Quando la meteo inganna

L’affidabilità della meteo nell’era dei satelliti va forse messa in discussione? Non è la prima volta che una bufera di neve è all’origine di un’ecatombe. In Nepal 39 trekker sono morti miseramente sepolti nella regione dell’Annapurna per non avere previsto o per avere sottovalutato le condizioni del tempo.

Per fortuna, stando alla BBC, circa 280 persone, molte delle quali si trovavano a circa 5000 metri vicino al passo Thorong sul famoso Annapurna trail, sono state portate al sicuro.

Possibile che nessuno abbia pensato di fermare tutta questa gente prima che si mettessero a repentaglio tante vite? Il trekking dev’essere un piacere o un azzardo?

Il Thorong La a 5416 metri, frequentatissimo nella stagione post monsonica, da settembre a novembre (di solito beneficiata dall’alta pressione che assicura bel tempo per diverse settimane), è un passaggio obbligato da non sottovalutare tra la Marshandi e la Kali Gandaki. Chi non se la sente o non ce la fa deve tornare sui suoi passi e…addio Annapurna trail!

Noi ordinari trekker saliamo al colle un po’ provati dopo una settimana di marcia. Alle due di notte si esce dal rifugio, ci si infila il piumino e si comincia a salire, ansimando per la quota, verso il Thorong La che si nasconde ostinatamente alla nostra vista. Anzi, ci inganna sovente facendoci credere di essere arrivati allo scollinamento mentre quella che si profila all’orizzonte è solo una piega, una delle tante, della montagna innevata.

Poi giù a rotta di collo verso Jomson, una discesa senza fine sul quel costone in cui parecchi dei 39 trekker scomparsi hanno perso la vita nella bufera.

Però è vero: i lodge nepalesi, casomai vi si restasse bloccati, sono in genere confortevoli. “Quando uno fa trekking non pensa di trovarsi in una situazione così estrema”, ha spiegato al telefono un malcapitato (si fa per dire) valdostano rimasto intrappolato nella neve sotto l’Annapurna. Nessun problema. I suoi compagni  avevano ogni comfort, gas per scaldarsi e viveri compresi, ed erano in attesa di un comodo elicottero che li mettesse in salvo.

Eppure la montagna, scuola di vita, dovrebbe imporre un diverso atteggiamento. Fidarsi dei satelliti è bene, ma non è tutto. Quando a correre seri rischi per una bufera imprevista è una mandria di bovini, capire il tempo è per i malgari una questione di vita come risulta dalla testimonianza di un giovane dell’Alpeggio Forno nell’Ossola che pubblichiamo: l’hanno raccolta gli allievi delle Scuole medie inferiori di Crodo nel quadro di una ricerca per la Borsa di studio “Walter Burkhard”. Un documento su cui i trekker potrebbero meditare prima di mettersi nei guai. Buona lettura!

Tartarino

Mucche al pascolo a Crampiolo

 

Saper osservare il cielo, requisito essenziale del bravo malgaro

La permanenza in alta quota durava circa quaranta giorni, ma i tempi non potevano essere programmati con anticipo. La vita dell’allevatore essendo a diretto contatto con la natura, è sempre stata scandita dal tempo atmosferico che ne condiziona la scelta.

La natura è la fonte di ricchezza per noi allevatori e, con le sue meraviglie, riempie di gioia la nostra vita, ma al tempo stesso è imprevedibile, e sono proprio le intemperie a porsi come il problema più grosso.

La neve spesso ha condizionato e limitato la nostra attività all’alpeggio. Ricordo che ero ancora un ragazzino e stavo pascolando le mucche a Forno Superiore quando mio padre arrivò di corsa gridando “tra in sem al vacc!”. Non capivo. Eravamo alla fine di luglio, un po’ presto per scendere a valle, e il cielo era nuvoloso come tante altre giornate.

Mio padre mi aiutò “un sora e un sott” e con il nostro cane pastore, imparagonabile amico nelle lunghe giornate di pascolo, in poco tempo raccogliemmo le mucche e ci incamminammo verso Piamboglio.

Non ci fu il tempo per le spiegazioni, ma riuscii a capire da solo quando iniziai a vedere cadere i primi fiocchi di neve. Scendemmo in fretta, speravamo di poter ricoverare le mucche a Piamboglio, ma appena giunti alla stalla ci accorgemmo che anche lì il manto bianco aveva coperto i pascoli.

Così fummo costretti a scendere ancora. Durante la discesa riuscimmo a far pascolare le mucche a fianco del Lago di Codelago, ove i larici impedivano alla neve di cadere al suolo.

Non potemmo fermarci a lungo e ben presto riprendemmo il cammino per Crampiolo.

Quella sera eravamo giunti a destinazione molto stanchi, ma la soddisfazione fu molto grande: avevamo salvato il gregge.

Il merito era tutto di mio padre e dei preziosi consigli, trasmessi da padre in figlio, sull’osservazione dei cielo, per interpretare i cambiamenti repentini del tempo. Allora, capire il tempo era una questione di vita. Oggi la tecnologia offre quotidianamente il bollettino meteorologico e così noi ogni mattina ascoltiamo il meteo sevizzero. Non è cambiato molto dal passato però, è sempre il tempo che comanda!

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