Dove la montagna diventa “sweet”: Chamois, paese senza motori

All’ormai imminente Expo di Milano 2015 contano di presentarsi quali esempi di turismo e d’imprenditorialità locali alternativi ai frusti modelli della montagna “da consumare”. Sono le Sweet Mountains, le montagne dolci promosse da “Dislivelli”, un progetto che raccoglie i luoghi dell’arco alpino (Piemonte e Valle d’Aosta, per ora) dove “la montagna è ancora vestita da montagna, il turista è ospite ma non padrone, il montanaro padrone di casa ma anche ospite, guida, amico”. Perfette antitesi insomma queste dolci montagne rispetto ai griffati luna park dove si fa vita mondana e le spese per il soggiorno sono ormai commisurate alla disponibilità  dei soli magnati provenienti dall’ex Unione Sovietica o dai Paesi arabi.  Perché il turismo alpino, sostengono gli organizzatori di Sweet Mountains, ha un grande futuro: sostenibile e responsabile. Ora comunque è possibile andare sul sito sweetmountains.it e diventare amici di Sweet. Si riceve così gratuitamente la guida mensile delle vacanze Sweet e un buono promozione da utilizzare presso le strutture ricettive delle rete. Per entrare nel clima dell’iniziativa, dal primo numero delle Sweet Guide dedicato alla Valle del Cervino è tratto il servizio che pubblichiamo su Torgnon in Valtournenche.

Un villaggio a misura d’uomo

A volte ci sono luoghi che anticipano troppo la storia. Per esempio Chamois, il piccolo comune della Valtournenche che, rifiutando le automobili con referendum popolare proprio negli anni del boom economico, quando sembrava che l’automobile e lo sci fossero le uniche strade per le Alpi del futuro, intraprese una strada coraggiosa e innovativa, forse troppo per quei tempi. Paradossalmente quei pionieri che scelsero nel 1955 la funivia per collegarsi al mondo erano troppo avanti, e ciò che oggi apparirebbe come un atto di avanguardia passò più come un capriccio, una stranezza, una chiusura retrograda. 

In seguito Chamois ha pagato questa contraddizione: non ha potuto o saputo raccogliere in forma di turismo dolce e responsabile la sua vocazione di luogo silenzioso e appartato, meravigliosamente affacciato sulla Tersiva e la Valle d’Aosta. Altre località hanno capitalizzato molto di più pur senza l’eccezionalità di Chamois, perché hanno saputo promuoversi come posti unici e si sono guadagnate una clientela speciale e fidelizzata, che ritorna in ogni stagione dell’anno.

Intanto il mondo è cambiato. Oggi il modello industriale urbano mostra drammatici segni di crisi; oggi la città non garantisce più il lavoro a nessuno; oggi il precariato è una patologia che unifica ogni cultura e ogni territorio all’insegna dell’incertezza. Se Nuto Revelli dovesse riscrivere adesso “Il mondo dei vinti” non distinguerebbe certo i montanari che scendono verso le fabbriche dai cittadini che ci lavorano, perché la differenza non sta più lì. Ormai la vera separazione corre tra i pochi che hanno un futuro sicuro e i molti che devono inventarselo ogni giorno, il futuro, magari risalendo proprio quelle valli che offrono potenzialità inespresse di residenzialità, lavoro e turismo dolce: sweet mountains. 

Dunque Chamois ha tutte le carte in regola per ritornare al centro di un mondo a misura d’uomo. Situato a 1815 metri d’altitudine, è il comune più alto della Valle d’Aosta e uno fra i più alti d’Italia; è composto da sette hameaux (frazioni): Corgnolaz, dove ha sede il municipio, Caillà, Crepin, La Ville, Lago Lod, Lieussel e Suis, un po’ defilata, nello splendido bosco di conifere. Il comune, che ormai conta meno di cento residenti, si distende su un balcone prativo contornato da boschi e pascoli, al riparo dai venti del nord, con un clima tra i più temperati dell’arco alpino. Il paese accoglie i turisti nella piazzetta principale, dove si affacciano la Chiesa del borgo, il municipio e le strutture commerciali. Dalla piazzetta si diramano le strade in terra battuta (o di neve, in inverno) che permettono di raggiungere le altre frazioni.

Il 21 luglio 1681 il vescovo di Aosta, Albert-Philibert Bailly, decise che Chamois doveva essere una parrocchia, staccandola dalla chiesa madre di Antey- Saint-André. I chamoisiens ricostruirono la preesistente cappella di Corgnolaz e il nuovo edificio venne consacrato dal vescovo Amédée Milliet d’Avillars nel 1707. Così Corgnolaz sostituì il villaggio di La Ville (o Grande-Ville) come capoluogo della comunità, che nel 1707 contava 320 abitanti, salendo a 386 nel 1782.

Nella seconda metà del secolo si diede il via alla fondazione di scuole pubbliche e per tutto l’Ottocento si continuò a promuovere l’istruzione popolare, tanto che, all’inizio del 1900, a Chamois si contavano ben quattro scuole! Altre iniziative d’interesse collettivo furono le latterie sociali di Corgnolaz nel 1873 e di Crépin nel 1896 (tuttora esistente), ma questo non bastò a frenare l’esodo migratorio del Novecento. Il rapido miglioramento delle condizioni socio economiche accelerò, paradossalmente, il fenomeno di spopolamento della montagna: 151 abitanti nel 1951 e 141 soltanto nel 1961. La popolazione residente è oggi di 94 persone, dedite per lo più al settore turistico ed edile. Chamois è luogo di alpeggio stagionale, mentre l’allevamento stanziale è ridotto a un unico residente. Dal 2006 Chamois e La Magdeleine sono partner dell’iniziativa “Perle delle Alpi” per il sostegno della mobilità dolce. Questo è certamente il loro futuro.

sweet-mountains-logoI dieci comandamenti delle Sweet Mountains

1) Nessuno va in montagna per ritrovare la città. 2) Nessuno ha il diritto di portare la città in montagna. 3) Il turista non è una merce, ma una persona. 4) Il montanaro non è un servo, ma un ospite. 5) Se ospite e montanaro non si parlano, hanno perso entrambi. 6) Il turismo sostenibile non si mangia la montagna, la alimenta. 7) La lentezza non è una rinuncia, ma una conquista. 8) Il viaggiatore responsabile è curioso, rispettoso, attento. 9) La montagna non è un museo e nemmeno un lunapark. 10)  La montagna dolce è l’unica montagna possibile.

Per informazioni e adesioni: info@sweetmountains.it  http://www.sweetmountains.it/  www.alpine-pearls.com

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