Firma anche tu l’appello per la salvaguardia e l’integrità dei Piani di Castelluccio di Norcia. Dove ora “fioriscono” i camper

MW logoUn appello “alla ragionevolezza e al rispetto ambientale” per la salvaguardia e l’integrità dei Piani di Castelluccio di Norcia è stato indirizzato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, all’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini, alla Regione dell’Umbria e ad altri enti da Mountain Wilderness Umbria. Chi ha a cuore questo lembo di Appennino che il mondo c’invidia può sottoscrivere il documento dando la propria adesione (personale e/o associativa). A questo link (https://www.facebook.com/mountainwilderness.umbria) tutte indicazioni su ‘come fare’ a manifestare l’adesione. “Con grande preoccupazione”, è scritto nell’appello (che ha tra i promotori il professor Bernardino Ragni (zoologo),
Mountain Wilderness Italia Onlus
WWF (Umbria e Marche),
Pro Natura Marche, il Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus
Associazione Mediterranea per la Natura e il Comitato per l’Acqua Bene Comune Terni
Lupus in Fabula Associazione Ambientalista Onlus).

Castelluccio
La celeberrima “fiorita”. Nella foto in alto il parcheggio ai Piani di Castelluccio.

No a visioni di breve portata

“Apprendiamo casualmente”, è scritto nell’appello, “dell’esistenza e della definizione di un Piano per la Mobilità Dolce a Castelluccio di Norcia, del cui ‘anticipo’ abbiamo potuto prendere visione con l‘area parcheggio ‘sperimentale’ in pieno Pian Grande già funzionante. Nella convinzione che una “area protetta” è e deve restare tale, in specie un Parco Nazionale; la sua finalità è quella di proteggere la biodiversità e gli ecosistemi; il ‘problema traffico/sosta’ non dovrebbe neppure porsi in quanto evidentemente una contraddizione in termini; ogni e qualsiasi modificazione antropica e infrastrutturale determina un’alterazione permanente ed irreversibile sia degli 
equilibri ecosistemici, che dell‘assetto formale funzionale del paesaggio nonché la delusione delle aspettative di chi 
consapevolmente fruisce del Parco; i Piani di Castelluccio sono un Bene Comune, un Patrimonio dell’Umanità, un Sito di Importanza Comunitaria, che non può 
sottostare a motivazioni privatistiche o eminentemente finalizzate alla monetizzazione; la comunità di Castelluccio può trarre maggior beneficio economico, ritorno d’immagine, salvaguardando – come in larga parte 
ha fatto sinora- l’integrità naturalistica, ambientale, paesaggistica del proprio luogo di vita”.


I firmatari dell’appello si chiedono pertanto. per quale ragione non vi sia stata alcuna forma di partecipazione e consultazione per il PAMS e le decisioni già adottate, delle Associazioni Ambientaliste; se ci si sia resi conto e si siano valutati gli aspetti negativi che opere infrastrutturali permanenti possono determinare, se si sia valutato che si sta optando per una visione turistica ‘mordi/fuggi/depreda’ e infine ‘getta’, concentrata in un periodo 
limitato e delicatissimo come quello della Fioritura dell’altipiano, ignorando la possibilità di valorizzare un territorio unico nel suo genere, dall’aspetto integro e selvaggio ancorché prodotto dall’interazione millenaria, sapiente, lenta e rispettosa tra Uomo agricoltore-allevatore e Natura, attraendo e fidelizzando flussi turistici importanti e consapevoli diluiti e costanti nell’intero arco dell’anno. Ci riferiamo soprattutto al turismo europeo (inglesi, danesi, tedeschi,…) che predilige e frequenta questi luoghi in ogni stagione, proprio amandone e riconoscendone l’aspetto incontaminato, selvaggio, e le atmosfere magiche; al turismo scolastico indirizzato all’educazione ambientale; al turismo sportivo consapevole e regolamentato; se sia stata valutata la trasformazione inesorabile e progressiva del paesaggio e dei contenuti culturali che trasmette: da Parco Nazionale a Parco ‘a tema’, a Luna Park, senza soluzione di continuità, non considerando affatto che l’appeal e la cifra attrattiva di questi luoghi è l’atmosfera arcaica e selvaggia, la solitudine, il silenzio, l’ampiezza degli spazi incontaminati; se si sia tenuto conto che ‘lo spettacolo’, qui, è SOLO e SEMPLICEMENTE la Natura e le sue componenti ancestrali: Aria (non ammorbata dagli scarichi delle auto e delle moto), Acqua (non contaminata dagli scarichi dei camper, o ‘rapinata’ a valle per progetti tanto inutili quanto faraonici), Terra (dai magici colori e dalla grande generosità produttiva), Fuoco (dei tramonti e delle albe che arrossano e indorano i crinali delle montagne). Se si perde tutto questo nei rumori, nei lezzi, nel consumo di suolo, nell’apertura di nuova viabilità, si frantuma, banalizza, spezza il brand ‘Piani di Castelluccio’. Per tali motivi è indispensabile retrocedere da progetti invasivi e privi di senso; se si sia considerato che nonostante sui Piani (zona A del Parco e Siti Natura 2000) insistano terreni proprietari privati e/o della Comunanza, ciò non significa che quest’area non sia soggetta a vincolanti e prescrittive leggi nazionali ed europee sulle aree protette”. 


I firmatari ritengono:   che attirare il cosiddetto ‘turismo ambientale’, riportare l’uomo in natura, non significhi ‘semplificare’, banalizzare, volgarizzare i territori protetti, rendendo tutto ‘comodo’ e facile: un facsimile di città con soluzioni azzardate e pasticciate volte a garantire il ‘comfort’ e l’assenza di ‘disagi’ dovuti all’ambiente naturale; che il turista vada educato alla ‘diversità’ di approccio e di contesto; al rispetto, alla consapevolezza di sentirsi ospite e non padrone, alla presa d’atto che anche altre forme di vita, sia animali che vegetali, sono co-proprietarie di quei luoghi e li co-abitano; che il problema del “traffico a Castelluccio” sia un problema mal posto in quanto, – per le ragioni sopra esposte -, lì le auto non dovrebbero proprio arrivare, coerentemente alla sua natura di area fra le più pregiate e suggestive del Parco (i’isolamento’, dovrebbe vendere, non la brutta imitazione di Cortina d’Ampezzo nell’ora di punta, o i fumi di un ingorgo sul Raccordo Anulare) ; che i luoghi logisticamente deputati e già predisposti e in parte strutturati per ospitare parcheggi debbano essere le tre forche di accesso ai Piani: Forca di Presta, Forca di Gualdo/Monte Prata, Scentinelle, con servizi di navette elettriche a disposizione dei turisti nei periodi di maggior afflusso; che i campeggi debbano essere realizzati a valle, in area prive di impatti significativi; che il tema dell’ospitalità turistica debba essere risolto e ripensato – a Castelluccio e nei piccoli centri ricadenti nell’area 
d’influenza di cui trattasi- , in termini di ‘albergo diffuso’, oltre che valorizzando le strutture ricettive già presenti 
Confidiamo ancora che la ragionevolezza e la trasparenza di scelte e procedure, prevalga su visioni di breve portata e inefficaci (che potrebbero ingenerare una sorta di circolo vizioso, una reazione a catena: più turismo + auto + parcheggi, e così via, in una spirale senza ritorno) e di corto respiro”. 


Scarica qui l’Appello nella sua versione integrale

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