Montagne e alpinisti a Bergamo: centoquarant’anni di scalate, studi e ricerche

Il catalogo della mostra “Montagna e alpinisti a Bergamo 1873 – 2013”. Nella home page il Palamonti, sede del Cai in città.
In apertura il Palamonti, sede del Cai ia Bergamo.

Veniamo da lontano e camminiamo verso il futuro. Con questo slogan la Sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano si è inserita nel 2013 nelle celebrazioni per i 150 anni del Cai con una grande mostra sulle sue origini di cui è oggi testimonianza il catalogo fresco di stampa curato da Stefano Morosini che è stato anche l’artefice della rassegna. Si è trattato di una mostra “diffusa” di particolare significato, titolata “Montagna e alpinisti a Bergamo 1873 – 2013”, la cui inaugurazione è avvenuta il 23 ottobre 2013, giorno della fondazione del CAI a Torino, e rimasta aperta fino al 5 dicembre. Furono inequivocabilmente studiosi e naturalisti, e appassionati di fenomeni naturali, i fondatori della Sezione di Bergamo, sull’esempio del professor Giovanni Maironi da Ponte, che a fine Settecento/inizi Ottocento percorse a fondo l’alta Valle Seriana, e in particolar modo il Piano del Barbellino, lasciando studi e memorie ancor oggi ricercate e consultate. Il 14 aprile 1873 è la data ufficiale di fondazione del sodalizio da parte dei naturalisti capeggiati dall’ingegner Antonio Curò e dal dottor Matteo Rota, dieci anni dopo la costituzione a Torino del Club Alpino Italiano a opera di Quintino Sella. Fu, quella di Bergamo, la dodicesima sezione in Italia e la seconda in Lombardia, e fra i soci fondatori —28 eminenti cittadini bergamaschi — c’erano i conti Nicola Alborghetti e Carlo Lochis, i nobili Giuseppe Caleppio e Luigi Cucchi, il cavalier Edoardo Zuppinger, l’ingegner Palmiro Gelmini.

In compagnia delle prime, ottime guide — Antonio Baroni, Carlo Medici, Ilario Zamboni, Isaia Sonetti —nel trentennio 1870/1900 gli alpinisti del CAI bergamasco salirono quasi tutte le principali cime delle Alpi Orobie, compiendo veri miracoli di tecnica e d’intuizione, e vi eressero ben tre rifugi o capanne alpine: la Cà Brunona, per facilitare le salite al Pizzo Redorta; il rifugio Curò al Barbellino per agevolare le salite al Pizzo Coca, al Recastello, al Monte Gleno, al Monte Torena; e il rifugio dei Laghi Gemelli, per consentire di visitare la bellissima zona centrale delle Orobie, ricca di laghetti alpini estremamente suggestivi. La mostra, ideata con l’obiettivo di illustrare il profondo legame che da 140 anni esiste tra il CAI e la Città, ha coinvolto l’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti; la Biblioteca Civica Angelo Mai e archivi Storici Bergamaschi; la Fondazione Bergamo nella Storia; l’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea; il Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi; l’Orto Botanico Lorenzo Rota; i quali hanno messo a disposizione le proprie sedi e il proprio materiale legato alla montagna, perché nel corso dei 140 anni tanti alpinisti iscritti al Cai hanno contribuito ad animare la vita culturale, scientifica, economica, politica e sociale della città.

Di pagina in pagina, in un contesto grafico di grande efficacia a cura di Dario Carta, il volume sviluppa i diversi temi raccontando dei naturalisti che hanno dato impulso agli studi, di scienziati e inventori, di filantropi, benefattori, uomini politici, traffici e commerci attraverso le Alpi, degli inizi del turismo e delle prime guide, dei pionieri, degli imprenditori (tra i fondatori del Cai molte famiglie erano originarie della Svizzera e guidavano importanti manifatture tessili nella provincia). Un magnifico giro d’orizzonte, insomma, accuratamente orchestrato da Morosini con rare immagini provenienti da vari archivi. Un fiore all’occhiello per la storica sezione che, come si apprende dal portale, ha chiuso il 2013 a quota 9.997 soci (-66 su 2012, un calo dello 0,66%), 5.595 dei quali appartenenti alle Sottosezioni (+ 1,00% su 2012) e 4.402 alla Sezione di Bergamo (-2,7% su 2012).

Il cuore antico del Cai

Nel quadro delle celebrazioni per i 150 anni del Club Alpino Italiano, il libro e la mostra curata a Bergamo da Morosini rappresentano importanti fonti di scoperte che si accompagnano con altri importanti eventi, a cominciare dalla mostra allestita ai Cappuccini dal Museomontagna di Torino (“un viaggio nei cambiamenti della montagna italiana”) e dalla relativa, poderosa pubblicazione a cura di Aldo Audisio e Alessandro Pastore data alle stampe nel periodo in cui, nel corso del 2013, sulla torretta della Vedetta Alpina brillava la “stella” dei festeggiamenti.  A Milano la locale sezione del Cai ha compiuto nel 2013 il miracolo di una grande mostra dedicata alla Lombardia e le Alpi allestita allo Spazio Oberdan dai volontari del sodalizio attingendo alle raccolte conservate in sede, con la regia del socio benemerito Lorenzo Revojera e il contributo per l’allestimento dell’architetto Lorenzo Serafin: anche in questo caso con il corredo di un imperdibile catalogo pubblicato in collaborazione con l’editore Bellavite.  Altra pubblicazione che è doveroso citare è “Patria, scienza e famiglia negli anni risorgimentali” a cura di Riccardo Cerri (Zeisciu Centro Studi, 2010) con cui la storica sezione di Varallo ha aperto in largo anticipo il clima di ricerca legato alle celebrazioni raccontando gli antefatti della fondazione del Club alpino e l’associazionismo borghese in Valsesia. A questo libro è seguito nel 2013 “Alle origini del Club Alpino” (Un progetto integrato di politica, progresso, scienza e montagna) a cura di Ricardo Cerri sempre per le edizioni Zeisciu.

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