La folle corsa all’oro bianco in Lombardia

Turismo invernale sempre più sotto osservazione. Salgono i costi degli skipass e crescono gli interventi pubblici per sanare i bilanci delle società che gestiscono gli impianti. Su quella che un tempo era definita una corsa all’oro bianco interviene ora “Dislivelli” con un’inchiesta a tutto campo che mette in evidenza perdite (tante) e profitti (pochi o nulli) dell’industria dello sci. Un bagno di sangue viene addirittura definita la situazione. E i soldi che circolano sono in prevalenza pubblici. Tanto che l’economista Giorgio Daidola dichiara: “Il modello del turismo invernale va rivisto, altrimenti si rischia di buttare via altri soldi pubblici”. Ma quanti sono questi euro che ogni anno tutti noi dobbiamo sborsare per tenere in piedi un’industria in crisi, che senza correzioni non può avere futuro? “È la domanda”, spiega Maurizio Dematteis, direttore di “Dislivelli”, “che ci siamo fatti in redazione. E abbiamo tentato, regione per regione, di capirci qualcosa di più, lanciandoci in una ‘caccia al dato’ che, alla faccia della trasparenza pubblica, non è stata per nulla semplice. Tra finanziamenti diretti, società a partecipazione pubblica, voci di finanziamento diverse erogate da enti diversi, siamo arrivati a una rappresentazione che, seppur disomogenea, riesce a dare l’idea dello sforzo economico che tutti noi affrontiamo ogni anno per tenere in piedi l’industria dello sci, aiutando le migliaia di persone che ci lavorano”.

Perché allora non utilizzare un 10% delle risorse pubbliche destinate all’industria dello sci per forme di turismo alternativo? Anche su questa interessante proposta “Dislivelli” cerca di andare a fondo interrogando autorevoli esperti. “Il tutto a  sostegno di un importante settore turistico, quello dell’industria dello sci”, spiega ancora Dematteis, “destinato in futuro a ridimensionarsi, con la conseguente ‘razionalizzazione’ dei posti di lavoro. Che bisognerà in futuro cercare altrove”.

Da “Dislivelli”, per gentile concessione, è tratto il quadro della situazione in Lombardia dove esistono 1230 chilometri di piste da discesa, 300 impianti di risalita e 30 comprensori sciistici. Un paradiso di coltre bianca per sciatori italiani e stranieri e un buco nero per quelli che, come hanno esemplarmente fatto gli amici di “Dislivelli”, cercano di cavarne fuori qualche dato…

I bilanci in rosso dei comprensori lombardi più blasonati

“La situazione lombarda è difficile da esaminare”, commenta Luca Serenthà, socio di “Dislivelli” e profondo conoscitore della realtà alpina delle Alpi centrali. “Mi sono scontrato con un territorio e un campo vastissimi”. Anche perché sono una quarantina le società che gestiscono gli impianti. Tra queste, diverse sono sostenute dal pubblico che interviene anche finanziando la costruzione degli impianti e l’innevamento artificiale. È il caso di società partecipate dalla Provincia, dalle Comunità Montane e/o dai Comuni di pertinenza. “Quando disponibili, ne ho analizzato i bilanci”, continua Serenthà. “Con i dovuti condizionali del caso, posso dire di avere riscontrato un’interessante correlazione tra la performance economica delle società e l’altitudine del comprensorio”. Ogni anno di più, i comprensori a bassa quota si scontrano con l’aumento delle temperature, dando origine al noto circolo vizioso, per cui si tampona l’assenza di neve accendendo i cannoni, i costi crescono esponenzialmente e le società chiudono l’anno in rosso. La stessa sorte tocca anche ai comprensori più blasonati.

È il caso di Bormio, gestito dalla S.i.B. Spa, cui partecipano il Comune di Bormio e quello di Valdisotto, che ha chiuso il 2013 con una perdita di quasi 400 mila euro. Di casi come questi se ne contano a decine. La Provincia di Brescia, ad esempio, partecipa alla Baradello 2000 Spa, a capo della ski-area Aprica–Corteno, che a fine 2013 ha registrato un risultato negativo di quasi 185 mila euro. Anche la Skiarea Valchiavenna, partecipata dalla Provincia di Sondrio, è in perdita dal 2012, con più di 760 mila euro di buco nel 2013.

A sostegno del sistema lombardo arriva la Regione, che nel giugno del 2013 approva ed emette il bando “per l’assegnazione di agevolazioni finanziarie finalizzate alla miglioria, all’adeguamento e alla sicurezza degli impianti di risalita e delle piste da sci”. 6 milioni di euro, incrementabili fino a 8 in caso di ampia partecipazione delle imprese, a disposizione degli impiantisti per promuovere – si legge nel bando – “lo sviluppo e l’attrattività della montagna lombarda invernale”. I soldi pubblici sono serviti a finanziare l’acquisto di nuovi cannoni sparaneve e battipista, oppure per realizzare bacini di accumulo d’acqua per l’innevamento programmato.

D. R.

da www.dislivelli.it, per gentile concessione

Leggi qui l’inchiesta di “Dislivelli”

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