Sweet Mountains. “Dislivelli” per un nuovo turismo

“Dislivelli”, portale della montagna e diffusa testata in pdf delle terre alte, mette in rete i “luoghi” delle Alpi occidentali che hanno dimostrato di essere l’opposto dei “non luoghi”: quelle strutture ricettive che alimentano il tessuto del territorio montano, che propongono un modello di turismo leggero, sostenibile, dolce. Da qui il nome Sweet mountains. Di queste “montagne dolci” racconta Enrico Camanni, giornalista e scrittore, in un editoriale apparso il 1° luglio su Dislivelli e che MountCity pubblica integralmente per gentile concessione. Nell’articolo, Camanni riprende il tema dei rapporti tra città in montagna, una delle tesi del suo libro “La nuova vita delle Alpi” (Bollati Boringhieri, 2002). In quelle pagine, lo scrittore osservava che sappiamo per certo due cose: la montagna non può trasformarsi in un museo e neanche in una città (tipo Cervinia, per esempio) perché l’ambiente è fragile e il monte diventa un surrogato culturale della metropoli, senza possibilità di futuro proprio. Naturalmente città e montagna devono parlarsi e collaborare. “Per quanto riguarda la diffusione del progetto Sweet Mountains”, spiega infine Camanni, “ci piacerebbe molto che spaziasse sulle Alpi centrali e orientali, ma ci siamo proposti di partire dall’Ovest per prudenza. L’anno prossimo si vedrà”.

Passo dopo passo verso l’Expo  

1) Nessuno va in montagna per ritrovare la città. 2)
Nessuno ha il diritto di portare la città in montagna. 3) Il turista non è una merce, ma una persona. 4) Il montanaro non è un servo, ma un ospite. 5) 
Se ospite e montanaro non si parlano, hanno perso entrambi. 6)
Il turismo sostenibile non si mangia la montagna, la alimenta. 7) La lentezza non è una rinuncia, ma una conquista. 8) 
Il viaggiatore responsabile è curioso, rispettoso, attento. 9)
 La montagna non è un museo e nemmeno un lunapark. 10) 
La montagna dolce è l’unica montagna possibile.

Cominciamo dal decimo comandamento di Sweet Mountains, sintesi di tutti gli altri. Ormai non si tratta più di scegliere, esiste una strada sola per il turismo alpino. Non si può continuare a disquisire tra un’offerta e l’altra, per la massa o per gli intenditori, i giovani o gli anziani, gli automobilisti o gli escursionisti.

Si tratta di decidere se puntare su un turismo veramente sostenibile, dal punto di vista ambientale ed economico, oppure se gli errori del passato non sono serviti a niente e si spera ancora nel miracolo dei motori, dei grandi impianti, delle pesanti infrastrutture, come se il mondo non fosse cambiato e il pubblico non chiedesse ben altro, a gran voce, rivolgendosi ad altre montagne e ad altri mercati.


Ormai c’è una distanza imbarazzante tra la sensibilità turistica delle valli di lingua tedesca e l’ospitalità delle nostre valli alpine, un gap che deriva dalla (loro) secolare cura del territorio tradotta in forme di accoglienza. Il visitatore non paga solo l’offerta turistica, ma anche la gentilezza, la professionalità, la cura dell’ambiente e soprattutto la messa a sistema del tutto, in modo che ognuno trovi la sua meta e la sua gioia proponendosi di ritornare.


Eppure, a fronte del nostro ritardo, esistono prove di chiara controtendenza – per esempio le richiestissime settimane delle guide sudtirolesi a sud del Monviso, la rinascita internazionale della Val Maira, il successo di Cogne nel parco del Gran Paradiso –, che esprimono la straordinaria ricchezza culturale e ambientale delle valli del Nordovest alpino, e l’apprezzamento di quei visitatori che le scoprono, le amano e non le lasciano più.


Sulle Alpi è più evidente che altrove che un turismo saggio e responsabile è l’opposto del modello unico. Consiste nel valorizzare le differenze e le peculiarità di ogni località, dal dialetto alla cucina, dai colori agli odori, consiste nello scambio di culture esogene ed endogene, consiste nel graduale e morbido inserimento del visitatore nella realtà locale, rispettandone i tempi, i riti, gli usi, perfino le imperfezioni.

Tutto questo è stato praticato nel Nordest delle Alpi, pur con gli inevitabili errori, ma è ancora lettera morta o quasi a Nordovest, e anche nelle Alpi centrali. In alcuni casi siamo all’anno zero, ma il più delle volte non è così: dietro l’apparente arretratezza e noncuranza emergono coraggiose offerte di turismo sostenibile e responsabile, per lo più gestite da operatori illuminati, isolati e soli.


Da queste persone e da queste esperienze si muove il progetto Sweet Mountains. Dislivelli ha deciso di mettere in rete i “Luoghi” delle Alpi occidentali che hanno dimostrato di essere l’opposto dei “non luoghi”, le strutture ricettive che sono diventate parte del tessuto del territorio montano e lo alimentano, che propongono un modello di turismo leggero, sostenibile, dolce.

Da qui il nome Sweet Mountains (il riferimento è ad Alex Langer e al suo motto “lentius, profundius, suavius”) e la scelta del logo: un Monviso rosa, con un solido basamento costituito da un reticolo cristallino.

Come scrive Irene Borgna, il rosa è il colore della delicatezza, il meno “montanaro” di tutti quelli presenti nell’immaginario collettivo, e la sfida è proprio questa: indirizzare i viaggiatori della montagna che scelgono di vivere l’ambiente con rispetto, nella sua bellezza e delicatezza.

Non ladri di emozioni ciechi al contesto o inconsapevoli divoratori di polenta. Piuttosto viaggiatori leggeri e dolci, quale che sia la loro passione: turisti, alpinisti, escursionisti, ospiti curiosi, appassionati di cucina e cultura delle Alpi.


L’associazione ha deciso di investire ingenti risorse economiche, competenze e forza lavoro per dare realtà a un’idea maturata in anni di ricerche capillari sulle montagne di Cuneo e Torino: il progetto Sweet Mountains è nato così, dal precedente laboratorio dei “Luoghi di Dislivelli”.

Non è un marchio di qualità (ce ne sono già fin troppi, e quasi nessuno utile), ma una rete capillare per collegare e promuovere a livello locale, nazionale e internazionale le realtà delle Alpi del Nordovest che credono e praticano un turismo diverso da quello di massa.

Ogni Luogo sarà affiancato da “Satelliti” che ne completeranno l’offerta e la competitività: dall’accompagnatore naturalistico al produttore di formaggio di qualità, dall’ecomuseo alla guida alpina all’operatore culturale, dal parco naturale allo spaccio dei prodotti artigianali.


Stiamo costruendo un agguerrito gruppo di lavoro per lanciare la rete Sweet alla fine di ottobre, al Salone di Terra Madre 2014, in accordo e collaborazione con Slow Food.

Con la stagione invernale 2014-2015 saremo operativi, stringeremo le maglie della rete e ci allargheremo nelle valli alpine. Contiamo di arrivare all’Expo di Milano 2015 con un esempio di turismo e di imprenditorialità locali finalmente alternativi ai frusti modelli della montagna “da consumare”. Perché se ci mangiamo anche quella sarà crisi senza ritorno.


Enrico Camanni

I primi aderenti

Rifugio Mongioie/Edelweiss (Valle Tanaro) www.rifugio-mongioie.com; Rifugio Palanfrè (Val Vermenagna) www.palanfre.it; Rifugio Campo Base (Val Maira) www.campobaseacceglio.it; Locanda Lou Pitavin (Val Maira) www.loupitavin.it; Rifugio Galaberna (Valle Po) www.rifugiogalaberna.com: Rifugio Melano-Casa Canada (Val Noce) www.casacanada.eu; Rifugio Jervis (Val Pellice) www.rifugiojervis.it; Foresteria di Massello (Val Germanasca) www.foresteriamassello.it; Rifugio Selleries (Val Chisone) www.rifugioselleries.it; Rifugio la Fontana del Thures (Val Thuras, Alta Valle di Susa) www.rifugiothures.it; Rifugio La Chardouse (Vazon, Valle di Susa) www.rifugiolachardouse.it; Il mondo in valle (Pessinetto, Valli di Lanzo) – www.ilmondoinvalle.it
- Lou Tourbiillet (Saint-Marcel, Valle d’Aosta) www.paesealbergosaintmarcel.it; Associazione Naturavalp (Valpelline, Valle d’Aosta) www.naturavalp.it; Riserva Naturale Mont Mars (Fontainemore, Valle d’Aosta) www.montmars.it; B&B Pankeò (Valtournenche, Valle d’Aosta) www.pankeo.com

Per informazioni e adesioni: info@sweetmountains.it

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