Messner lo boccia, ma “Everest” è promosso dal pubblico

Zero applausi, zero fischi, praticamente nessuna reazione pervenuta. Era stato gelo assoluto per il film “Everest” quando in agosto ha aperto fuori concorso la 72esima Mostra del cinema di Venezia. Ma ora ecco il box office, cioè la classifica degli incassi: il momento della verità! Nel primo week end di proiezioni nelle sale italiane, quello del 26 e 27 settembre, lo spettacolare film di Baltasar Kormákur è subito salito al secondo posto con un incasso di 1.564.901 euro. Soltanto il capolavoro di Pete Docter “Inside out” con le sue meravigliose animazioni poteva precederlo, inarrivabile, in vetta alla classifica con 5.395.351 euro.

Al terzo posto “Minions” di Pierre Coffin, Kyle Balda (688.495 euro).

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Il film è costato 50 milioni di euro, ne incasserà parecchi di più.

La bocciatura preventiva di Reinhold Messner dunque non ha avuto alcun effetto sul pubblico, perlomeno quello generico, poco addentro alle segrete cose dell’alpinismo. Può avere invece positivamente influito la benevola accoglienza di Alessandro Gogna, altro guru dell’alpinismo, sul suo seguitissimo blog.

Il film è uscito in Italia il 24 settembre, distribuito in più di 500 sale cinematografiche. Racconta, e lo fa anche in 3D, una storia realmente accaduta: quella di uno dei più gravi incidenti degli ultimi anni sulla montagna più alta del mondo, una tragedia che nel 1996 coinvolse due spedizioni partite per raggiungere la vetta. Una brutta storia raccontata da Jon Krakauer nel best seller “Aria sottile”. Peccato che anche Krakauer non abbia particolarmente apprezzato il film, o perlomeno il modo in cui sono stati raccontati alcuni passaggi della storia. In un’intervista rilasciata a The Los Angeles Times, lo scrittore alpinista spiega: “Chiunque voglia sapere come si sono svolte le cose dovrebbe leggere il mio libro Into Thin Air“.

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La storia è già stata raccontata in un best seller da Jon Krakauer.

Jon ha aspramente criticato una sequenza in cui si mostra come si fosse rifiutato di tornare indietro per provare ad aiutare Rob Hall (Jason Clarke) a causa delle sue precarie condizioni fisiche. “Non ho mai avuto quella conversazione. La guida russa Anatoli Boukreev è andata in diverse tende a cercare aiuto e nemmeno gli sherpa erano in grado di uscire. Non sto dicendo che io avrei potuto farlo o che lo avrei fatto. Quello che dico è che nessuno è venuto nella mia tenda e mi ha chiesto qualcosa”.

Il regista ha risposto alle critiche raccontando che lo scopo della produzione era quello di mostrare quanto le persone coinvolte fossero alle prese con problemi di sopravvivenza e sicuramente non in grado di effettuare tentativi di salvataggio: “Non avevano pensieri negativi, erano impotenti”. Gli sceneggiatori William Nicholson e Simon Beaufoy, ha ribadito Kormákur, hanno cercato di mantenere un punto di vista imparziale.

Il film è stato girato fra il Nepal, la Gran Bretagna, Cinecittà e l’Alto Adige. “Non può essere credibile un film sull’Everest realizzato su una pista di sci”, era stato l’acido commento di Messner prima ancora di vederlo (ma non è detto però che Reinhold nel frattempo non si sia ricreduto). In giro per il mondo “Everest” si sta rivelando un affare: costato 50 milioni di euro, di milioni ne ha già incassati più di 34. Una salutare boccata d’ossigeno per l’industria cinematografica. (Ser)

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