Ossola. Duecento e più scalate da “leggere” come romanzi

Paleari copia
Alberto Paleari, scrittore e guida alpina dal 1977. In questa pagina le copertine dei suoi ultimi libri pubblicati da Monte Rosa Edizioni.

Guida alpina dal 1974, scrittore appassionato e appassionante, Alberto Paleari (al.paleari@gmail.com) ha portato a termine una delle scalate più impegnative della sua vita: tre guide alpinistiche dedicate alla “sua” Ossola, uscite per Monte Rosa Edizioni. Dopo il Mottarone, sono state pubblicate in due volumi le duecento più belle scalate di queste valli così vicine al cuore dei milanesi, e non solo dei milanesi.

Nel primo volume vengono accuratamente descritte le ascensioni dal 1° al 5° grado. Ora è possibile godersi, anche restando mollemente sprofondati sulla poltrona preferita, anche quelle dal 5°… all’infinito. “Perché invecchiando sono sempre più legato all’Ossola e sempre più sono felice di godermela”, spiega Paleari sfogliando amorevolmente il corposo volume in carta patinata che ha scritto con Andrea Bocchiola e Giovanni Pagnoncelli (“Le più belle vie di roccia dell’Ossola oltre il V grado”, Monte Rosa Edizioni, 288 pagine, 27,90 euro).

Ma come mai non è necessario essere scalatori iperdotati per godersi queste pagine? “Perché questa guida”, spiega Paleari, “si può leggere come un romanzo, anzi, come tre romanzi, scegliendo di volta in volta di seguire i vari scritti, disseminati lungo le pagine del libro, di uno dei tre autori”.

E’ questo un vecchio pallino di Paleari: spalmare nelle sue guide di arrampicata granelli di saggezza, farne piccoli trattati di fenomenologia, rendere intriganti le relazioni intercalando i racconti di chi per primo ha avuto l’idea di affrontare certe pareti.

Il colpo gli era perfettamente riuscito con la guida del Mottarone, “il primo cocuzzolo erboso che lo sguardo incontra dirigendosi verso le Alpi dalla pianura lombarda o dalle risaie del Novarese e del Vercellese”. In quelle pagine ci seduceva cantando le bellezze, perfino insospettate, di questa vetta oggi occupata da seggiovie e skilift, da un’antenna per le trasmissioni televisive e da un’orrenda struttura chiamata “Alpiland” che la confina definitivamente nella dimensione di un rutilante luna park.

Nel volume sull’Ossola le scalate “oltre il V grado” sono distribuite nelle varie aree (Mottarone, Ossola Inferiore, Macugnaga Monterosa, Antrona, Divedro, Gole di Gondo, Antigorio, Agaro, Devero, Formazza a Vigezzo) con un sapiente lavoro d’intarsio compiuto da Livia Olivelli: “alla quale”, precisa Paleari, “per quasi due anni sono giunti, in forma caotica, i nostri racconti, le relazioni tecniche, gli schizzi, le foto, e lei ha ordinato, uniformato, scelto le foto, non sempre e solo le più belle, ma anche, spesso, le più utili al racconto complessivo che si voleva fare”.

Ma c’è un aspetto che fa delle due guide qui citate qualcosa di unico nel panorama delle analoghe proposte editoriali: una scala di giudizi con tre gradi (bella, bellissima, indimenticabile) sulla bellezza di ogni via, nella quale vengono considerati tre parametri: bellezza della roccia, bellezza dell’arrampicata, bellezza dell’ambiente.

Le più belle vie

E un altro aspetto insolito per una guida, oltre al già accennato intrecciarsi di esperienze e punti di vista, è la disponibilità dell’autore-coordinatore ad accogliere altre testimonianze. Come quella dell’”alpinista e filosofo” Mario Bramanti, accademico varesino, che descrive da par suo una via da lui aperta nelle orride Gole di Gondo, lungo la strada che sale al Sempione e conclude così il suo piacevole racconto: “…Sono molto felice, passando oggi da quelle parti, di fermarmi alla piazzola del primo tornante, guardando, collo torto all’insù, quella grande, spaventosa parete sulla quale sta disegnata anche una nostra traccia; e di poter considerare serenamente e sena rimpianti i miei giovanili terrori di oltre cinquant’anni fa, ed i miei più recenti azzardi, anch’essi oramai naturalmente tramontati”.

Ma sarebbero incomplete queste note senza un cenno al Paleari romanziere che ora torna sugli scaffali con il suo romanzo preferito, “Kerguèlen, il mistero della montagna in mezzo al mare” (Edizioni Monte Rosa, 135 pagine, 14,50 euro) ripubblicato dopo 25 anni, con un’illuminante nota dell’autore, nella collana delle Parusciole, nome dialettale delle cinciallegre e termine per definire, nell’Ossola e forse anche nel Veneto, le cose piccole e graziose.

KerguélenKerguélen – una terra su cui nemmeno il suo scopritore, il nobile Yves Joseph de Kerguelen-Trémarec, volle o riuscì a posare piede – non è soltanto una landa gelida e desolata dove si arriva salpando da Mauritius, nell’Oceano Indiano. Strane presenze e inquietanti fenomeni tengono compagnia a una guida alpina e al suo cliente.
Nella postfazione Paleari racconta la storia delromanzo all’epoca “pochissimo recensito”, che chiarisce più di tanti saggi il senso del nostro viaggiare e dove offre un indulgente ritratto del cliente-tipo, dedito ad avventure più grandi di lui pur di evadere al tran tran lavorativo e, talvolta come in questo caso, prendere le distanze da mogli impiccione e oppressive. “Per una guida alpina”, spiega Paleari, “i clienti sono quasi sempre amici. Anche perché sono persone che la pensano come te. Altrimenti non ti andrebbe di andare in giro con loro per settimane. Se non sei in sintonia con loro non vai troppo lontano”.

 

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