Una grande spedizione spiegata ai ragazzi

Milo Cover copiaIl Duca degli Abruzzi, grande esploratore, lo zio Achille, il simpatico Jampali. E il quattordicenne Milo. Questi alcuni dei personaggi di “Milo e il segreto del Karakorum” con cui Enrico Brizzi, già  enfant prodige della letteratura italiana, assurto giovanissimo nell’empireo dei grandi scrittori italiani con il suo Jack Frusciante, si rivolge ai ragazzi. Di vero, nel libro pubblicato da Laterza con le interessanti illustrazioni di Luca Caimmi (61 pagine in grande formato, 18 euro) c’è la spedizione al K2. Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi, la organizzò nel 1909 aprendo la via alle successive spedizioni su quello sperone che porta il suo nome, lungo il quale salirono gli italiani che nel 1954 “conquistarono” per primi la vetta. Lo scrittore bolognese conosce bene la storia dell’alpinismo e ama molto i viaggi a piedi, che per lui assumono un significato di profonda ricerca interiore, di conoscenza e di incontri: “Camminare, specie in montagna, è come scrivere. Ci si mette in viaggio, ci si allena, e non si deve avere fretta di arrivare. Allo stesso modo, quando si scrive, si deve continuare a farlo, senza pretendere di raggiungere subito dei risultati, ma non solo”.

Duca Abruzzi : Milo copia
Il Duca degli Abruzzi (al centro) in un’illustrazione di Luca Caimmi.

Il linguaggio adottato in questo libro è semplice, adatto ai giovani lettori. Un esempio ammirevole, in piena crisi dell’editoria, per chi ritiene che in fatto di montagna gli italiani siano tutti analfabeti e che il problema andrebbe risolto a livello scolastico con un sano indottrinamento. Del Duca, Brizzi traccia un ritratto affascinante (per i ragazzi, si spera) raccontando che “in Africa è salito anche sul monte Ruwenzori e che è cugino del Re, ed è stato in Alaska e fra i ghiacci del Polo Nord”. La storia si apre con una lettera dello zio esploratore di Milo che lo invita a unirsi a lui nella spedizione in Karakorum del Duca degli Abruzzi. I genitori fanno di tutto per impedirglielo, ma poi arriva una lettera del Duca stesso che li convince a lasciarlo partire per l’Himalaya e puntare sul K2.

Precisi sono i riferimenti all’India britannica (dal porto di Bombay al Kashmir), ai gruppi etnici Baltì musulmani e Ladakhi buddisti. Una parentesi fantastica con Alessandro Magno giustifica il “segreto” del titolo. Forse un eccesso di buonismo può rendere il libro estraneo alla sensibilità degli adolescenti di oggi abituati a convivere con i mostri che popolano i tablet e i loro infernali videogiochi. Ma il fascino dell’avventura qui non manca e dovrebbe resistere nel tempo. E l’importante era provarci, vero Milo?

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