Moto e quad, comportamenti sempre più aggressivi

Minacciato da due motociclisti sorpresi a scorrazzare nei boschi di una valle ossolana. Che hanno cercato anche di mettere le mani addosso a chi scrive queste note e si cura di questo blog quando li ha fotografati precisando che li avrebbe denunciati. Questo è stato l’epilogo di uno dei frequenti incontri ravvicinati con “escursionisti motorizzati” che in spregio alla legge invadono rumorosamente sentieri e prati con le moto per puro divertimento. Al comandante di una stazione dei carabinieri ai quali è stato segnalato l’episodio è stata recapitata, su sua gentile richiesta, la lettera qui riprodotta con l’omissione dei toponimi per evitare che un’ombra gravi su un’area in cui palese è, comunque, il rispetto dell’ambiente da parte di turisti e residenti.

Una cosa è certa: chi ha a cuore le sorti del turismo deve vigilare con ogni mezzo perché episodi come questo non avvengano. E ognuno faccia con fermezza la sua parte quando una sgasata lo avverte che “deve” cedere il passo su un sentiero. Va con piacere segnalato, infine, che sull’episodio, tutt’altro che infrequente e isolato di cui qui si riferisce, si esprime su richiesta della redazione Luigi Casanova, ambientalista, vice presidente in Italia della Commissione per la protezione delle Alpi. A Casanova vada il nostro ringraziamento.

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Il turismo dovrebbe privilegiare il godimento delle bellezze naturali e un rapporto armonioso tra uomo e natura…
Un divieto esteso a sentieri, mulattiere e strade forestali

Questo il testo della lettera mandata, su sua gentile richiesta, al maresciallo comandante di una stazione dei Carabinieri in merito al comportamento aggressivo di due motociclisti, abituali e impuniti frequentatori dei sentieri fra prati e boschi.

Riferendomi al nostro incontro da me richiesto per segnalare la molesta presenza di motociclisti sui sentieri della foresta di (omissis) e sui prati che circondano (omissis) dove da diversi anni trascorro le vacanze estive, non posso che ribadire quanto a mio avviso sia da ritenere deplorevole e abusiva la pratica “sportiva” del fuoristrada in un ambiente naturale.

Questo aspetto viene chiarito nei cartelli che (non sempre) sono collocati all’inizio di detti sentieri con esplicito riferimento alla legge regionale del Piemonte n 32 del 2 novembre 1982 (Norme per la conservazione del patrimonio naturale e dell’assetto ambientale). Legge che all’articolo 11 così si esprime: “Su tutto il territorio regionale è vietato compiere, con mezzi motorizzati, percorsi fuori strada. Tale divieto è esteso anche ai sentieri di montagna e alle mulattiere, nonché alle piste e strade forestali”.

I frequenti incontri con le moto da enduro sui sentieri della zona è un aspetto che sicuramente confligge con l’immagine di un ambiente naturale ancora ammirevolmente integro peculiare di queste montagne dell’Ossola. Dove il silenzio è rotto soltanto dal fragore delle cascate, dallo scorrere dei ruscelli. E dove è lecito augurarsi che la popolazione locale comprenda quanto vada considerata prioritaria la conservazione e la tutela di queste caratteristiche.

Va ribadito – come risulta dal documento che Le allego ed è peraltro disponibile su internet – che sono esclusi dal divieto “i mezzi impiegati nei lavori agro-silvo-pastorali, nella sistemazione di piste sciistiche, nelle opere idraulico forestali, nelle operazioni di pronto soccorso, di vigilanza forestale, antincendio, di pubblica sicurezza, nonché i veicoli utilizzati per servizio pubblico”.

Mi permetto anche di segnalarLe per completezza d’informazione (Circolare del Presidente della Giunta Regionale 29 marzo 2010, n 6/AMB) che “un coltivatore diretto può raggiungere un terreno destinato alla coltivazione andando fuoristrada in quanto trattasi di lavori agro-silvo-pastorali e se usa un mezzo agricolo. Può raggiungerlo con qualsiasi tipologia di mezzo se è proprietario, usufruttuario, coltivatore del fondo, o avente titolo giuridico o svolge l’attività professionale agricola”.

Ben diverso è evidentemente il comportamento dei due motociclisti che ho incontrato nei pressi dell’alpeggio di (omissis), da ore intenti a riempire il silenzio della foresta con le loro fragorose evoluzioni e, a quanto mi è stato autorevolmente riferito, da tempo fatti oggetto di riprovazione per le loro incursioni nei boschi e nei prati della frazione (omissis) e dintorni.

Sperando di avere fatto cosa utile, e sentendomi la coscienza a posto come cittadino e membro dell’associazione ambientalista “Mountain Wilderness” che da tempo si batte contro questo uso improprio dei sentieri, la ringrazio per la cortese attenzione e la comprensione.

Roberto Serafin

Enduro
I divieti esistono, ma nessuno li rispetta.
Leggi non applicate, controlli inadeguati

Quanto accaduto a Roberto Serafin non è soltanto un episodio riprovevole. Venire picchiati perché si protesta contro chi frequenta sentieri e pascoli con le motociclette per puro divertimento è segno dei nostri tempi, cupi e tristi.

Nel nostro Paese e nelle Regioni esistono le leggi che impongono divieti anche severi. Che ci invitano al rispetto degli ambienti naturali. Ma queste leggi non vengono applicate, i controlli sono inadeguati anche perché il personale degli organi di polizia, sia forestale che di altri servizi, è sempre più ridotto e privo di mezzi per agire. Lo Stato, le Regioni, i comuni hanno abdicato al loro dovere di far rispettare, a tutti, le norme.

L’altro triste passaggio riguarda i comportamenti sempre più aggressivi di tanti frequentatori della montagna. Di chi la percorre in inverno con le motoslitte, degli elicotteristi in eliski, delle motociclette e dei quad, perfino di tanti bikers che si avventurano su sentieri scoscesi, in ambiti pregiati dal punto di vista naturalistico.

Non si chiede nemmeno più permesso, non c’è tempo per rallentare o fermarsi un attimo e permettere all’escursionista, al camminatore di farsi da parte in sicurezza. Chi è su un mezzo meccanico, qualunque esso sia, crede di avere diritto di precedenza, si sente forte e accumula comportamenti aggressivi, offendendo e sempre più spesso ricorrendo all’uso delle mani. Accade contro gli scialpinisti, accade contro escursionisti, anche anziani, è accaduto contro madri che portavano il loro figlio in carrozzina.

Libertà è anche il diritto di passeggiare per cogliere silenzi, per cogliere rumori naturali, il soffio del vento come lo scorrere delle acque, il ritmo della pioggia, il cinguettio di uccelli o lo spavento di un capriolo. Moto, elicotteri, motoslitte rompono queste libertà, ne impediscono lo sviluppo, oltre a danneggiare, anche gravemente, i diritti della fauna selvatica, specie nei periodi di amore o quando le madri sono intente a seguire i loro piccoli.

Per questo motivo nel passato i legislatori si sono impegnati ed hanno ratificato norme.

Oggi su questi temi la politica è sempre più assente, in troppe situazioni si leggono i divieti come un peso, si inneggia alla liberalizzazione selvaggia offrendo spazio a chi alza la voce, a chi si impone con la forza.

Riuscirà l’intelligenza, la cultura, la sensibilità dell’uomo a riprendere i sentieri virtuosi oggi abbandonati? E ad investire nel rispetto? Noi ci auguriamo che questo avvenga in tempi brevi.

                                                                        Luigi Casanova

Vicepresidente di CIPRA Italia

2 thoughts on “Moto e quad, comportamenti sempre più aggressivi

  • 10/09/2015 at 23:04
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    Una volta mi è capitato di incontrare tre motociclisti: quello sulla moto più grossa era il padre degli altri due… minorenni e senza patente. Il padre era fermo lungo un sentiero e guardava compiaciuto i due figli che scorrazzavano avanti e indietro. Mi fermai vicino a lui e attaccò discorso: “Vede che bravi ragazzi, a me piace vederli crescere in mezzo alla natura piuttosto che con cattive compagnie.” Poi abbassò la visiera e partì anche lui con la sua famiglia. Anche la sua moto era, come le altre, senza targa!
    Che brava persona. Dopo questo incontro ho cominciato a chiedermi cosa ci facevo, a piedi, su un sentiero senza una moto da cavalcare!

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