Il Cervino sul Sole 24 Ore: Crivellaro ricostruisce la vittoria italiana in 8 puntate

Vi siete per caso perse le otto puntate con cui Pietro Crivellaro ripercorre nelle pagine domenicali del Sole 24 Ore la vera storia della conquista del Cervino? Domenica 23 agosto l’appassionante serie dei feuilletton si è conclusa e vale la pena di ricordare che le precedenti puntate sono state pubblicate il 28 giugno, il 5,12, 19, 26 luglio e il 2 e 9 agosto. Molto si è letto del Cervino in occasione dei 150 anni dalla conquista e sarebbe bello sapere quanto l’argomento abbia fatto centro sugli scaffali delle librerie dove anche un certo Reinhold Messner ha voluto essere della partita.

Ma forse il più ammirevole exploit letterario è stato proprio questo di Crivellaro, accademico del Cai, scrittore e storico di valore che è riuscito a rompere un incantesimo: la quasi totale latitanza di argomenti alpinistici dall’illustre testata diretta da Roberto Napoletano che un tempo ospitava frequentemente autorevoli resoconti sulle terre alte, non esclusi quelli di Crivellaro. Ma l’amico Pietro è sicuramente uno che non demorde. Del resto, per dire di che pasta sia fatto, di rischi in parete se n’è presi parecchi in vita sua affrontando l’americana al Dru nel gruppo del Bianco e la Via dei Fachiri sulle Dolomiti.

Cervino sul Sole 24 Ore copia
L’ultima delle otto puntate della “vera storia” della conquista raccontata da Pietro Crivellaro (qui sopra, ph Serafin/MountCity)

Nel corso delle puntate che sarebbe interessante vedere pubblicate in volume, il cronista ha dato fondo a documenti noti e inediti ricercati con pazienza e con la collaborazione di Lodovico Sella, erede del grande Quintino che fortissimamente volle questa conquista.

“La storia della conquista del Cervino è più complessa dell’epico romanzo di avventure solitamente tramandato”, ama ripetere Crivellaro. “C’è anche un lato oscuro della conquista e riguarda l’ardua ascensione italiana compiuta tre giorni dopo la vittoriosa scalata di Edward Wyhimper costata quattro morti, il 14 luglio 1865 dalla parte svizzera. Fu la clamorosa catastrofe a concentrare gli occhi di tutti sul versante di Zermatt, con le infuocate polemiche sulle follie dell’alpinismo nascente divulgate dal Times, dalle gazzette di mezza Europa e dalle stampe di Gustave Doré”.

Oggi, sostiene Crivellaro, è arrivato il momento di illuminare anche il lato oscuro del Cervino, cioè quello italiano. Così lo scrittore torinese ha deciso di ritessere sapientemente questa storia insieme con Lodovico Sella, pronipote di Quintino, non solo in questa ammirevole serie del Sole 24 Ore, ma anche in un saggio intitolato “Quintino Sella e la battaglia del Cervino” pubblicato nel volume “Gli archivi e la montagna” a cura di Francesco M. Cardarelli e Maurizio Gentilini (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma, 740 pagine, 37 euro).

Per farlo, Crivellaro ha rimesso le mani con l’aiuto di Lodovico nell’archivio dello statista Quintino Sella ricostruendo un appassionante carteggio di una cinquantina di lettere, per metà inedite.

“I documenti dimostrano”, spiega Crivellaro, “che il progetto del Cervino appartiene a un unico piano patriottico per replicare all’invadenza degli inglesi dell’Alpine Club, inaugurato dalla ‘riconquista’ italiana del Monviso capitanata da Sella nell’estate 1863 e consolidato il 23 ottobre di quell’anno dalla fondazione del Club Alpino Italiano al Castello del Valentino”.

In chiusura, domenica 23 agosto si è dunque letto sul Sole 24 Ore della tardiva salita di Quintino Sella che ha rimandato l’exploit per vari motivi, non escluso il rispetto per il lutto degli inglesi in seguito alla sciagura della cordata di Whymper. “Quest’estate non ne azzeccai una, fatta però eccezione del Cervino. Che bella montagna!”, scrive Quintino”. La scalata alla Gran Becca compiuta a cinquant’anni nell’estate del 1877 lo mette di buon umore. Paura di morire? Sarebbe stato un bel modo per liberare l’Italia della sua ingombrante presenza. In effetti lo statista morirà sette anni dopo nel suo letto di casa a Biella.

Sulle ricerche di Pietro Crivellaro leggere anche quanto pubblica il blog di Alessanro Gogna

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