Il “fenomeno” Lynn Hill, nata per arrampicare

Nata a Detroit nel 1961, quinta di sette figli, Lynn Hill è giustamente considerata la più grande delle scalatrici. E anche la più piccola: è alta un metro e 57. Sensazionale è stata nel 1993 la prima salita in libera in un solo giorno del Nose sul Capitan. Lynn è una donna colta e intelligente ed è scontato che il suo libro “Climbing free” (Vivalda, I Licheni, 336 pagine, 19,50 euro) sia stato accolto a suo tempo con l’interesse che merita. L’identikit qui proposto ha una prerogativa particolare: tiene conto delle caratteristiche “strutturali” di Lynn, analizzate dalla dottoressa Oriana Pecchio, medico di montagna e alpinista.

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Lynn Hill in una stupenda immagne di Giulio Malfer. L’appassionante biografia della scalatrice americana pubblicata nella collana dei Licheni si apre con un episodio drammatico: l’incidente in arrampicata dovuto a una disattenzione che avrebbe potuto costarle la vita. 

Yoga e tai chi per tenersi in forma

Cinquecento persone rapite dalla simpatia di Lynn Hill. Era il 4 ottobre 2004 a Torino, unica tappa italiana per la presentazione del suo libro. Lei si racconta con semplicità e sincerità nelle pagine e nella conferenza, ripercorre le tappe della sua vita, scorre i capitoli dell’autobiografia pubblicata nei Licheni di Vivalda. Nata a Detroit, ma vissuta in California, Lynn da piccola ha praticato nuoto e ginnastica artistica, entrambi a livello agonistico. Le ho chiesto se pensa di avere un fisico eccezionale e mi ha confessato che effettivamente il suo VO2max, cioè l’indice di capacità aerobica, è elevato, da atleta, e che anche nei familiari è al di sopra della norma. Possiede anche senso dell’equilibrio e coordinazione eccezionali, ma tutte queste qualità, almeno in parte innate, sono state “coltivate” fin dall’infanzia con tanto sport. Soprattutto è stata abituata, anzi stimolata, fin da piccola a fare ciò che si sentiva di fare senza essere limitata da “non devi fare” materni o paterni. Ha cominciato ad arrampicare a 15 anni sul Big Rock vicino a Los Angeles e poi è entrata nel giro dei climber di Joshua Tree e di Yosemite, e a 18 anni ha salito la via del Nose a El Capitan, a tiri alterni con Mari Gingery, raggiungendo in breve livelli che fino a pochi anni prima erano impensabili (dagli uomini) per una donna. Poi prestazioni acrobatiche per la televisione, gare spettacolo demenziali per racimolare soldi rapidamente e continuare ad arrampicare e a studiare. Dall’86 al 92 entra nel circuito delle gare di arrampicata sportiva nate nell’85 a Bardonecchia: vince ventisei gare delle trentotto disputate, 5 Rock Master ad Arco e una Coppa del Mondo. I premi e le sponsorizzazioni le permettono di vivere bene ma le manca la falesia e nel 91, dopo averla studiata per nove giorni, sale la sua prima via di 8b+, Masse Critique a Cimai, una falesia calcarea nel Sud della Francia. Con l’addio alle gare, si dedica a un nuovo obiettivo: liberare la via del Nose. Si allena con costanza e tenacia, ci prova e ci riprova e la “libera” completamente dai passaggi in artificiale cercando la “sua via” e i suoi movimenti, provati e riprovati, per passare, lei piccola di statura, dove gli altri non sono ancora riusciti. Poi è la volta della libera in un giorno: ce la fa al secondo tentativo e nessuno ha più ripetuto il suo exploit. Gli ultimi anni sono trascorsi in spedizioni sulle big wall del Kirghizistan e sulle falesie di mezzo mondo, dal Marocco al Vietnam, dall’Australia al Madagascar, alla Sardegna.

Continua ad allenarsi Lynn, ma senza tabelle rigide e fisse: d’inverno pratica lo sci di fondo e lo snowboard, d’estate fa jogging, poi sempre stretching, yoga per la concentrazione, un po’ di tai chi ed esercizi di ginnastica artistica per le mani e gli addominali. Anche la sua alimentazione non ha niente di particolare: “Mangio poco, quando ho fame e non troppo tardi la sera. Un tempo evitavo carne, burro e grassi, ma poi eccedevo nei carboidrati, adesso ho una dieta più equilibrata e controllo meglio il peso”. Non le piace l’alpinismo classico, il ghiaccio, l’alta quota, e ama la neve solo con gli sci e lo snowboard. Neppure ama rischi e pericoli oggettivi, soprattutto dopo la morte di cari amici: il cognato e suo primo maestro sulla roccia Chuck Blodsworth, è morto assiderato sulla Sud dell’Aconcagua nell’80 e l’amico Alex Lowe è scomparso sotto una valanga allo Shisha Pangma nel ’99. Lynn ama la vita che fa adesso: viaggiare, scoprire falesie nuove e vecchie, imparare dettagli, esplorare il mondo e se stessa, confrontare la paura, ridere, giocare con gli amici: «una bella vita», ammette. Ma questa è la sua vita, la sua strada, e dato che tutti siamo diversi, il suo messaggio non è seguitemi o imitatemi, ma semplicemente provateci.

Oriana Pecchio

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