Così Tabej Junko nel 1975 conquistò per prima l’Everest

Erano le 12.30 di venerdì 16 maggio 1975 quando Junko Tabej raggiunse, prima donna al mondo, la vetta dell’Everest. Due anni prima il tetto del mondo era stato finalmente calpestato anche dagli italiani e c’era voluta una megaspedizione militare capitanata da Guido Monzino perché l’impresa riuscisse. Sono trascorsi quarant’anni. E da quattro decenni questa sorridente settantacinquenne giapponese, casalinga, madre e nonna, è una presenza quasi immancabile ai grandi eventi dell’alpinismo.

Junko ed Herzog
A Chamonix incontra nel 2000 il francese Maurice Herzog, primo uomo su un ottomila (ph. Serafin/MountCity)

In Giappone Junko ha ricevuto nell’estate 2015 scontatissimi festeggiamenti. Altrove la ricorrenza è finora passato sotto silenzio, ma forse un telegramma di auguri qualche amico dall’Italia potrebbe averglielo inviato per questo particolare quarantennale. La Tabej è nota anche per aver compiuto la prima ascensione femminile del Shisha Pangma nel 1981.‪ È stata inoltre la prima donna, come informa Wikipedia, ad aver completato l’ascesa delle Seven Summits.

La sua passione per la montagna sbocciò intorno ai dieci anni. Dopo aver completato gli studi universitari in letteratura inglese, fondò un club di alpinismo per sole donne nel 1969. Nel biennio 1969-70 conquistò co il marito le vette più alte del Giappone e quelle delle Alpi.

La sua avventura all’Everest si aprì nel 1970 dopo che il giornale Yomiyuri Shimbun e la Nihon Television decisero di organizzare una spedizione esclusivamente femminile per la conquista dell’Everest. Junko Tabei fu tra le quindici donne selezionate. Al termine di un lungo periodo di formazione le alpiniste raggiunsero Katmandu nei primi mesi del 1975. Erano accompagnate da nove guide e sherpa e salirono per la via normale per il Colle Sud e la cresta sud-est. All’inizio di maggio il gruppo era già a un’altitudine di 6.300 metri quando una valanga ne seppellì il campo senza fare vittime.

Frase Tabej
Tecnica e abilità non bastano per raggiungere le vette più alte. E Tabej ne è la dimostrazione.

Junko venne travolta con altre sei delle sue 14 compagne e per qualche ora rimase priva di sensi. Ma l’incidente la rese ancora più determinata: dopo aver ripreso le forze, decise infatti di porsi alla testa del gruppo e portò a termine l’impresa.

Con lo sherpa Ang Tenzing quel 16 maggio rimase in vetta per 28 minuti. Pianse come aveva pianto Edmund Hillary il 29 maggio 1953.

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