Con la SEM sui sentieri di Castiglioni

Storia di Castiglioni
Il libro che Marco Albino Ferrari ha dedicato all’eroico alpinista.

Era il 12 marzo 1944 quando il partigiano Ettore Castiglioni (1908 – 1944) fuggì dal Maloja dove era trattenuto dalle guardie svizzere. Vestito di una coperta, lenzuola e senza scarpe andò verso l’Italia scavalcando di buon mattino le Alpi attraverso il Passo del Forno. Privo di indumenti adatti, però, si accasciò sfinito sulla neve morì assiderato pochi metri dopo il confine di Stato. Settant’anni dopo la Società Escursionisti Milanesi commemora questo socio illustre, tra i più autorevoli rappresentanti dell’alpinismo ante-guerra, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì alla Resistenza e al CLN organizzando un gruppo partigiano in una malga sull’Alpe Berio in Valpelline. La posizione strategica a ridosso del confine italo-svizzero e l’esperienza alpinistica del gruppo permise di mettere in salvo oltre confine centinaia di antifascisti, tra i quali Luigi Einaudi, ed ebrei perseguitati dalle leggi razziali fasciste. Castiglioni fu uno dei grandi interpreti dell’alpinismo negli anni Trenta e un uomo di notevolissima cultura. Non a caso la SEM gli ha dedicato anche la biblioteca sezionale nella storica sede di Porta Volta (Casello di piazzale Baiamonti) e giovedì 12 giugno alle ore 21 ha organizzato una particolare serata con il patrocinio del Comune di Milano Consiglio di Zona 1 e la partecipazione del vice presidente generale del Cai Vincenzo Torti.

In programma c’erano immagini, letture, racconti personali, documenti inediti, programmi di escursioni, poesie e la proiezione del trailer di docu-fiction “Oltre il confine” con la partecipazione di Andrea Azzetti (regista) Paolo Cirillo (alpinista e poeta), rappresentanti delle Istituzioni e del CAI Valmalenco, e di Roberto Piccoli (CAI Tregnago – VR) e Ferdinando Rollando (guida alpina). E con il coordinamento di Gianfranco Fava (Jeff) che a Castiglioni ha dedicato un’esauriente pubblicazione in occasione della dedica della palestra di roccia alla Croda de Toni (2011).

Le celebrazioni della Sem hanno un epilogo il 28 e 29 giugno con un’escursione sulle tracce di Castiglioni e Luigi Einaudi. Meta è la Fênetre Durand (2803 m) nelle Alpi Pennine dove si sale seguendo la via che nel 1943 percorse più volte Castiglioni per far scappare in Svizzera i perseguitati politici, tra i quali Luigi Einaudi, futuro Presidente della Repubblica Italiana. Il primo giorno all’Alpe Berio di Sotto 1720 m si visitano le baite, ancora esistenti, che Castiglioni utilizzò come base per gli espatri. Il secondo giorno nei pressi della Conca di By si effettua la visita alla Casa Farinet che ospitò Einaudi nel periodo della seconda guerra mondiale.

E’ richiesta attrezzatura da alta montagna: scarponi, pile, giacca vento, sacco lenzuolo, torcia elettrica, due pranzi al sacco. Cena e colazione saranno autogestite in bivacco. Direzione: Lorenzo Dotti, tel (sera) 0236520168 e-mail: lorenzo.dotti@fastwebnet.it

E ora un po’ di storia. Ettore Castiglioni è nato a Ruffré in provincia di Trento nel 1908 da una ricca famiglia milanese. Anche suo fratello Bruno (1898-1945) visse l’alpinismo come ricerca di libertà e crescita interiore e, da antifascista, concluse la sua vita falciato da una mitragliatrice tedesca a Pavia dove si era prodigato per la pacifica deposizione delle armi il giorno della Liberazione (26 aprile).

Castiglioni e partigiani 1943
Esponenti della “Piccola Repubblica Indipendente” nel 1944 di fronte all’Alpe Berio. Castiglioni è il terzo in piedi da destra.

Laureato in giurisprudenza, amante della musica, dell’arte e delle montagne diviene uno dei più forti alpinisti del periodo prebellico. La sua passione per le scalate lo portò ad aprire più di 200 vie nuove nell’intero arco alpino.

Nel 1933, trovò un compagno ideale in Bruno Detassis, con il quale compì molte salite importanti. Nell’estate del 1933 i due aprirono molte vie nelle Dolomiti di Brenta, come la nord del Dos di Dalun e la diretta della neo-battezzata Torre Gilberti.

Nel 1937 partecipò a una spedizione alpinistica in Patagonia guidata da Aldo Bonacossa e nello stesso anno conquistò la parete nord-ovest del Pizzo Badile in cordata con Vitale Bramani (con cui aveva già salito e salirà diverse vie, come la sud della Cima Brenta Occidentale).

Scrisse per il CAI/TCI parecchie guide alpinistiche ed escursionistiche: Pale di San Martino; Gruppo dei Feruc; Alpi Feltrine; Odle, Sella, Marmolada; Dolomiti di Brenta; Alpi Carniche.

Nel 1942 venne richiamato alle armi e, come sottotenente degli alpini, fu istruttore presso la scuola militare alpina di Aosta. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderì alla resistenza e al CLN.

Con un gruppo di ex-commilitoni organizzò un gruppo partigiano in una malga sull’Alpe Berio in Valpelline.

È sepolto a Tregnago (Verona) dove la famiglia possiede una villa (Villa Adelia) all’epoca utilizzata da Castiglioni per i suoi soggiorni e per scrivere alcune delle sue guide alpinistiche. La locale sezione del Club Alpino Italiano, costituita nel 1999, è a lui intitolata. Marco Albino Ferrari gli ha dedicato nel 2008 “La storia di Ettore Castiglioni. Alpinista, scrittore, partigiano”. Un accogliente rifugio del Cai gli è anche dedicato all’Alpe Devero, altro punto di transitoall’epoca dei flussi migratori degli ebrei verso la Svizzera.

0 thoughts on “Con la SEM sui sentieri di Castiglioni

  • 19/06/2014 at 15:35
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    Non prendo mai parte alle discussioni sui vari blog ma, e non so perché, questa volta mi è venuto di dare un minuscolo contributo ignorante ma, spero, di buon senso. Questo Castiglioni, uomo raffinato e colto, un bravo ragazzo dell’epoca sua, sicuramente un po’ troppo legato alle rigide etichette sociali e famigliari, trovò forse difficile fare il “grande passo” e per questo pencolò. Da ufficiale è probabile che nel suo intimo fosse piuttosto sconfortato per non dire spaventato dinnanzi alla guerra civile che si stava innescando. Da uomo di cultura forse quel termine, “bandito”, lo usò non in termine spregiativo, ma nel suo vero significato e cioè “messo al bando” cosa che era l’esatta condizione di chi diventava un resistente. Furono momenti difficili e strani. Fra Italia e Svizzera era un via vai di fuggiaschi, partigiani, ma anche di agenti segreti e personaggi che forse facevano il doppio gioco. In un elenco stilato dalla polizia svizzera dopo che aveva fermato un gruppo di cui faceva parte Alfonso Vinci, compare ad esempio un cognome a me noto che che, per quanto ne so, non era esattamente un dissidente, anzi, (stranamente quel cognome è poi stato cancellato dall’elenco ma è ancora visibile). Di certo Castiglioni doveva avere motivi pressanti per osare la traversata che fece e che gli fu fatale, ma probabilmente non si conosceranno mai. Al di là degli indiscutibili meriti in campo alpinistico, il personaggio non mi ha mai coinvolto emotivamente e credo che se sotto quel sasso nella Valle del Muretto fosse stato trovato il cadavere di un ufficiale “qualsiasi”, tutta la storia sarebbe ormai dimenticata o quasi.

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    • 20/06/2014 at 12:44
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      Caro Popi,
      certo, sconfortato e spaventato ma dai racconti fatti da Tutino, dai diari, da articoli apparsi su riviste, in fondo non sembra lo fosse così tanto… Aveva accanto altri ufficiali, probabilmente visti i tempi come lui colti e appartenenti alla alta borghesia civile o militare: eppure questi proposero d’impeto di andare al San Bernardino a fermare i tedeschi… Non sono d’accordo sul “bandito” perché messo al bando. Il modo in cui lo usa, ricordato da Jeff, indica disprezzo, a parer mio, proprio perché proveniente da quella cultura che aveva… Alfonso Vinci, ecco un buon esempio (come Gasparotto): non era certo comunista eppure comandava la 1° Divisione “Garibaldi” Valtellina… Ma forse, lui davvero credeva che bisognasse in tutti i modi cacciare i nazisti e i fascisti, per l’Italia, senza gridare “abbasso il duce” in vetta a un cocuzzolo e con unico testimone il nipotino… D’accordo con te su un fatto: se non si fosse chiamato Castiglioni (alpinista eccelso, benestante, aristocratico) sarebbe stato un soldato “qualsiasi”.

      Un PS per Jeff, se leggerà.
      Una cosa: sulle constatazioni storiche che faccio nei miei interventi, mai una parola. Eppure mi baso su fatti e ricerche che, senza modestia, so ben fare avendo vissuto e lavorato in un contesto di istituti che questo fanno da più di trent’anni…

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  • 18/06/2014 at 16:18
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    Caro Marco,

    ti ringrazio per il gradito approccio confidenziale, che ricambio siceramente, per riaffermare che non si può biasimare Ettore Castiglioni per quello che si scrive su di Lui, semmai le critiche
    vanno rivolte a chi non si attiene obiettivamente ai contesti documentabili.
    Relativamente alle tue osservazioni sui “banditi” ricorrono affermazione discutibili, in quanto il
    penultimo capoverso della pagina 289 de “il Giorno delle Mesules” recita:

    “Nella notte profonda, con faticosa corvé, caliamo nel pozzo della miniera armi e munizioni. Potranno ancora servire. Ci sentiamo decisi a tutto, e pensiamo già seriamente all’organizzazione di bande di partigiane. Ieri ero ancora ufficiale. Oggi sono ladro e non esiterei a fare il bandito!”.

    Poi la carcerazione di Castiglioni in Svizzera e durante la quale il Berio ha cessato la funzione di aggregazione degli sbandati, ed alla liberazione non c’era più niente e nessuno.

    Colgo il riferimento a L. Gasparotto per significare che, senza entrare nel dettaglio, nel 1931 e nel 1933 ha partecipato a quattro prime ascensioni con Castiglioni ed altri alpinisti.

    Ritengo anche doveroso precisare che al fratello Bruno, docente all’Università di Pavia dove abitava con la famiglia, è stata conferita la “medaglia d’argento al valore militare” alla memoria (lapide esposta nel cortile antico dell’Università di Pavia), per avere tentato la trattativa di cessazione delle ostilità con i tedeschi, parlandone la lingua, asseragliati nella Cascina Cravino alla periferia di Pavia, perdendo la vita da cittadino ambasciatore di pace.

    E non posso esimermi di ridimensionare la valutazione fatta sulla pubblicazione dei diari, depositati presso la “Fondazione Archivio Diaristico Nazionale” fondata da Saverio Tutino († autunno 2011) nel 1985 a Pieve Santo Stefano (AR), il cui primo risale al 1925 e ne sono stati pubblicati, non interamente su “il Giorno delle Mesules”, quelli dal 1931 al 1943.

    Devo anche ribadire che ognuno può avere proprie opinioni su chicchessia, ma quando queste si rendono pubbliche ci si dovrebbe attenere al rispetto di chi non può replicare, altrimenti si rischia di scadere nel cinismo, nell’ipocrisia e nella provocazione portatrice solo di polemica sterile.

    Non risponderò ad altri interventi su questo argomento e ringrazio dell’attenzione.

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    • 19/06/2014 at 11:38
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      So che probabilmente non risponderai, ma rispondo ugualmente…
      1. “non esiterei a fare il bandito”: questa è la visione della lotta partigiana? il banditismo? è esattamente quello che volevo dire, che lui stesso considera quella scelta come banditismo!
      2. Sul fratello: forse fu il CLN pavese a chiedergli di farlo? Molto probabile, visto che mi pare un po’ assurdo l’abbia fatto spontaneamente come libero cittadino…
      3. Sui diari: 1931.1943, circa 12 anni condensati in 300 pagine o poco più… Il problema è la scelta che è stata fatta, fatta, dal compianto Tutino, nipote del Castiglioni.. A suo tempo scrissi a Tutino chiedendo di poter consultare TUTTI i diari dello zio, ma non ebbi risposta alcuna…
      4. “Ci si dovrebbe attenere”… Innanzitutto, non mi pare di mancare di rispetto a nessuno ponendomi e ponendo delle domande. Il problema è che, secondo questa tua “visione” non esisterebbe storia (anzi Storia): pensa, provocatoriamente, ai Vangeli, scritti da quattro persone vissute secoli dopo Gesù… Seguendo la tua “guida” non avrebbero dovuto farlo! E così non esisterebbe studio della Storia, biografie di personaggi, ecc. ecc.
      E ciò non porta a cinismo, ipocrisia o polemica sterile: porta al confronto, alla conoscenza, al sapere: vederla così, permettimelo, porta a incensare e mai a vedere oltre, a capire davvero.

      PS – Delle scelte di allora, se mi è permesso, so qualcosa: ho un padre partigiano e uno zio di mia madre che si chiamava Filippo Maria Beltrami…

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  • 15/06/2014 at 07:34
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    Appunto, troppe parole costruite intorno ad altre parole…

    Condivido pienamente questa considerazione che purtroppo è uno stato di fatto abusato nel presentare la vicenda che riguarda Ettore Castiglioni.

    Con le ipotesi, le congetture, le deduzioni più o meno logiche e quant’altro non documentabile, non si possono etichettare pubblicamente persone che non hanno la possibilità di replica, e per il Loro rispetto è da evitarne il dibattito pubblico di tesi azzardate. Tanto più che, nella fattispecie, si dispone di una documentazione personale – i diari – alla quale ci si dovrebbe attenere per quello che è scritto e non per quello che non è…
    Senza la pretesa di moralizzare alcunché e chicchessia: le valutazioni si dovrebbero limitare a quello che ha fatto e non a quello che avrebbe potuto o dovuto fare.

    Ettore Castiglioni ha vissuto una vita fuori dagli schemi e si deve raccontare per quello che è stata senza entrarne nel merito, ed è con questa visione che in SEM si è svolta la manifestazione del 70° della sua scomparsa, dove si scelto di leggere in pubblico solo i contenuti dei diari ritenuti compatibili con il riserbo esclusivo di colui che lo scrive.

    Mi permetto d’integrare quanto esposto in merito alla cronologia delle Celebrazioni: l’epilogo delle stesse sara’ il 6-7 settembre; in collaborazione con i CAI di Tregnago (VR) e Valmalenco (SO), con due uscite consecutive in Val Malenco, dove è morto 70 anni fa, nel corso di una disperata fuga verso la libertà. Il sabato escursione al Passo del Forno, sul luogo in cui fu trovato il suo corpo; e la domenica apposizione di una targa ricordo nella Chiesetta dell’Alpe Ventina, nella giornata per i caduti della Montagna.
    I programmi dettagliati di questa iniziativa e di quella de 28 e 29 giugno alla Fênetre Durand, sono disponibili agli indirizzi:
    http://www.caisem.org/public/Sezione/GiteSociali/2014-Fenetre-Durand.pdf
    http://www.caisem.org/public/Sezione/GiteSociali/2014-E_C_Valmalenco.pdf.
    Inoltre nella “Truna” di Chiareggio sarà allestita una mostra su Castiglioni che sarà aperta dal 23/8 al 21/9.

    Preciso anche che il citato Rifugio all’Alpe Devero è dedicato ad un altro Castiglioni, mentre quello dedicato dal CAI ad Ettore si trova al Lago Fedaia e ne ha mantenuto la denominazione anche dopo essere diventato privato.

    Ringrazio la Redazione per la pubblicazione di questa pagina ed i Convenuti per il loro contributo.

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    • 15/06/2014 at 12:25
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      Caro Jeff, sono d’accordo con te quando parli di attenersi alla documentazione. Sta di fatto che proprio in quella misera parte di diari pubblicati (i quaderni a Città di castello dovrebbero essere circa una trentina) viene fuori una figura ben strana, antifascista (forse) ma che non vuole fare “il bandito” (stranamente lo stesso epiteto usato da nazisti e fascisti!), dando così dei banditi a tutti quelli che diversamente hanno fatto altre scelte. Il resto, certo, va valutato sui fatti: ma quali sono? Un grande alpinista, indubbiamente, e poi? Senza fare uno stretto paragone, nessuno se ne offenda, anche i contrabbandieri e gli spalloni portavano ebrei ed esuli oltre confine… Quello che io ho cercato di fare è una lettura “storica” basata su documenti e fatti appunto. E appunto, tutto il resto è favola.
      Basti leggere quanto scritto su Mountcity a proposito di Leopoldo Gasparotto, un bandito, secondo Castiglioni? Se devo attenermi a quello che lui stesso scrive sui diari, sì. Bandito come suo fratello, ucciso dai tedeschi il 26 aprile 1945 a Pavia? Alla faccia dell’antifascismo e delle sue “prese di posizione”!
      In questo ha ragione Marina: un ricco snob, misantropo, pieno di sé e solo a se stesso interessato. E ripeto, tutto il resto sono favole.
      PS – La scelta di pubblicare solo una piccolissima parte dei diari è di Saverio Tutino, guarda caso nipote dello stesso Castiglioni…

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  • 11/06/2014 at 13:52
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    Da quello che so di Castiglioni mi sono fatta l’idea che fosse uno snob, un criticone, un misantropo. Il che spiega la sua scelta di non entrare a far parte di nessun gruppo partigiano.
    Resta però il fatto che quando qualcuno gli ha chiesto aiuto per fuggire oltre confine Castiglioni è stato sempre disponibile.
    E credo che una giornata intera di cammino per arrivare al confine e tornare indietro ci sta se si considera che doveva accompagnare persone anziane e cariche di bagagli.

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  • 10/06/2014 at 08:06
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    Mi permetto delle osservazioni…

    Molte volte mi sono chiesto perché Castiglioni non abbia fatto delle scelte di parte, visto che in Valle d’Aosta ne aveva la possibilità: non mancavano in Valle le brigate partigiane, di ogni colore, a cui la sua esperienza militare e alpinistica avrebbe fatto comodo… Altri alpinisti di grande fama, penso a Cassin a Tissi a Vinci per citarne qualcuno soltanto, non si limitarono a espatriare qualche fuggiasco ma presero parte alla Guerra di Liberazione attivamente.
    A Castiglioni non mancavano né la cultura né i mezzi, e a quanto pare neppure la convinzione politica per fare questa scelta né tanto meno le conoscenze nel fronte antifascista. Non la fece e, non me ne vogliate, preferì contrabbandar fontina e uomini… nonostante la brigata di Emile Chanoux avesse combattuto sanguinosamente proprio sotto il Berio, a Valpelline…

    La traversata dal Berio alla Fenetre Durand, che secondo la biografia scritta da M.A. Ferrari “Il vuoto alle spalle” necessitava una giornata intera, si riduce a circa 4 ore secondo la guida di G. Buscaini “Alpi Pennine. Vol. 1”, ridimensionando l’epica ricostruzione…

    Quanto poi ai numeri dei fuggiaschi aiutati, anche qui qualcosa non torna… Sui giornali svizzeri che ne han parlato in occasione del convegno di Salecina si trattava di un centinaio, la maggior parte ebrei in fuga; dal libro citato di Ferrari parrebbero una decina… La differenza non è da poco!
    In ogni caso sembra sempre trattarsi solo di persone facoltose: in fondo lo stesso Einaudi era un ricco industriale badogliano, messo a capo dell’Università di Torino dopo il 25 luglio, simbolo dunque di conservatorismo e continuità del Regno d’Italia, non certo di lotta politica e antifascista…
    Ma al di là di queste considerazioni e del fatto che dalla biografia di Ferrari (pagina 29) sembra che l’interesse principale di Castiglioni fosse quello di raccimolare soldi per passare tranquillamente l’inverno fino alla primavera, appare molto strano che Castiglioni non sia stato nominato “giusto” dalla Comunità ebraica: in fondo nell’elenco italiano appaiono centinaia di sconosciuti che misero in salvo anche una sola vita… Possibile che tutti quelli che furono salvati da Castiglioni, a partire dall’avvocato Bier, non abbiano mai avuto una parola per lui all’interno della Comunità ebraica italiana (“I Giusti d’Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei 1943-1945” Yad Vashem, 2006)?

    Altra stranezza difficile da comprendere è l’altezzosità distaccata di Castiglioni che a gennaio 1943 (da “Il giorno delle Mesules”) nella Milano sotto i bombardamenti scrive: “Distruzioni e incendi mi lasciavano quasi indifferente, come cose già pienamente previste e scontate. Solo vedendo bruciare il Palazzo Silvestri in Corso Venezia provai una stretta al cuore e una profonda amarezza per la perdita di un gioiello artistico, che nessuno potrà mai sostituire” e pensa solo ad andarsene a gustare la casa di campagna a Tregnago…
    E dopo l’8 settembre, nonostante un gruppo di soldati voglia andare ad occupare il Piccolo San Bernardo e molti scappino in Francia, sul diventare partigiano si riferisce al “fare il bandito”… E ancora, rientrato in Italia dopo la prima prigionia in Svizzera, nonostante il disastro dell’8 settembre pensa tranquillamente a come riaprire la Scuola di Aosta sotto l’egida del CAI fascista… E ciò nonostante rimanga disgustato dai suoi colleghi ufficiali passati nella RSI, pensa alla vigliaccheria del rimaner adagiati nella calma beata (da “Il giorno delle Mesules”) ma nulla fa per cambiare la sua propria vicenda…
    Conosce uomini importanti, conosce badogliani, conosce antifascisti, ma pensa ad andare a Como per sentire un concerto, ad andare a Cortina a sciare e a fare Capodanno, a farsi portare, nella Milano in guerra , un pianoforte per suonare, e ancora, a sognare non un’Italia nuova libera diversa, ma la propria egoistica soddisfazione…

    Bruno Detassis era internato in Germania, Riccardo Cassin fondava la brigata “Cacciatori delle Grigne”, Alfonso Vinci comandava una “Brigata Garibaldi” così come Tissi…
    Di Castiglioni non si parla nei saggi sulla Resistenza in Valle d’Aosta, non ne parla Emile Chanoux nei suoi diari, non un cenno negli archivi del CNL, non una citazione tra i “Giusti tra le nazioni”, nei diari di Einaudi, negli archivi nazionali inglesi desecretati a Kew Garden…

    Troppe parole costruite intorno ad altre parole…

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